Doveva essere un trattamento chiropratico di routine per alcuni dolori alle ossa che lo perseguitavano da qualche tempo ma la seduta sul lettino del chiropratico si è trasformata in dramma per un ex direttore di banca britannico, John Lawler, che prima ha perso conoscenza e poi è morto dopo alcune manovre che gli hanno spezzato il collo. La tragedia si è consumata due anni fa in una clinica privata a York a cui l'uomo si era rivolto per una gamba dolorante e ora al centro di una inchiesta fortemente voluta dalla famiglia dell'80enne che parla di imperizia da parte del chiropratico. I primi due appuntamenti in realtà erano andati bene e l'uomo era tornato per un terzo ma qualcosa è andato storto. Secondo il racconto della moglie del defunto, Lawler avrebbe improvvisamente urlato "mi stai facendo male" prima di svenire sul lettino sotto le mani del chiropratico durante una procedura per manipolare la sua colonna vertebrale.

Nonostante i soccorsi dei paramedici e il trasporto in ospedale dove è stato ricoverato, l'uomo è morto il giorno dopo. Secondo l'inchiesta aveva più lesioni alla colonna vertebrale e il collo rotto. "Urlava ‘non riesco a sentire le mie braccia', il chiropratico  ha provato a girarlo e farlo sedere su una sedia accanto al lettino, ma lui non rispondeva agli stimoli. Era diventato come una bambola di pezza", ha ricostruito la moglie dell'uomo, raccontando: "Le sue labbra sembravano un po' blu ma sapevo che stava respirando". Poi l'arrivo dei soccorsi e il trasporto in ospedale dove però poche ore dopo John Lawler è morto.

All'epoca dei fatti  il chiropratico, una donna, era stata anche fermata ma poi rilasciata dalla polizia senza accuse formali perché no aveva ravvisato il nesso tra la terpaia e il decesso. Per i famigliari l'esperta sapeva di non doverlo toccare perché l'uomo aveva precedenti problemi alla schiena ma la donna ha sempre sostenuto di aver praticato  una "manipolazione delicata" sul corpo dell'uomo assicurando: "Pensavo di poterlo aiutare. Non avrei mai iniziato le cure se non avessi pensato di poterlo aiutare".