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Salario, 13 famiglie messe sotto sfratto dall’Inps: “Se ci cacciano l’unica alternativa è la strada”

Donne sole e anziane, madri single, famiglie che faticano ad arrivare a fine mese. Vivono in una palazzina dell’Inps con gravi problemi strutturali e assediati dall’ufficiale giudiziario, con l’incubo di finire in mezzo alla strada. Il III Municipio: “Aprire un tavolo di trattativa”.
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A cura di Valerio Renzi
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Tredici appartamenti sotto sfratto, la maggiora parte dei quali occupati da donne sole e anziane, o da madri single. Siamo in via Costantino Perazzi a Nuovo Salario, alla periferia del III Municipio, dove per gli inquilini di un'intera palazzina di proprietà dell'Inps con gravi problemi strutturali, c'è l'incubo di finire in mezzo alla strada.

È una storia tutta romana, di quelle paradossali e apparentemente senza via d'uscita, a meno che non si manifesti una precisa volontà politica di risolvere la situazione. All'inizio degli anni Duemila la palazzina di via Perazzi gradualmente si svuota, a causa dei gravi problemi infrastrutturali di cui è investita: le fondamenta non sono stabili. L'Inps non riassegna le abitazioni, alcuni inquilini se ne vanno, e succede così che piano piano nel giro di quattro o cinque anni le abitazioni vengono tutte occupate.

C'è chi rimane dentro la casa di genitori e parenti, non riuscendo a regolarizzare la propria posizione, chi non ce la fa più a pagare l'affitto per morosità incolpevole, chi non ha dove andare e occupa un appartamento sfitto. In questi vent'anni e passa, nonostante non siano proprietari delle loro abitazioni né abbiano regolare titolo per abitarci, sono proprio gli inquilini che hanno pagato i lavori di ristrutturazione e per tenere in piedi la palazzina, non l'Inps che ora tira dritto sugli sfratti. E l'ufficiale giudiziario si presenta sempre più spesso in via Perazzi.

Da quando è morto mio marito sono trent’anni che pago debiti. Mio marito purtroppo me l’hanno portato via e non potevo certo permettermi una casa, avevo due ragazzini adolescenti ho dovuto occupare questa casa perché un affitto non lo potevo pagare”. Paola (il nome è di fantasia, come quello delle altre donne che abbiamo incontrato), nei prossimi giorni dovrà andare a fare dei controlli medici, ma se il responso sarà negativo e dovrà essere ricoverata ha paura che quando uscirà non avrà più una casa. "Finché sto dentro e viene l'ufficiale giudiziario andiamo avanti, ma se non mi trova che fine fa casa mia?".

Serena invece è una donna di mezz'età, precaria e con tre figli. “Io sono venuta qui nel 2010, ho tre figli, sono divorziata e nel 2013 mi sono ammalata di tumore. Ho fatto sempre lavori saltuari proprio per ragioni di salute. Adesso lavoro ma percepisco 800 euro al mese. Qui l’affitto mi è arrivato a 790 euro al mese”.

L'Inps chiede agli inquilini affitti tra i 1500 e i 500 euro, anche per chi non ha un regolare titolo per stare all'interno, ma non tiene conto neanche dei lavori a cui chi abita in via Perazzi ha dovuto autonomamente far fronte.

"Mi sembra già assurdo che in un palazzo che ha dei problemi strutturali, a preoccuparsi dei siringaggi per tenerlo in piedi debbano essere gli stessi inqulini, spendendo cifre di decine di migliaia di euro per la manutenzione, ma poi neanche gli vengono vengono riconosciuti come sconto negli affitti", spiega Luca Blasi, assessore alla Cultura e alle Politiche Abitative del III Municipio, che da mesi è impegnato nel cercare una soluzione per chi abita qua.

Se mi mandano via di qua, se mi sfrattano vado per strada… non c’ho proprio nessuno che può aiutarmi lo dico sinceramente", spiega ancora Serena. “Io se mi danno una casa popolare me ne vado subito, io non ci tengo a sta qua. Ma io sono vent’anni che ho fatto una domanda di casa popolare. Nessuno mi ha mai chiamato", aggiunge una vicina mostrandoci crepe e infiltrazioni nella sua cucina.

L'assessore Blasi insiste, è necessario fermare intanto gli sfratti: "Siamo di fronte a famiglie di ceto medio impoverito, donne single con figlia carico, famiglie monoreddito in difficoltà, anziane che vivono da sole. Qui dentro non c'è nessuno che non abbia diritto alla casa popolare. Chiediamo all'Inps di sedersi con le istituzioni locali e trovare una soluzione, a iniziare dalla messa in sicurezza dello stabile che è una priorità assoluta".

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