Ha dell’incredibile e del drammatico quanto sta venendo alla luce nel processo contro il dottor Farid Fata, davanti alla corte federale del Michigan. L’uomo, uno stimato oncologo cinquantenne, è stato condannato a 45 anni di carcere per aver diastognicato tumori inesistenti a più di 500 pazienti. Il dottor Fata diagnosticava sistematicamente tumori del sangue (leucemie, linfomi e mielomi) in modo da incassare maggiori rimborsi dalle assicurazioni sanitarie dopo aver sottoposto i pazienti a trattamenti non necessari.

Di fronte alla corte del Michigan il dottore ha ammesso le sue colpe, spiegando di aver somministrato circa 10mila iniezioni di un potente farmaco antitumorale e di aver sottoposto centinaia di pazienti a chemioterapia. Ha poi provato a scusarsi: “Non so come potrei ripagare il danno fatto e non riesco a trovare le parole per esprimere il mio rimorso e la mia vergogna”. Molti sono stati i decessi dopo i trattamenti imposti dall’oncologo, a causa della totale distruzione del sistema immunitario dei pazienti sottoposti a cure delle quali non avevano assolutamente bisogno.

Durissime le reazioni dei pazienti e dei loro familiari all’esterno del Tribunale: in moltissimi si sono presentati con cartelli sui quali erano affisse le immagini delle vittime della follia del dottor Fata e hanno mostrato il loro disappunto per una condanna, 45 anni di carcere, giudicata “non sufficiente”.