L'Atlantic Council, think tank e organismo indipendente statunitense, nell'ambito del progetto "Digital Forensic Research Lab" sta monitorando le elezioni politiche italiane e il comportamento dei maggiori leader di partito. Nell'ambito di questa analisi, gli analisti dell'Atlantic Council e l'informatico italiano David Puente hanno notato che il leader della Lega Matteo Salvini si avvale di bot attraverso i quali amplifica i propri messaggi su Twitter, moltiplicando di fatto le condivisioni. "I bot sono account automatici che mettono like e retwittano post senza bisogno di alcun intervento umano. In politica, sono normalmente utilizzati per far sembrare più grandi e attivi e dei piccoli gruppi di attivisti", spiegano gli analisti del Digital Forensic Research Lab. In sostanza, dunque, attraverso l'utilizzo di questi account automatici, i messaggi di Matteo Salvini vengono condivisi sui social in maniera massiva e questo "trucchetto" venne già utilizzato dal leader della Lega già in occasione delle passate elezioni europee del 2014.

Nel caso specifico, alcuni bot sono stati creati dagli stessi titolari degli account, i quali potrebbero essere definiti "self-bot". "Non è la prima volta che i politici ricorrono a questo tipo di automatismi, ma con l'avvicinarsi delle elezioni, questa tecnica mette in evidenza come attori diversi stiano provando a utilizzare tutte le tattiche possibili per darsi un vantaggio online", spiega l'Atlantic Council.

Per quanto riguarda il caso di Matteo Salvini, la vicenda è stata portata alla luce dall'informatico e debunker David Puente, che lo scorso 23 gennaio ha notato un'anomala attività su Twitter: "Ieri sera Matteo Salvini era ospite a Di Martedì in onda su LA7 e dai suoi profili social non è mancato l’annuncio per invitare i suoi simpatizzanti a seguire l’incontro televisivo. Alle 22:45 l’account Twitter ufficiale Lega – Salvini Premier pubblica il seguente tweet, che viene pubblicato da diversi account Twitter".

"Interrogando le fonti aperte di Twitter i singoli account, a partire da quello ufficiale Lega – Salvini Premier, scopriamo che la pubblicazione dei tweet è stata diffusa da un’applicazione chiamata LegaNordIllustrator ospitata nel sito Matteosalvini.com (http://matteosalvini.com/seguimitw.asp)", spiega Puente, allegando lo screen come prova.

Puente prosegue analizzando alcuni account che compongono questa sorta di botnet utilizzata da Matteo Salvini e nota numerose anomalie. Gli account, come detto, in qualche caso non sono veri e propri bot automatici del tutto finti, ma appartengono a utenti veri.

"Si tratta della stessa botnet volontaria di cui si parlava nel 2015 su Motherboar: il trucco è nelle mani del social media manager di Salvini, che in occasione del raduno leghista svoltosi a Bologna l’8 novembre aveva ridato vita a una semplice applicazione, LegaNordIllustrator, compatibile con Twitter e già sfruttata in diverse occasioni (ora oscurata, ma era disponibile a questo indirizzo): chiunque poteva associare il proprio account Twitter autorizzando l’applicazione, e garantendo così un retweet automatico di ogni post indicato dall’applicazione. Di fatto quella creata dal social media manager di Salvini è una botnet—in un certo senso ‘legale’, visto che gli utenti avevano volontariamente autorizzato l’utilizzo dell’applicazione; sicuramente ben lontana dall’essere eticamente corretta.

"L’utilizzo di questi sistemi hanno ben poco di etico, coloro che non conoscono questa realtà potrebbero pensare che ci sia un forte consenso popolare spontaneo quando invece è gestito tutto tramite un click di un’applicazione all’insaputa dei proprietari degli account (vengono a scoprire il contenuto del tweet solo dopo essere stato pubblicato). La campagna elettorale è in corso, si vede", spiega Puente.

Non solo Puente, ma anche gli analisti dell'Atlantic Council hanno provveduto a monitorare e scansionare i vari account, giungendo alle medesime conclusioni dell'informatico italiano. In sostanza, molti account che costituiscono la botnet di Matteo Salvini agiscono da bot quando si tratta di diffondere contenuti pubblicati dal leader della Lega, ma non assumono lo stesso comportamento automatizzato quando invece si tratta di altri argomenti. Gli utenti in questione sembrano essersi iscritti volontariamente, convertendosi in un secondo momento in "selfbot".

Secondo gli analisti dell'Atlantic Council, l'utilizzo dei "selfbot" in politica è ben nota e ne si conosce il funzionamento. La botnet di Salvini mira a diffondere in maniera pervasiva il messaggio del leader della Lega sui social, tuttavia questa pratica potrebbe aprire la porta a una serie di abusi e inquinare il dibattito politico.