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Scuole al freddo a Roma e nel Lazio, studenti con i cappotti: “Termosifoni spenti e caldaie rotte”

Dal rientro in classe molte scuole di Roma e del Lazio restano sotto i 18 gradi. Studenti in sciopero: “Studiare al freddo nega il diritto allo studio”.
A cura di Francesco Esposito
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Immagine di repertorio
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Il rientro dalle vacanze è stato gelato per gli studenti e studentesse di Roma e del Lazio. Dal 7 gennaio 2026, quando sono tornati in classe, in molti non si sono tolti sciarpe e giubbotti. Contro questo e altri disagi, in molte scuole sono nati scioperi spontanei. L'ultima protesta in ordine di tempo è quella delle ragazze e dei ragazzi del liceo scientifico Primo Levi di via Francesco Morandini che martedì 13 gennaio non sono entrati "contro le temperature non adeguate all'interno dell'istituto", come scrive in un comunicato di solidarietà l'associazione Osa Roma Sud.

"In diversi territori sono già partiti percorsi vertenziali che, in alcuni casi, stanno già portando a risultati concreti – dichiara a Fanpage.it la coordinatrice nazionale della Rete degli Studenti Medi Angela Verdecchia -. Servono però investimenti immediati e strutturali in edilizia scolastica, ma più generalmente in istruzione, non accetteremo che le scuole vengano lasciate al gelo e all’abbandono".

Freddo nelle scuole di Roma: "La situazione più grave al liceo Malpighi"

Come stabilito dal decreto ministeriale del 18 dicembre 1975, la temperatura minima consentita nelle scuole è di 18 gradi. Sotto questa soglia le lezioni devono essere sospese. Questo però non avviene. Sin dai primi giorni di lezione di questo 2026 gli studenti di vari licei e istituti superiori di Roma hanno denunciato la situazione: dall'Enzo Rossi, dal Pilo Albertelli, dal Pacinotti-Archimede. Ma segnalazioni arrivano da tante parti e influiscono anche le condizioni dell'edilizia scolastica. Come al liceo Niccolò Machiavelli, dove gli studenti sono costretti a fare lezione con le finestre rotte, che quindi rimangono aperte. Al liceo Plinio Superiore, invece, è caduto un pezzo di soffitto in un aula.

"La situazione più grave l'abbiamo registrata nell'Istituto Via Silvestri, nella zona di Bravetta, dove ha sede il liceo Malpighi", racconta a Fanpage.it Riccardo Virgili, coordinatore provinciale della Rete degli Studenti Medi di Roma. "Lì la caldaia si è rotta perché l'area caldaie si trova al piano interrato e si allaga spesso. È una situazione che si era già verificata in passato e che si è ripresentata con le forti piogge della prima settimana di gennaio. Fino a mercoledì 14 gennaio gli studenti non hanno fatto lezione. Ora la caldaia dovrebbe essere ripartita, ma la scuola è molto grande".

Una delle ultime segnalazioni, arrivata invece all'Unione degli Studenti, arriva dall'istituto paritario Magnum dell'Eur, dove i termosifoni non sono al momento funzionanti, mentre la direzione scolastica avrebbe sostenuto che non si possono riparare perché occorrerebbe spaccare i muri.

La situazione nel Lazio

Non è un problema solo di Roma. Al rientro dalle vacanze i termosifoni dell'istituto Luca Paciolo di Bracciano erano completamente spenti. La stessa cosa al liceo Isabella D'Este di Tivoli, dove è stata predisposta la didattica a distanza fino a che il problema non sarà risolto. Al liceo Mariano Buratti di Viterbo la temperatura registrata dai termometri portati in aula da alcuni studenti era di 14 gradi. La risposta della dirigente scolastica, come denunciato dalla Rete degli Studenti Medi del Lazio, è stata quella di requisire i dispositivi.

Scuole al freddo, una problematica nazionale

Il Lazio sembra seguire un negativo trend nazionale. Secondo un'indagine di Skuola.net, basata sulle interviste a 1200 studenti di medie e superiori, ben 8 ragazze e ragazzi su 10 hanno sofferto il freddo al rientro a scuola. Per 6 di questi la situazione è peggiorata dopo la pausa natalizia. Lo hanno notato anche i sindacati studenteschi che hanno lanciato campagne di mobilitazione sul tema.

L'Unione degli Studenti ha pubblicato una "Guida contro il freddo nelle scuole" che invita proprio a portare un termometro, fotografare la temperatura registrata e, in caso sia inferiore ai 18 gradi, organizzare scioperi e sit-in. Allo stesso modo si sta muovendo la Rete degli Studenti Medi, con la campagna "Fa un ca**o di freddo". "Il rientro a scuola dopo le vacanze sta mostrando in modo brutale il fallimento delle politiche sull’edilizia scolastica, tra impianti malfunzionanti e strutture inadeguate su tutto il territorio nazionale. Ci troviamo di fronte al risultato di anni di disinvestimento e di scelte politiche miopi che continuano a sacrificare l’istruzione – conclude Angela Verdecchia della Rete degli Studenti Medi -. Studiare al freddo significa negare il diritto allo studio e alla salubrità, mettendo a rischio la salute di studenti e lavoratori della scuola".

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