“Ho fatto una cosa orribile”: con queste parole Rasul Bisultanov, il ceceno di ventiquattro anni accusato di aver sferrato il calcio fatale a Niccolò Ciatti, avrebbe ammesso davanti al magistrato spagnolo che lo sta interrogando le sue responsabilità nella brutale aggressione avvenuta in una discoteca di Lloret del Mar. Un brutale pestaggio per il quale inizialmente sono stati fermati tre giovani ceceni, due dei quali poi scarcerati e tornati in Francia, dove vivono come rifugiati politici. I due scarcerati avrebbero tentato di “giustificare” l’amico dicendo che era ubriaco e sotto l’effetto di droghe quando ha pestato il giovane italiano. Lui davanti al magistrato sarebbe apparso pentito, si sarebbe commosso più volte e avrebbe chiesto di poter tornare a casa: “I miei genitori sono malati, non possono stare da soli”. Ma per Bisultanov – un giovane che in Francia pratica la lotta libera – il giudice ha convalidato il fermo: l’uomo, inchiodato dalle telecamere di sicurezza della discoteca che hanno mostrato il brutale pestaggio, avrebbe fornito una confessione piena. Gli avvocati della discoteca Sant Trop di Lloret del Mar, dove Niccolò Ciatti è stato ucciso, chiederanno che il presunto aggressore sia giudicato per omicidio.

Scandicci si raccoglie intorno alla famiglia di Niccolò Ciatti.

Intanto questa sera in Italia ci sarà una veglia per ricordare Niccolò Ciatti. La comunità di Scandicci si riunirà alle 21 nella chiesa del Gesù Buon Pastore, a Casellina, nel quartiere dove il giovane morto in Costa Brava viveva. Il sindaco della città alle porte di Firenze, Sandro Fallani, è in continuo contatto con la famiglia di Niccolò, che è rientrata in Italia: “Sono distrutti, ed è dire poco. Ma vogliono giustizia”, ha detto confermando di essere in contatto con il suo collega di Lloret de Mar per studiare la possibilità che il Comune di Scandicci possa costituirsi parte civile nel processo.