Silvia Romano (foto Facebook)
in foto: Silvia Romano (foto Facebook)

Mentre si attende che i rapitori facciano la prima mossa dopo il blitz che ha portato al rapimento di Silvia Romano, la volontaria italiana di 23 anni che lavorava per una onlus nel Paese africano, la polizia keniana ha arrestato nelle scorse ore quattordici persone ritenute in qualche modo collegate con il sequestro della giovane milanese. Secondo quanto riporta Repubblica, non farebbero parte del commando di otto persone responsabile dell'assalto al villaggio di Kilifi, a 80 chilometri da Malindi, ma sono persone accusate dagli abitanti locali di essere stati basisti e complici dei rapitori. Come hanno confermato tutti i testimoni, infatti,  già nelle ore immediatamente successive ai fatti era chiaro che i rapitori sapevano che la ragazza si trovava da sola nel villaggio e sono andati a colpo sicuro.

Secondo una prima ricostruzione riporta dalla stampa locale  inoltre, la banda, composta da non meno di otto uomini armati, avrebbero affittato un locale proprio in prossimità del luogo dove viveva la ragazza almeno tre giorni prima. Anche per questo, dopo l'attacco sono stati gli stessi residenti a scatenare una caccia all'uomo nel villaggio in cerca dei presunti complici della banda che ha portato morte e distruzione tra gli abitanti locali prima di scappare con la 23enne attraversando il fiume Galana. Durante il blitz del rapimento sono stati sparati anche colpi di arma da fuoco che hanno raggiunto e ferito  cinque kenyoti, due dei quali ora sono ricoverati negli ospedali della zona in condizioni gravi.  Alcuni dei presunti fiancheggiatori sono stati indicati ai poliziotti dalla stessa gente del posto che ha cercato anche di picchiarli. Gli agenti li hanno presi in custodia e ora li interrogheranno per capire il loro ruolo nella vicenda.

Sull'origine dei rapitori di Silvia Romano al momento comunque resta incertezza. L'ipotesi più accreditata al momento è che a compiere il blitz siano stati elementi della criminalità locale anche se non si esclude la presenza di fondamentalisti islamici in zona. Il problema è che spesso queste azioni fatte per soldi prevedono un passaggio di mano dell'ostaggio verso altri gruppi più strutturati come appunto Al Shabaab, gli integralisti islamici somali che seminano da anni il terrore e già protagonisti di molti casi di rapimento di occidentali.