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20 Agosto 2021
11:46

Vanni Santoni: “I rave sono riti dionisiaci, si esprime una spiritualità lontana dalle norme sociali”

Vanni Santoni è uno scrittore e giornalista che in un romanzo (“Muro di casse”) e in molti articoli ha raccontato la controcultura e la scena artistica legata ai rave. Con lui abbiamo parlato degli ultimi due grandi eventi che si sono tenuti in Italia, l’ultimo appena concluso tra polemiche e allarmismi di ogni genere al Lago di Mezzano, provando a capire come sono nati e dove va il movimento dei free party, cosa cerca chi partecipa a queste feste.
A cura di Valerio Renzi
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Vanni Santoni è uno scrittore e giornalista culturale. Da quando è adolescente ha frequentato il mondo dei rave, raccontando la sua esperienza nel libro "Muro di Casse" (Laterza), dove ibridando fiction e reportage racconta i free party e i suoi protagonisti, la filosofia, la bellezza e le ragioni che sono dietro a questo tipo di feste illegali. Con lui abbiamo parlato degli ultimi due grandi teknival che si sono tenuto nel Centro Italia tra luglio e agosto, l'ultimo appena concluso al Lago di Mezzano, eventi di una dimensione come non se ne vedevano da tempo nel nostro paese.

In un mese e mezzo in Italia si sono tenuti due grossi free party – nome corretto dei cosiddetti "rave" – il primo a Tavolaia in provincia di Pisa, il secondo nel Comune di Valentano nel viterbese che si è appena concluso. Ci spieghi che tipo di eventi sono, la loro storia e la loro genesi? Ci spieghi che tipo di eventi sono, la loro storia e la loro genesi?

Il Bordel23 – che è il nome del grande free party che si è tenuto a Tavolaia – è un appuntamento irregolare, il primo è stato nel 1998, ma che viene organizzato sempre da uno stesso nucleo centrale di crew. Si tratta di gruppi storici della scena dei free party ed è tutto molto più centralizzato, a cominciare dalla presenza di un solo muro di casse. Lo Space Travel, che invece è alla sua seconda edizione, è una festa molto diversa, aperta a tutte le tribe che possono arrivare e montare il loro impianto. Le crew organizzatrici erano meno di dieci, ma alla fine sull'evento converge un rizoma molto più largo. Al Lago di Mezzano i sound system montati erano una ventina ma i gruppi coinvolti circa novanta. Tantissimi i francesi e i cechi, tanti anche gli spagnoli e gli austriaci. La maggior parte dei sound system sicuramente era di crew straniere. L'evento appena terminato è arrivato dopo due anni di stop a causa della pandemia, ed è cresciuto sicuramente con l'attesa…

Il movimento dei free party sembrava in crisi ad occhi esterni da oltre un decennio, ci troviamo invece in un nuovo momento d'oro per i rave?

Spero che gli incidenti e la criminalizzazione mediatica non portino a un riflusso. Ci troviamo in un momento di nuova ascesa dopo un periodo di crisi del movimento. La crisi è arrivata nel 2008 e il 2009, quando ai rave comincia ad andare chiunque, gli eventi si moltiplicano ogni fine settimana in tutte le città e cominciano anche ad esserci i morti, si vede anche il crack e l'eroina prima molto lontani da questo mondo. Le feste cominciano a essere solo un muro di casse che mandano hardcore e tribetekno tutto il tempo, l'ambiente cambia in peggio. Non a caso dopo questo momento di crisi è cominciano a uscire diversi libri sul tema, come se il fenomeno fosse concluso e si potesse in qualche modo storicizzare. In contemporanea fioriscono i festival psy trance che sono però una cosa molta diversa, si paga un biglietto c'è una vera e propria organizzazione ed è tutto regolare. In tanti vi partecipano per allontanarsi dalla repressione, ma anche dal clima brutto, pesante, che si respirava in quel momento in molti rave. Dal 2015 però si assiste una ripresa del movimento, che vede protagonista una nuova generazione di raver che rilancia quello che era lo spirito originario. Per fissare questa rinascita possiamo segnalare eventi come il Borderless Sound Explosion, fatto da crew molto giovani, o da un teknival come il Labirinz Decade avvenuto nel 2016. Si tratta di eventi grossi, ma non con i numeri di Mezzano e Tavolaia. Questa estate di rave in Centro Italia credo possa essere il culmine di questa nuova fase, o il suo punto di rottura è presto per dirlo.

Le istituzioni e le forze dell'ordine hanno agito in modo corretto evitando lo sgombero secondo te? Cosa possono fare le istituzioni per accompagnare questi eventi e ridurre i rischi di incidenti o legati all'uso di sostanze stupefacenti?

È stata una gestione raziocinante, l'allarmismo della politica mi è sembrato tutto strumentale. Chi ha invocato lo sgombero non si rende conto della dimensione dell'evento, con oltre venti stage grandi come quelli di un grande concerto. Si sarebbe trattato di sgomberare una piccola città con cucine e servizi, un accampamento che invece di essere smontato con ordine e l'area ripulita – perché i raver quando se ne vanno puliscono sempre la zona della festa – sarebbe stato travolto con rischi per tutti. Cosa possano fare le istituzioni per ridurre i rischi e accompagnare questi eventi? Io ricordo che a Pinerolo nel 2007, dove si svolse il più grande teknival mai fatto in Italia, il sindaco mandò delle autobotti d'acqua viste le temperature, e anche dei bagni chimici. Le associazioni che si occupano di riduzione del danno sono molti presenti: accolgono le persone in difficoltà, analizzano le sostanze gratuitamente per verificare che non siano pericolose

Luoghi comuni, criminalizzazione, notizie non verificate: molti media anche nazionali non hanno dato il meglio di sé nel raccontare il teknival di Mezzano. Cosa consigli ai giornalisti che vogliono parlare di un fenomeno tanto complesso senza pregiudizi ma capendo di che si tratta?

Intanto provo a spiegare come sono nate molte fake news: i giornalisti di alcune testate locali prendevano alcuni post che uscivano su vari gruppi Facebook dell'ambiente tekno, riportandole poi come notizie vere. A quel punto molti grandi quotidiani riprendevano le informazioni dalla stampa locale senza verificarle, così si è parlato per due giorni di un secondo morto legato alla festa. Chi vuole raccontare i rave ormai ha un'ampia letteratura a disposizione. I rave sono eventi, al pari di alcuni riti dionisiaci, in cui si esprime una forte rifiuti del sistema di valori della società, quindi è normale in qualche modo che ogni volta si scateni la discussione di fronte a feste di questa dimensione. Chi vuole raccontare questo mondo in maniera corretta o almeno provando a capire, può farlo attingendo a una bibliografia che esiste ed è facilmente a reperibile. Quando scrissi Muro di Casse nel 2015 esisteva solo un altro libro, riferito esclusivamente alla scena romana che era addirittura nel 2002, ora le cose sono diverse. Per affrontare il tema dei rave in maniera corretta credo bisogna parlare di un baccanale dionisiaco, di un fenomeno che ha anche molto di spirituale (che lo sappiano o no i partecipanti). La domanda giusta da farsi è perché migliaia di persone percorrono tutti quei chilometri per partecipare a questo tipo di eventi, cosa vi trovano di così importante per le loro vite, cosa c'è di bello ed entusiasmante.

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