Caro Matteo Salvini, mi rivolgo a te.
Caro Matteo Salvini, mi rivolgo a te per il ruolo che ricopri, mica per altro. Mi rivolgo a te ma parlo ad altri, per non sprecare parole con chi del dolore inascoltato ha fatto la sua fortuna politica. Tu che hai preso le parole e ne hai stuprato i significati. Caro Matteo Salvini, c'è un presepe vivente che in questo momento sta attraversando il Mediterraneo. Non ha il muschio, non ha le montagne di cartapesta e non ci sono i fiumi fatti con la carta stagnola, ma per il resto è uguale.
C'è un presepe vivente, in questo momento, composto da più di 300 persone sopra due navi al freddo, un mezzo non adeguato per una traversata del Mediterraneo come una grotta non era adeguata per far nascere il Cristo salvatore. Ma il Cristo è nato lo stesso, dispettoso verso la realtà respingente.

Caro Matteo Salvini, al posto della stella cometa questo presepe vivente ha un GPS, di Maria ce ne stanno un centinaio, qualcuna di loro è incinta, ci sono anche diversi bambinelli nati da poco.

E poi ci sta Erode, re della Giudea sotto il protettorato romano. Oggi al caldo dentro un Ministero. Sei tu il nostro Erode, caro Matteo Salvini. Se hai capito "eroe" hai capito male, ho detto "Erode", non "eroe".
Tu non sei uno dei quattro evangelisti, di lavoro fai il Ministro dell'Interno e come il tuo predecessore re della Giudea hai scatenato la caccia al più debole per assicurarti il potere.
Hai pasturato per anni gli istinti della paura con il verme della menzogna. Hai spaccato famiglie, distratto sentimenti, hai bruciato vocabolari.
Esattamente come Erode, tu Matteo Salvini Ministro degli Interni hai dato ordini che potrebbero provocare una strage di innocenti, non hai avuto bisogno di un editto, ti è bastato scrivere un messaggio sui social per essere applaudito. Perché nessuna strage si può compiere senza il silenzio e gli applausi dei fans. Perché la colpa è tua, non distraiamoci, ma tu sei lì perché c'è un Governo che ti sostiene, un Ministro del lavoro e un premier compiacenti, due partiti politici, la maggioranza degli elettori. Tu ci metti le parole e qualcuno esegue i tuoi ordini, o si gira dall'altra parte.

Chi scappa dalla dittatura o dalla fame, o dagli stupri nei lager libici, o spesso da tutte queste cose insieme, è innocente. Sono costretto a ripetere ovvietà perché tu, caro Matteo Salvini, hai trasformato l'indicibile in normalità.
Sono costretto a ripetere che chi impedisce a queste persone l'approdo a una vita dignitosa è colpevole, non si tratta di opinioni politiche, l'umanità non dovrebbe essere un partito politico. I diritti umani, come quello di essere coperti quando si ha freddo, non dovrebbero essere oggetto di un voto. Tu invece li hai trasformati in oggetto di fortuna: la tua. Solo la tua, neanche quella degli italiani, del cui nome ti sciacqui la bocca ma poi li risputi fuori. Perché tutto il tuo soffio trasformato in tempesta, ricordiamolo, non ha portato un solo euro in più nelle tasche degli italiani. Non c'è lavoro in più, non c'è felicità in più. Dividendo, quel che ottieni, è divisione. Mi costringi a ripetere l'ovvio.

In questo momento le mie figlie giocano di fronte a me, io sono seduto sul divano, la batteria del computer sul quale scrivo è quasi scarica. L'albero di Natale è torto perché abbiamo messo troppe palline nella parte davanti, è domenica mattina e ho una pila di maglie da stirare che mi aspetta sopra il tavolo di legno del salotto. E Caterina mi ha appena chiesto di leggerle quello che ho scritto sullo schermo del mio computer quasi scarico. Proverò a trovare le parole adeguate ma non sarà facile spiegare a una bambina di sei anni perché dei bambini che potrebbero essere i suoi compagni di classe sono costretti al freddo per colpa di editti vecchi quanto Erode. Ma alla fine sono sicuro che Caterina capirà, perché quando vede un bambino piangere non nota il colore della sua pelle, e non gli chiede il rinnovo del timbro sul passaporto.

Caro Matteo Salvini Ministro dell'Interno, non penso che riuscirai mai a vedere quello che una bambina di sei anni comprende bene, ma io con questa lettera che ti rivolgo ci provo in virtù della carica che ricopri. Mi costringo a nutrire delle speranze, che l'orrore a cui tu hai aperto la porta, prima o poi, riesca a farti provare il brivido di essere umano fra gli umani, invece che re della Giudea fra gli stragisti dell'innocenza.

Pensaci, caro Matteo Salvini Ministro degli Interni.