Violenza ostetrica, Giorgia: “Costretta ad andare in bagno con la porta aperta mentre un portantino mi fissava”

"Mi sono sentita completamente sola. Ero in travaglio, avevo contrazioni fortissime e ho cominciato a urlare. Avevo cercato fino ad allora di controllarmi, di non disturbare, ma non ce la facevo più. Ho sentito che da fuori dicevano ‘questa è matta'. Un’ostetrica è entrata e mi ha rimproverata, dicendomi di stare zitta, di calmarmi. Quello che ho ricevuto è stato un trattamento disumanizzante". Negli anni abbiamo raccolto varie storie di violenza ostetrica. L'esperienza di Giorgia rientra tra queste. Suo figlio ha un anno e mezzo, ma anche se è passato del tempo il ricordo di quei giorni è ancora vivido. Così come quello delle manovre invasive per le quali non ha ricevuto comunicazione né le è stato chiesto il permesso, e il trattamento umiliante ricevuto nel momento del travaglio. Non solo: in un momento in cui Giorgia era nel bagno della sala parto, ha visto che un portantino la fissava attraverso la porta aperta, tra il totale disinteresse del personale sanitario. Un atto vissuto come una forte violenza, di cui ancora oggi fatica a parlare.
L'inizio del travaglio
"Avevo iniziato già nel pomeriggio a sentire delle contrazioni. Ho provato a dormirci la notte, anche se con difficoltà. La mattina mi sono resa conto che erano abbastanza ravvicinate, circa ogni tre minuti. Non mi sono allarmata, ma dato che ho capito che il travaglio stava per cominciare, mi sono recata comunque al pronto soccorso". Giorgia è arrivata in ospedale intorno alle 11 del mattino: è stata visitata e le hanno fatto, come da prassi, un tracciato. "Avevo contrazioni forti e frequenti ma ancora irregolari – spiega -. Così mi hanno detto di aspettare in sala d'attesa per un secondo tracciato. Mi hanno però fatta stare in una sala separata da sola, senza nessuno". Ed è qui che Giorgia ha cominciato a preoccuparsi. "Mi sono sentita molto sola, anche perché ero preoccupata. Nessuno mi stava accanto e avevo difficoltà a stare in piedi perché avevo un forte dolore alla gamba sinistra a causa di una sciatalgia emersa nell’ultimo periodo della gravidanza. Avevo difficoltà perfino ad arrivare al bagno. E ovviamente non avevano fatto restare il mio compagno con me. È stato molto invalidante, perché ho aspettato lì, non so esattamente quanto tempo: per me sembrava interminabile, magari un’ora e mezza, due ore, tre ore, non lo ricordo con precisione".
"Mi hanno scollato le membrane senza chiedermelo"
"Nel frattempo cercavo di resistere assumendo posizioni bizzarre, aggrappandomi alle sedie. Ero completamente sola. Poi mi rivisitano, fanno il secondo tracciato e anche la visita ginecologica. Durante la visita mi dicono che, nonostante le contrazioni forti, è ancora tutto chiuso. Questo l’ho capito solo dopo, perché sul momento non mi avevano informata di nulla: non sapevo leggere il tracciato, non sapevo niente. Sono una persona piuttosto timorosa, quindi ho deciso di affidarmi completamente ai medici. Ed è a quel punto che mi fanno una manovra di scollamento delle membrane, senza dirmelo. Non me l’hanno comunicato e non risulta nemmeno sulla cartella clinica. È stata una visita molto invasiva e mi ha fatto male. Dopo ho avuto anche una piccola perdita di liquido, ma mi dissero che era impossibile che succedesse qualcosa, quindi mi sono tranquillizzata". Procedure come lo scollamento delle membrane dovrebbero essere comunicate alle donne. Spesso invece non viene fatto: una decisione arbitraria che viene vissuta spesso con violenza, e che tratta il corpo delle donne come fosse un oggetto, negando autodeterminazione, consenso e dignità.
Giorgia: "Mi sono sentita sola e abbandonata"
Dopo lo scollamento delle membrane, le contrazioni di Giorgia diventano più forti. "La ginecologa mi ha spiegato che, anche se irregolari, erano molto forti, e che il travaglio vero e proprio stava per iniziare. Verso le 17 mi hanno quindi sistemata in una stanza dove c'era anche un'altra ragazza in fase di induzione". Tempo un'oretta e sono iniziate per Giorgia contrazioni molto forti e ravvicinate: il dolore provato però, era effettivamente troppo forte rispetto a delle ‘normali' contrazioni. Il motivo lo ha scoperto poco dopo: il bambino, infatti, era in posizione occipito-posteriore, e il suo sarebbe stato quindi un parto distocico. Si tratta di un parto molto complesso e doloroso per la posizione del feto, e che nella quasi totalità dei casi porta a parti operativi o d'urgenza. "È una cosa che ho scoperto dopo. Nessuno prima di allora mi aveva informata, non so nemmeno se alle ecografie precedenti se ne erano accorti. Soffrivo moltissimo, il dolore era davvero forte e le contrazioni erano troppo lunghe. Sono stata in questo stato per circa otto ore, in totale solitudine. Le ostetriche passavano raramente, i miei familiari potevano entrare solo durante l'orario delle visite. Pensavo di morire. A un certo punto è arrivata un'ostetrica che mi ha fatto mettere in una posizione, in seguito alla quale mi si sono rotte le acque: Il liquido era melmoso, tendente al nero. Nonostante questo, mi hanno detto ancora di aspettare e mi hanno lasciato nuovamente sola".
Le offese e le umiliazioni
"Mi hanno comunicato che ero a tre centimetri di dilatazione e che avrei potuto fare l’epidurale, ma avrei dovuto aspettare perché la sala parto non era disponibile. Ero stremata, sotto shock. A un certo punto ho iniziato a gridare. Avevo cercato fino ad allora di controllarmi, di non disturbare, ma non ce la facevo più. Ho sentito che da fuori dicevano ‘questa è matta'. Un’ostetrica è entrata e mi ha rimprovera, dicendomi di stare zitta, di calmarmi". E continua: "Nel frattempo, durante il turno pomeridiano, un’ostetrica più gentile mi ha consigliato di fare una doccia bollente per rilassare l’utero. Io non volevo, anche perché non riuscivo a stare in piedi e il bagno era in condizioni pessime, davvero insalubri, era sporchissimo e pieno di muffa. Ero davvero a disagio, non volevo entrare lì dentro".
Dopo diverso tempo, Giorgia è stata portata in sala parto, dove le è stata fatta l'epidurale. "Mi hanno rimproverato perché non riuscivo a stare ferma, nel frattempo continuavo a perdere liquido. Dopo l’epidurale mi somministrano un farmaco per rallentare le contrazioni, perché avevo un’ipertonia uterina grave. Ma, come prima, nessuno mi aveva informata di nulla".
Con l'epidurale, Giorgia è riuscita un po' a dormire. "Dopo un po' mi sono svegliata con un fortissimo stimolo a spingere: non erano contrazioni, era proprio il bambino che spingeva per uscire. L’ostetrica non mi credeva. Mi hanno obbligato ad andare in bagno con la porta aperta, perché non si poteva staccare il tracciato. In quel momento era entrato un portantino uomo, che ha cominciato a fissarmi con insistenza. L’ho vissuta come una violenza, e nessuno ha detto nulla".
"Dolore inumano, mi sono sentita abbandonata"
Quando i medici si sono resi conto che il bambino era in una posizione anomala, sono intervenuti. "Senza informarmi, hanno iniziato una manovra di rotazione interna. Nessuno mi ha spiegato i rischi, nessuno mi ha chiesto il consenso. Ho percepito questo come una forte violenza, mi ha traumatizzato: non so se è un caso ma mio figlio, per il primo mese, non si è mai fatto toccare la testa. Durante la manovra si è verificato un prolasso di cordone e una bradicardia a 55. A quel punto siamo corsi in sala operatoria per un cesareo d’urgenza. Io ho implorato di essere addormentata. Mi sono svegliata dopo due ore. Il bambino, fortunatamente, è nato sano".
Le cose però, non finiscono lì. "Dopo il parto ho sviluppato un’infezione grave. Febbre alta, PCR a 146. Sono stata ricoverata in ospedale quasi due settimane, con difficoltà continue, scarsa assistenza, umiliazioni, mancanza di cure adeguate, fino a episodi di aggressione verbale da parte del personale. Sono uscita dall’ospedale profondamente traumatizzata. La cosa peggiore resta l’essere stata lasciata sola, senza informazioni, senza consenso, in un dolore inumano. Mi sono sentita abbandonata".