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Manlio Dovì: “Fiorello ha mancato di rispetto a Pucci. Sanremo è una gabbia per i comici”

Lo storico volto del Bagaglino a Fanpage.it: “Il comico è una figura fragile. Vive se dal pubblico gli viene restituito l’applauso. Se questo viene a mancare diventa dura. Lillo e Frassica al Festival? Sono interpreti del nonsense, un genere che per natura non dà fastidio”.
A cura di Massimo Falcioni
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“Su Pucci non c’è stato rispetto, era in un momento di difficoltà. Fiorello ha sbagliato”. A dire la propria sul caso sanremese che sta tenendo banco da settimane è anche Manlio Dovì, celebre imitatore e volto storico del Bagaglino. “In quella parodia alla radio ci ho visto dell’accanimento, un po’ come sparare sulla Croce Rossa e voler mettere il dito nella piaga”.

Dovì si era già esposto nei giorni scorsi sui social, con messaggi di sostegno allo stesso Andrea Pucci all’indomani della sua rinuncia a partecipare ad una serata del Festival. “Per me ha fatto bene a compiere un passo indietro. Se mi avessero detto ‘vacci tu’, non sarei stato all’altezza. Sanremo non vive più i tempi dove il Beppe Grillo della situazione poteva attaccare i cantanti in gara e l’organizzazione. Oggi sarebbe impossibile. Lo potevi fare quando c’era Baudo, con la sua autorevolezza e capacità di non cedere a pressioni di sorta”.

Cos’è cambiato, nel frattempo?

Ora tutte le categorie, dalla politica in giù, si sentono colpite. Come hanno affermato giustamente Luca e Paolo, il comico si trova di fronte diversi paletti e la satira è morta. Guarda cosa accadde a Pintus, Siani e Crozza, che all’Ariston furono l’esatto opposto rispetto a quello che propongono nei loro spettacoli. Devi dar conto a troppi parametri e ti ritrovi con le ali tarpate.

Ha solidarizzato fin da subito con Pucci.

Ci incrociammo tantissimi anni fa in un’edizione de ‘La sai l’ultima?’ condotta da Pippo Franco. Io ero nel cast fisso e lui muoveva i primi passi. Dal punto di vista professionale avrebbe potuto fregarsene e buttarsi, ma il comico è una figura fragile. Vive se dal pubblico gli viene restituito l’applauso. Se questo viene a mancare diventa dura, cominci a sentire il sudore in fronte. Sanremo è una gabbia per la categoria.

Ci sono comici che quel palco lo hanno divorato.

Benigni lo lego al discorso su Grillo. Nel tempo ha rivisto il suo stile, ha puntato su storia e cultura e, da grande maestro qual è, ha toccato altre corde.

Anche Zalone se la cavò alla grande.

E’ uno che non soffre il posto e la cassa di risonanza. Se ricordi, nel 2022 non ricevette consensi assoluti. Ma andò dritto per la sua strada. E’ bravissimo.

Torniamo a Fiorello. La caricatura di Pucci era oggettivamente esilarante.

Non c’è acredine da parte mia, ma l’ho trovata volutamente esagerata. Pucci è stato attaccato per il suo essere trash e l’ho visto ergersi a comico alto, quasi a voler puntare il dito. Mi permetto di segnalare quando nel 2002 a Sanremo strizzò il pacco a Baudo, o di sottolineare il suo monologo sulla minzione, così come tutti i suoi intercalari, come ‘minchia’ e ‘suca’. Ci sta, eh. Ma se critichi, io mi permetto di replicare e difendere un collega.

Pucci se l’è presa. Magari avrebbe potuto incassare e fare buon viso a cattivo gioco.

Invece no. Sono per i comici di vecchia scuola che rispondono per le rime. Ovviamente, va fatto in modo ironico. Ma perché fare finta di non aver accusato il colpo? Io ho sempre fatto così, motivo per cui sono inviso a molti.

Ammetterà che c’è una spiccata permalosità che avvolge la categoria.

Sì, e mi ci metto anche io. Il comico si sente in diritto di colpire chiunque, sempre ed indiscutibilmente. Ma guai a fargli il verso. Fiorello è così, lo ha rivelato pure Giuseppe Cruciani a ‘La Zanzara’. Quando viene colpito nel suo modo di fare non lo accetta. Lui può ridere degli altri, poi se viene criticato non la prende bene.

L’approdo di Lillo e Nino Frassica a Sanremo non l’ha entusiasmata.

Non giudico gli artisti. Affermo solo che sono stati scelti grandi professionisti, ma interpreti del nonsense, un genere che per natura non dà fastidio.

A mio avviso la mazzata definitiva a Pucci l’ha data la politica. Il governo, andando in suo soccorso, l’ha praticamente azzoppato.

La politica, se si intrufola nell’arte e nello spettacolo, è penalizzante. Vedi quello che è successo a Pino Insegno. Tutti i comici, nel momento in cui prendono una posizione, perdono il pubblico della parte avversa. Se i testi comici diventano propaganda, l’artista ne paga le conseguenze. Sia a destra che a sinistra. Nei miei spettacoli mi guardo bene dal fare satira politica.

Dall’esterno non si percepisce un clima solidale tra colleghi. Conferma?

Ognuno vorrebbe la morte dell’altro, lo dico senza problemi. La solidarietà non esiste, ciascuno si sente ‘Il marchese del Grillo’.

Forse perché “se lavori tu non lavoro io”?

No, no. Un tempo i grandi comici si confrontavano, erano spesso ospiti assieme nei programmi. Oggi non più. E in molti casi sono le produzioni a spingere per uno piuttosto che per l’altro.

La satira del Bagaglino venne accostata alla destra.

Potevamo essere criticati per la nostra superficialità, ma non per essere un teatro di destra. Ho assistito a tante interviste di Pingitore in cui rivendicava la volontà di non voler ferire. Diciamo che fu un bravo equilibrista, cercava di non disturbare troppo.

Insomma, non premevate il piede sull’acceleratore.

Spesso negli sketch c’erano messaggi forti, tuttavia, andando in onda sulle reti nazionali, ci si fermava un passo prima. Ma di sicuro Pier Francesco non ti chiedeva la tessera politica.

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