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Dennis Fantina, primo vincitore di Amici: “Potevo sbarcare a Sanremo, ma Baudo cambiò il regolamento”

Il vincitore della primissima edizione di “Amici” (all’epoca “Saranno Famosi”) si racconta a Fanpage.it: “Non ho rimpianti, semplicemente hanno puntato su altri cavalli, è legittimo. Oggi faccio concertini, canto nelle sagre, mi esibisco in piccole piazze”. L’esperienza a “The Voice”: “Mi chiamarono loro, ma poi i giudici non si girarono”. Su “Tale e Quale”: “Finito il programma feci un po’ di incontri. Mi chiesero fu quanti follower avessi sui social”.
A cura di Massimo Falcioni
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Amato, celebrato, sulla cresta dell’onda nei primi anni del millennio. Miracoli della tv e di “Amici”, quando ancora si chiamava “Saranno Famosi”, che Dennis Fantina vinse nel maggio 2002, nella stagione d’esordio del talent di Maria De Filippi.

Un approdo casuale, figlio del classico annuncio letto in tv: “Cercavano cantanti, attori e ballerini e invitavano a contattare il numero in sovrimpressione – confessa Dennis a Fanpage.it – erano le 6 del mattino e mi stavo preparando per andare in azienda. All’epoca facevo il rappresentante di prosciutti. Alle 8 in punto telefonai e mezz’ora dopo ricevetti risposta”.

Classe 1976, Fantina viveva e lavorava a Trieste, dove ancora oggi risiede. “Cominciai a cantare da piccolissimo. Già ad un anno e mezzo intonavo i brani dei Rockets. A livello professionale, invece, lo start ci fu dopo i 18 anni. Mi diplomai come elettrotecnico, partii per la leva e al ritorno intrapresi questa strada”.

I primi passi? Col karaoke, assieme all’amico Michelangelo: “Avevamo un conoscente musicista e andavamo sempre ad ascoltarlo. Una sera, sbagliando, prese un doppio impegno e fu costretto a mollarci una data. ‘Se vi va, vi presto l’impianto’. Accettammo e improvvisammo totalmente. La cosa ci piacque e decidemmo di comprare l’occorrente per organizzare dei tour tutti nostri. Era il periodo in cui in tv il ‘Karaoke’ funzionava. L’esperienza durò per un po’, fino a quando la moda scemò”.

A quel punto, cosa accadde?

Ci ritrovammo con i macchinari per i quali avevamo speso un sacco di soldi. Allora decidemmo di reinventarci e tentare col piano bar. Da lì iniziai a fare sul serio. La sera andavo ad esibirmi in giro e di giorno lavoravo. Ho fatto di tutto: muratore, elettricista, marmista, montatore di tende, cameriere e, come ti dicevo, pure rappresentante di prosciutti.

Eravamo rimasti alla telefonata.

Probabilmente quella mattina ero stato il primo a chiamare. Si fecero vivi subito, facemmo due chiacchiere e si congedarono col tipico ‘le faremo sapere’. Passò una settimana e mi proposero il provino a Roma. Scesi, lo feci, tornai a Trieste e passò un altro mesetto prima di essere ricontattato. Mi presi nuove ferie, ma il datore di lavoro mi mise di fronte ad un aut-aut: ‘O lavori, o te ne vai’.

Scegliesti la seconda soluzione.

Esatto. Seguirono un terzo e un quarto provino, con quest’ultimo che fu quello che si vide in onda, con l’assegnazione della maglia.

Trattandosi del primo anno e di un programma sconosciuto, immagino che ai casting non ci fosse la ressa.

Assolutamente no. C’era stato ‘Popstars’, vero, ma era comunque un qualcosa di nuovo. In tv nessuno aveva mai messo in piedi una sorta di scuola per nuovi talenti. Senza contare che non c’erano i social. Il rimbalzo mediatico era decisamente inferiore.

Eri giovane, ma non giovanissimo.

Festeggiai i 25 anni nella scuola. Erano quasi tutti più giovani di me. I più vecchi eravamo io, Maria Pia Pizzolla e Gigi Garretta. Al contrario, Leonardo Fumarola credo fosse appena maggiorenne.

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I primi mesi furono complessi e la trasmissione rischiò seriamente la chiusura.

Quando salutammo per la pausa natalizia ci fecero fare le valigie. Furono sinceri: ‘Se ripartiremo, vi richiameremo’. Lo share era basso e la puntata in replica della notte faceva 3 punti in più di quella pomeridiana.

Intervenne la De Filippi.

Non fu un mero intervento visivo, ma anche e soprattutto autoriale e produttivo. Il programma non cresceva e io per primo cominciai a rompere le palle. Gli altri si aggregarono.

Cosa contestasti?

Venivo chiamato per la lezione di canto. Quindi arrivava un cameraman, mi riprendeva per i due minuti di performance e poi uscivo. Stesso discorso valeva per i ballerini e per gli attori. La sera montavano il tutto e lo trasmettevano. Così non poteva funzionare, studiavamo poco o nulla. Al rientro dalle feste, in seguito ad una riunione con la stessa Maria, ci ritrovammo con un programma cambiato. Comparvero le telecamere che iniziarono a registrare tutto ciò che succedeva nelle varie sale, dalle 10 alle 18. E cominciammo a fare lezioni vere. Non solo: nacque la diretta del sabato condotta da Marco Liorni, con il pubblico in studio. In questo modo le personalità dei ragazzi emersero.

Compresa la tua.

Il sabato precedente al primo serale Maria mi spiegò che ero a rischio eliminazione. Io le risposi con decisione: ‘Le puntate le vedo sempre, penso di essere una persona solare ed educata. Ma se sto sulle scatole agli autori ed emergo negativamente, la gente purtroppo vede quello’. Lei ascoltò e mi invitò a ripetere il tutto in diretta. Lo feci e all’appuntamento del martedì sera balzai al secondo posto. Da lì divenni simpatico a tutti e finalmente si notò la vera parte di me.

La celebrità fu improvvisa e clamorosa.

Lo switch si verificò da gennaio, nel giro di un mese. Andavamo in giro per Roma e ci fermavano per foto e autografi. Il disastro si scatenò con l’avvio del serale. Cordoni di Polizia ci aiutavano a spostarci dall’albergo al pullman e viceversa. C’erano centinaia di persone ad attenderci.

Trionfasti, superando Marianna Scarci.

Vinsi per una serie di casi fortuiti. Nell’ultima puntata Ermanno si impose nella sfida con Leonardo, il più forte al televoto. Successivamente, Ermanno perse con Marianna e mi lasciò in eredità i televotanti di Leonardo e i suoi, a cui si aggiunsero i miei. Noi tre dormivamo nella stessa stanza, eravamo molto uniti. Probabilmente questa situazione mi favorì.

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Il premio in cosa consistette?

In 50 mila euro in gettoni d’oro, più altri 50 mila legati ad un contratto annuale con le reti Mediaset. A questo si sommò un contratto con la Sugar di Caterina Caselli. L’accordo era di sette anni e cinque album, a discrezione dell’etichetta. Non ne feci cinque, perché già l’anno dopo il contratto passò al vincitore della seconda edizione.

L’estate del 2002 fu a dir poco magica.

Oltre ad essere testimonial della Tim, partecipammo al Tim Tour. Dieci date per dieci settimane in posti fighissimi. Toccammo anche Trieste, visto che era casa mia. Un’emozione pazzesca, identica a quella che provai a Napoli, con 300 mila persone in piazza del Plebiscito. Ho i brividi solo a raccontarlo. Immagina di sentire 300 mila persone che urlano il tuo nome mentre sei sul palco.

Poi cosa successe?

Terminato il programma non incontrai più la De Filippi, né Costanzo. Non entrai nel cast di ‘Buona Domenica’ perché ero sotto contratto con la Sugar. In un certo senso fu un bene perché non dovetti prendere parte a trenini e giochini. Ricordo che a ‘Note di Natale’ fui invitato assieme a tutti gli altri ragazzi. Ma se loro uscirono in scena con la maglia ‘Quasi Famosi’, io cantai con il giubbino.

Nel 2003 saresti potuto approdare a Sanremo.

Venni proposto da Maria e dalla Sugar. Avevo una canzone scritta da Mango, che ne aveva già realizzate altre due per me. L’idea era quella di propormi tra i big e il regolamento mi concedeva il diritto ad esserci, dato che bisognava avere un disco all’attivo, un ‘tot’ di copie vendute e si doveva essere reduci da un successo indiscusso.

Il famoso ‘lodo Lollipop’, che l’anno prima aveva permesso alla band di saltare la trafila delle Nuove Proposte.

Sì. Baudo però modificò il regolamento e i dischi da avere all’attivo diventarono due. In alternativa, avanzarono l’opzione di ‘Destinazione Sanremo’, show che avrebbe promosso alcuni artisti proprio per le Nuove Proposte. Io non avrei avuto niente in contrario, la mia produzione, tuttavia, si oppose.

Te la legasti al dito?

Beh, sai, veder sfumare il Festival per via di queste beghe fa male.

Ci riprovasti nel 2005.

Presentai ‘Non basti tu’, una delle mie canzoni più conosciute assieme a ‘Mi manchi da morire’. Ero prodotto da Radio Italia, per cui lavoravo come speaker. Il presidente della radio, però, venne decretato presidente di giuria e per una questione di conflitto di interessi quell’opportunità saltò. Non entrai nella rosa.

Erano anni in cui “Amici” e Sanremo viaggiavano su frequenze differenti.

Il programma non veniva visto bene, evidentemente. La stessa Maria Pia al Festival ci andò per cavoli suoi iscrivendosi col suo gruppo alla sezione Giovani e producendosi il pezzo. Ritengo abbia una delle voci più belle in Italia. Ma se non hai un manager forte alle spalle che lavora per te non riesci ad importi a certi livelli.

Nel 2009, con Marco Carta, crollò il muro di Berlino.

Ebbe un battaglione di persone con il martello ad aiutarlo a farlo cadere giù. A mio avviso a spettinare l’intera situazione contribuì ‘X Factor’, con l’exploit di Giusy Ferreri. Ad ‘Amici’, evidentemente, decisero di puntare forte sul loro prodotto e di investire su qualcuno. Invertirono la rotta, facendo quello che fino al 2008 non era stato fatto. Ma fammi dire una cosa.

Prego.

Marco vinse ‘Amici’, si impose a Sanremo, conquistò tutti i premi che si potevano conquistare e all’improvviso sparì. Com’è possibile? La risposta sta nel fatto che vieni spremuto come un limone e poi, quando di succo non ce n’è più, si passa ad un altro. Sono pochi quelli che rimangono. Non mi riferisco nello specifico ad ‘Amici’, parlo in generale.

Si percepisce del rimpianto nelle tue affermazioni.

No, non ne ho. Molto semplicemente non hanno speso soldi su di me. Hanno puntato su altri cavalli, è legittimo. Mi va bene così. Non sapremo mai se sarei diventato davvero famoso o no. Certo è che fino a poco tempo fa, quando tenevo concerti grossi, l’organizzazione me la curavo da solo.

Nel 2024, a “This is me”, Canale 5 celebrò gli artisti usciti da “Amici”. Dei reduci della prima edizione però non ci fu traccia.

Noi esistiamo a seconda della comodità. Se bisogna contare le stagioni complessive, ovvero venticinque, tirano dentro pure la nostra. Quando c’è da organizzare delle rimpatriate, i concorrenti di quella prima annata non vengono mai chiamati.

Come te lo spieghi?

Che sia una questione di brand? Non lo so. Noi siamo stati i protagonisti di ‘Saranno Famosi’ e magari non si vuole più rispolverare quel marchio. Voglio sperare che il motivo sia questo.

Il momento più brutto?

Quando Radio Italia rescisse il contratto, dopo cinque anni di collaborazione. Fu dura. Avevo acquistato casa e avevo acceso un mutuo. In quel lustro ero entrato in una bolla e avevo perso tanti contatti col mondo della tv. Una volta fuori mi ritrovai spaesato. È facile uscire da quell’universo, ma è complicatissimo rientrarci.

Nel 2015 ti ritrovammo a “The Voice”.

Mi vollero loro. Mi ruppero le scatole per due anni, io non volevo andarci. Alla fine cedetti, non avevo niente da perdere.

Alle Blind non si girò nessuno dei giudici.

Preparai quattordici brani, sette in italiano e sette in inglese. Nonostante ciò, mi scelsero loro la canzone, ‘Credimi ancora’ di Mengoni. Non che non mi piacesse, Mengoni è un fenomeno, ma non era nelle mie corde. Non avrei mai potuto toccare certe tonalità.

Corteggiarti per poi non superare le selezioni? Obiettivamente non ha senso.

A ‘The Voice’ il vincitore del primo talent di Maria De Filippi che non supera manco le Blind. Un senso ce l’ha, se rifletti. Facchinetti disse che avevo fatto trenta ma non trentuno, Pelù dichiarò che avevo cantato da Dio. Accamparono mille scuse.

Andò meglio con “Tale e Quale”.

Una prima volta mi feci avanti io e non venni preso, tempo dopo mi segnalò un manager e la cosa si concretizzò. Non possiamo considerare quel programma un trampolino, è uno spettacolo fine a se stesso ed è giusto che sia così. Non mi ha riaperto le porte della televisione. Non è che se facendo ‘Tale e Quale’ mi aspettassi di essere preso a Sanremo. Poi è ovvio che uno ci speri. Vai lì, ti fai vedere, dimostri che sai cantare…

Invece?

Dopo ‘Tale e Quale’ incontrai un paio di manager. La prima informazione che mi chiesero fu quanti follower avessi sui social. A me, all’epoca 46enne, vieni a chiedere quanti follower ho?

Oggi cosa fai?

Sono fuori da quel mondo, vivo e sopravvivo con la musica, andando avanti come posso. Faccio concertini, canto nelle sagre, mi esibisco in piccole piazze. Inoltre, ho scritto dei cortometraggi e un film, entrambi reperibili su Youtube e prodotti dal mio caro amico Ronnie Roselli, che fa il regista qui a Trieste. Insomma, sto bene, sono felice e realizzato. C’è gente che sta peggio.

Non ti rimproveri niente?

Se fossi stato io a decidere delle mie sorti avrei potuto criticarmi. Ma come fai a darti delle colpe se è il sistema ad obbligarti a fare qualcosa di diverso? Portandomi appresso un po’ di ego, a ferirmi è piuttosto la convinzione che avrei potuto fare meglio qualora mi avessero fornito delle chance. Vale per me e per altri 100 mila artisti che, pur essendo dei mostri, non vengono calcolati.

La tua quotidianità è uguale a quella di tantissime altre persone. Tuttavia, se da un contesto di conclamata fama si rientra nei canoni della normalità il giudizio istintivo di molti è quello di un downgrade.

Ho venduto prosciutti, ho cantato, sono stato dietro al bancone di un bar, ho consegnato i pacchi. Nella mia vita c’è tutto. Spesso l’immaginario collettivo poggia su quello che viene narrato. Nella fase in cui ero famoso non mi sono comprato la Ferrari o una villa con piscina. Spesso si ha una percezione errata. La gente pensa che gli artisti siano milionari. Ma sai quanti dischi bisogna vendere per fare davvero i soldi? Non è così per tutti. Il mio contratto dei giorni migliori non si poteva paragonare a quelli di Ramazzotti o della Pausini.

La televisione è un capitolo chiuso?

Ci sono stati un paio di ammiccamenti per ‘L’Isola dei Famosi’. Ma, onestamente, la tv non è più fattibile. Alla fine non guadagni nulla. Se mi assentassi per due mesi perderei un sacco di serate e la paga non sarebbe sufficiente a coprire le perdite. Pensa, per fare ‘Tale e Quale’ mollai il lavoro di corriere e quando tornai non riuscii a recuperarlo.

È passato un quarto di secolo da quella primissima edizione di “Saranno Famosi”. Ti piacerebbe riallacciare i rapporti con Maria De Filippi?

Ci provai ai tempi di ‘Tale e Quale’, trovandomi a Roma. Ma Maria ha una vita diversa dalla mia, deve occuparsi di 4-5 programmi. I suoi impegni sono numerosissimi, non credo abbia tempo. E posso capirla.

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