Le diseguaglianze sociali sono sempre più nette e chi ne paga le conseguenze maggiori sono i più giovani, soprattutto dal punto di vista dell’istruzione. Al crescere del numero di bambini in povertà assoluta corrispondono risposte non sufficienti da parte del mondo della scuola, con disparità sempre più nette che si riflettono su bocciature, scarse competenze e dispersione scolastica. Il quadro tracciato dal VII Atlante dell’infanzia a rischio ‘Lettera alla scuola’ di Save the Children, pubblicato da Treccani e in uscita nelle librerie il 23 novembre, non è dei più confortanti ed evidenzia tutte le difficoltà del mondo dell’istruzione italiana a fornire risposte adeguate alle difficoltà di chi è economicamente e socialmente più svantaggiato.

Il primo dato evidenziato dal report di Save the Children è l’aumento del numero di bambini in povertà assoluta, ben uno su otto: il 14% in più rispetto all’anno precedente. E la scuola non sempre riesce a colmare le disparità socio-economiche:  il tasso di studenti ripetenti è sei volte più alto nelle scuole che presentano un indice socio-economico e culturale più basso. Inoltre, un 15enne su quattro viene bocciato in contesti socio-economico svantaggiati. Andando più nello specifico dei dati presentati nel report, si sottolinea come tra i ragazzi di 15 anni con un indice socio-economico-culturale più basso, il 27,4%, sia ripetente. Negli istituti dove si registra un indice più alto, invece, la percentuale scende al 4,4, ovvero uno studente su 23. E, di conseguenza, questo si riflette sul livello minimo di competenza in lettura, non raggiunto da quasi uno studente di 15 anni su due (il 47%) proveniente da un contesto svantaggiato.

Altri due dati messi in evidenza da Save the Children riguardano i minori in povertà assoluta – ben 1.292.000 – e la dispersione scolastica, problema che mette a rischio ben 130mila ragazzi ogni anno. Le famiglie con minori in povertà assoluta sono quintuplicate negli ultimi dieci anni. E aumenta sempre più il tasso di anzianità del paese con 165 anziani ogni 100 bambini.

“La scuola è un luogo chiave nell’infanzia di ogni bambino: è qui che i talenti e le relazioni vengono sviluppati, è qui che sono gettate le basi del loro futuro”, commenta Valerio Neri, direttore generale di Save the Children. “Oggi continuiamo a trovarci di fronte a una scuola che, a volte, alimenta le disparità: raccontare il sistema scolastico, il modo in cui esso riesca o non riesca a superarle, significa affrescare la condizione dell’infanzia in Italia. Save the Children lotta affinché sia riconosciuto il diritto di tutti i bambini a un’eguale istruzione, a prescindere dal contesto sociale e economico in cui vivono. Bisogna percorrere i corridoi, entrare nelle aule, dare voce a pedagogisti, docenti e studenti, facendo tesoro del buono e individuando cosa è migliorabile. Ogni bambino deve accedere alle stesse opportunità, ha il diritto di essere protagonista e di essere ascoltato”.

I capitoli del report.

Lo studio di Save the Children è diviso in più capitoli, ognuno dei quali evidenzia alcuni degli aspetti più critici da affrontare per i bambini e per la loro istruzione in Italia.

Povertà, diseguaglianza sociale e rendimento scolastico.

Sono 669mila le famiglie con minori in condizione di povertà assoluta, che possono spendere solo 40 euro per la cultura e 7,60 per l’istruzione al mese per i loro figli. Su questo allarmante dato si registra un aumento del 14% in un anno, parliamo del 12,5% del totale dei bambini: 12% al Nord, 11,6% al Centro, 13,7% al Sud. La povertà colpisce soprattutto le famiglie numerose e quelle con genitori giovani o di recente immigrazione. Tra gli stranieri con bambini, ben una famiglia su tre vive in povertà assoluta. Al Nord i 15enni in condizioni svantaggiate che non hanno competenze minime nella lettura sono il 26,2%, mentre al Sud sono il 44,2%: segno che nel paese c’è anche una forte disparità territoriale. Inoltre, alto è anche il tasso di sfiducia degli studenti, dato dal fatto che in Italia meno di un giovane laureato su due ha un lavoro contro il 71% in Ue, in Italia siamo solo al 44,2%.

Disconnessi culturali e ultraconnessi.

Sei ragazzi su dieci tra i 6 e i 17 anni non svolgono – in un anno – neanche quattro tra le seguenti attività culturali: lettura di almeno un libro, sport continuativo, concerti, spettacoli teatrali, visite a monumenti e siti archeologici, visite a mostre e musei, accesso a internet. Tra quelli che vivono in condizioni socio-economiche più svantaggiate ci sono anche coloro che non possono mai avere accesso al web. Allo stesso tempo, però, alta è la media degli ultraconnessi: un 15enne su quattro è collegato a internet più di sei ore al giorno, un dato sopra la media Ocse del 16%. Il primo smartphone arriva per i bambini italiani mediamente a 11 anni e mezzo.

Una scuola (non) a misura di bambino.

Solo il 4% del Pil nazionale viene investito nel settore dell’istruzione, contro una media europea del 4,9%. A pagarne le spese sono le strutture spesso poco o male attrezzate: nel 41% delle scuole secondarie di primo grado si registra una scarsa dotazione di laboratori e ambienti di apprendimento adatti a sperimentare nuove prassi didattiche. Quattro scuole su dieci possono fare affidamento su meno di un laboratorio ogni 100 studenti. Solo il 17,4% degli istituti scolastici ha almeno una palestra in ogni sede. C’è poi l’aspetto dell’ansia, vissuta da gran parte dei minori italiani: il 56% degli studenti studia con grande tensione, il 70% sostiene di avere molta ansia prima di un test anche se è ben preparato, e l’85% teme brutti voti.

Denatalità e altre sfide.

Uno dei dati inequivocabile della ricerca riguarda il tasso di natalità, sempre più basso in Italia. Gli under 15 sono passati da 12 a 8 milioni in 50 anni. Si è perso circa un terzo della popolazione in età della scuola dell’obbligo. Continuando sulla base del trend attuale, tra cinque anni ci saranno 361mila alunni in meno, nonostante il numero di minori stranieri abbia in parte attutito il fenomeno della denatalità. Aumenta infatti il numero di bambini di origine straniera, il 9,2% degli studenti del nostro sistema scolastico. Tra i bambini senza cittadinanza il 58,7% è nato in Italia.