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Teatro di Roma: la strategia in quattro punti di Gualtieri per non cedere alla destra

Lo scontro istituzionale attorno al Teatro di Roma e alla nomina di De Fusco come direttore senza il Campidoglio è ancora in corso. Mentre le interlocuzione sotterranee per trovare un accordo sono arrivate a un nulla di fatto, la maggioranza ha messo a punto una strategia in quattro mosse per “riprendersi” il teatro.
A cura di Valerio Renzi
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E ora che succede? La tempesta non è ancora finita e il futuro di Teatro di Roma è ancora tutto da chiarire. L'esito dello scontro istituzionale attorno alla nomina di Luca De Fusco appare ancora incerto, tutto da determinare. Per prima cosa manca ancora il verbale della seduta in cui i rappresentanti di Mibact e Regione Lazio hanno nominato il nuovo direttore in assenza dei membri del Campidoglio. Una volta che questo arriverà a Francesco Siciliano il comune potrà esaminarlo e decidere se ci sono gli estremi formali per un ricorso. Domenica Siciliano ha ricordato che il contratto di De Fusco lo dovrebbe firmare lui stesso in quanto di legale rappresentante, ma il vicepresidente (di nomina regionale) Danilo Del Gaizo ha sostenuto che lo stesso consiglio d'amministrazione può delegare singoli compiti ai consiglieri.

Intanto la strategia del Campidoglio, in quattro punti che prevedono un crescente inasprimento dello scontro, è stata messa nero su bianco nella mozione approvata martedì in consiglio comunale dalla maggioranza, che dà al sindaco Roberto Gualtieri un mandato forte, che arriva fino allo scioglimento della neo costituita Fondazione.

La premessa è che "quanto accaduto tra venerdì 19 e sabato 20 gennaio rappresenta un grave colpo al rapporto di lealtà e al rispetto istituzionale che legano il teatro della Capitale alla città, ai lavoratori, agli artisti e, soprattutto, alla cittadinanza, principi che avrebbero dovuto sovrintendere anche ai rapporti fra i soci, Enti Istituzionali; la delibera con cui i tre componenti del CdA della Fondazione avrebbero indicato la persona del Direttore Generale e ne avrebbero approvato l’incarico costituisce una evidente, macroscopica e rozza forzatura delle più basiche regole del diritto societario, in spregio ai noti canoni di buona fede e correttezza che dovrebbero improntare il rapporto tra i soci di una medesima realtà, che colpisce irrimediabilmente il rispetto del principio di legalità e il corretto funzionamento delle istituzioni".

Ora la mozione impegna il sindaco per prima cosa a riprendere le "interlocuzioni sulla nomina in esame con gli altri soci della Fondazione su un binario di normalità". Come a dire: facciamo tutti un passo indietro e si trovi una soluzione condivisa. Ed è quello che già sta avvenendo, con un lavorio sotterraneo che al momento però non starebbe dando frutti: nessuno vuole perdere la faccia, il centrodestra non vuole mollare sulla nomina di Luca De Fusco diventata una questione nazionale, e il Campidoglio potrebbe non accontentarsi più di una spartizione di posti che preveda magari la direzione artistica del Valle o dell'India, o di entrambi, a nomi di diversa sensibilità. Si dovrà poi valutare se gli atti di nomina di De Fusco sono formalmente impugnabili dall'avvocatura capitolina.

Il passo numero tre è quello di rimettere mano allo statuto della Fondazione (e come abbiamo spiegato ieri, forse il governo di Roma Capitale avrebbe dovuto occuparsene con maggiore attenzione), "in maniera tale che gli apporti economici e i conferimenti patrimoniali e immobiliari elargiti da Roma Capitale (ben superiori rispetto alla contribuzione regionale e ministeriale) trovino rispondenza (e simmetria) in più adeguate regole di governo societario, in forza delle quali il socio Roma Capitale non possa esserne illegittimamente e arbitrariamente estromesso".

Se tutto questo non dovesse funzionare i consiglieri danno mandato al sindaco "a valutare l’esercizio del diritto di recesso di Roma Capitale dalla Fondazione Teatro di Roma ovvero a valutare di avviare l’iter prodromico allo scioglimento della Fondazione, a seconda di quanto ritenuto più opportuno, modificando conseguentemente la deliberazione della Giunta Capitolina n. 473 del 29 dicembre 2023 richiamata in premessa e prevedendo la concessione alla Fondazione dei teatri ivi menzionati sino alla conclusione della prossima stagione teatrale 2024-2025, in modo tale che sia garantita, nelle more della conclusione del percorso indicato, la continuità dei rapporti giuridici di quanti (dal pubblico, alle maestranze sino alle compagnie artistiche e a tutti i soggetti che entrano in relazione con la Fondazione Teatro di Roma) abbiano fatto affidamento sull’operatività della Fondazione medesima".

Da parte sua Luca De Fusco ostenta sicurezza, certo che il tempo sia dalla sua parte: se entro il 31 gennaio non sarà presentato al Mibact un progetto per la prossima stagione teatrale, Teatro di Roma perderà il diritto ad accedere al Fus.

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