In carcere per aver ucciso due donne, tenta di evadere. L’avvocato: “Gesto stupido ma disperato”

"Il tentativo di evasione dal carcere? Sicuramente dettato dalla disperazione: l'ultima volta che l'ho visto, dopo la prima udienza, mi è sembrato più turbato del solito". Queste le parole dell'avvocato Diego Capano, che assiste Vasile Frumuzache, a Fanpage.it. Frumuzache, che si trova nel carcere di Sollicciano a Firenze, è detenuto per aver ucciso Ana Andrei e Denisa Paun, abbandonando i corpi in un campo a poca distanza da Montecatini.

Uccide due donne e prova a evadere: "Psiche controversa"
"Io non posso che prendere atto di questo tentativo di evasione, ma la posso dire sicuramente che da un punto di vista difensivo non è una cosa che mi trova confortevole, non è una notizia buona sotto il profilo comportamentale del soggetto. Ma ovviamente non è altro che un gesto di disperazione. E penso si possa concordare su questo: è un eccesso di stupidità pensare che nel 2025 si possa evadere da un carcere e fuggire. A maggior ragione se si è un volto riconoscibile, come Frumuzache".
Questo tentativo di evasione, però, secondo l'avvocato Capano potrebbe far emergere alcuni aspetti di Frumuzache. "Processualmente parlando – continua – Per me e per la difesa non rappresenta un'utilità. Anzi, tutt'altro. Ma se ogni atto deve essere razionalizzato, proprio da questo gesto, effettuato alla vigilia del processo, viene fuori la conferma che si tratta di un soggetto probabilmente dalla psiche fortemente controversa e problematica".
L'incontro fra l'avvocato e Frumuzache è avvenuto meno di una settimana fa, dopo la prima udienza. "Era più turbato del solito, sembrava avesse un tracollo emozionale. Ho avuto questa sensazione. E questo gesto me ne ha restituito una lettura più chiara".

L'evasione il giorno prima del processo
Nella mattinata di mercoledì 4 febbraio, alla vigilia della nuova udienza nel processo che lo vede imputato per i delitti delle due sex worker, la prima, ventisettenne scomparsa nel 2024 e l'altra, trentenne, sparita da Roma l'anno dopo, ha provato a scappare dal carcere, durante l'ora d'aria. Ha annodato delle lenzuola per creare una fune e ha usato dei bastoni per costruire una specie di scala. Poi ha provato a farsi largo scavalcando il muro di passeggi. La fuga è durata poco: a fermarlo, nell'anticinta, uno degli polizia penitenziaria che lo ha perquisito.
Il giallo del bigliettino con nomi e indirizzi
Nel corso della perquisizione, oltre a un coltello, sarebbe stato trovato in possesso di un foglietto con alcuni appunti: nomi, indirizzi, numeri di telefono. Ancora da chiarire a chi appartengano e quali rapporti lo leghino alle persone citate nel bigliettino. Gli inquirenti non escludono che possano riguardare possibile complici, anche per la commissione dei femminicidi di cui è accusato sebbene, come più volte ha ribadito lui stesso nel corso della confessione e degli interrogatori, abbia agito da solo.
"Niente ci fa pensare al contrario. Ho appreso del bigliettino mezzo stampa, ma non fatico a immaginare che possa trattarsi di nomi a cui potersi rivolgere una volta fuori".