“Per Natale non avrei potuto ricevere un regalo più bello: sono alla sesta settimana di gravidanza dopo aver scoperto un linfoma di Hodgik quando avevo 21 anni”. A parlare, in un’intervista al Resto del Carlino, è Sara Rossetti, 29 anni, infermiera romana: si tratta della prima donna, in Italia, ad avere crioconservato parte del tessuto ovarico, a essersi sottoposta a chemio e radioterapia, ad avere affrontato il reimpianto e, infine, la fecondazione extracorporea all’ospedale Sant’Orsola di Bologna. Ora è incinta.

La futura mamma ammette: “Non è stata una mia idea, all’inizio pensavo solo alla sopravvivenza”. Sono stati i medici del centro ematologico dell’Umberto I di Roma a suggerirle questo procedimento. “Allora ho preso contatto con la dottoressa Raffaella Fabbri e sono venuta a Bologna. Mi hanno prelevato una parte di tessuto ovarico e poi l’hanno congelato, mentre io sono rientrata a Roma e ho iniziato a curarmi” spiega. Il ciclo di chemioterapia non è stato facile ma Sara ha “vissuto tutto con il sorriso, ho un carattere forte e ho seguito il consiglio del professor Franco Mandelli – il noto ematologo scomparso lo scorso luglio (ndr) – che mi visitò per primo e mi disse di affidarmi alla sua équipe”.

A quel punto si è fatta strada l’idea di diventare mamma. “Per due volte mi sono sottoposta al reimpianto del mio tessuto ovarico: è andato tutto bene, ma la gravidanza non è arrivata spontaneamente” racconta. e ci siamo rivolti al centro di procreazione assistita della professoressa Eleonora Porcu. A ottobre c’è stata la prima stimolazione ovarica, ma ho prodotto solo un follicolo, a novembre il secondo tentativo: “si è formato anche l’ovocita, poi la fecondazione con gli spermatozoi del mio compagno e dopo due giorni mi è stato impiantato l’embrione. E ora l’attesa: per la precisione sono di sei settimane e sei giorni. È bellissimo, racconto la mia esperienza per informare e incoraggiare le donne che potrebbero trovarsi nella mia condizione” ammette la ragazza.