Torna a parlare il senatore della Lega Simone Pillon, autore di un controverso disegno di legge su cui la maggioranza ancora non riesce a trovare la quadra. In una intervista a La Stampa, l’esponente leghista, vicinissimo al gruppo ultracattolico che ha manifestato a Verona nei giorni scorsi, affronta nuovamente il tema della “reintroduzione” delle diciture madre e padre sulle carte di identità, ribadendo di apprezzare la scelta del governo e rivendicando il ruolo del suo partito: “Sono d’accordo, i bambini nascono da due persone di sesso diverso, prendere atto della realtà delle cose non significa discriminare nessuno. È la linea della Lega, si tratta di una delle promesse fatte in campagna elettorale”.

Sulla possibilità che la misura possa discriminare alcune famiglie, Pillon svia: “Forse dovrebbero essere i bambini a sentirsi discriminati se a loro viene tolta la mamma o il papà”. E attacca le cosiddette famiglie arcobaleno: “La legge italiana non prevede adozioni per coppie dello stesso sesso e quella sulle unioni civili non consente nemmeno la stepchild adoption […] Si vuole forse sostenere che un figlio può nascere da tre persone perché si vogliono bene? E allora perché non da cinque? E perché non porsi il tema di un gruppo di suore che all'anagrafe non possono essere indicate come genitori anche se allevano dei bambini?”.

Ddl Pillon: non c'è intesa nella maggioranza

Continuano nel frattempo le polemiche sul disegno di legge presentato dal senatore Pillon. Dopo la scelta del Movimento 5 Stelle di bocciare l’impianto della norma, confermata anche da Luigi Di Maio (che ai nostri microfoni ha confermato come “il ddl Pillon così com’è non passerà mai") e da Vincenzo Spadafora, sono in azione i “pontieri” che cercano di costruire una piattaforma condivisa per non far naufragare completamente il provvedimento. Una ipotesi avversata dalle opposizioni, che chiedono il ritiro dell’intero provvedimento e non il semplice accantonamento, che lascerebbe aperta la possibilità di un ritorno nei prossimi mesi.