A Roma in migliaia senza acqua per giorni, la diffida a Gualtieri: “Situazione grave, famiglie in difficoltà”

A cura di Luca Teolato
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Immagihne di repertorio
Cittadinanzattiva Lazio ha diffidato il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, Acea e le autorità competenti denunciando una situazione di grave e diffusa carenza idrica che coinvolgerebbe migliaia di famiglie nella Capitale. Acea Ato2: “Servizio gestito nel pieno rispetto del vigente Regolamento di Utenza e delle previsioni contrattuali”.

Cittadinanzattiva Lazio ha inviato una lettera diffida al sindaco di Roma Roberto Gualtieri per "la situazione di grave e persistente discontinuità nell’erogazione del servizio idrico", problema che ormai coinvolge migliaia di famiglie nella Capitale. Il primo cittadino non è l’unico destinatario della missiva, ci sono anche per le proprie rispettive competenze membri della giunta, presidenti di municipi e l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera), l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) e Acea Ato 2, l’ente che gestisce la rete idrica capitolina.

"Carenza e discontinuità nel servizio"

A Roma negli ultimi anni stanno aumentando le segnalazioni dei residenti che lamentano carenza e, a volte, assenza d’acqua negli appartamenti. Fanpage.it da mesi segue le numerose segnalazioni raccolte da Cittadinanzattiva e il comitato Roma senz’acqua, che continuano a crescere progressivamente. "Parliamo di migliaia di famiglie in varie zone di Roma con grave e reiterata carenza e discontinuità nell’approvvigionamento idrico", sottolinea Elio Rosati, segretario di Cittadinanzattiva Lazio.

"Il quadro che emerge è particolarmente preoccupante, sia per frequenza e durata delle interruzioni, sia per l’estensione territoriale del fenomeno, che per il numero di nuclei familiari interessati", prosegue la diffida firmata da Rosati. "La situazione negli ultimi mesi si è ulteriormente aggravata con segnalazioni relative ad erogazioni giornaliere limitate ormai a sole 2-3 ore al massimo. In molti casi viene segnalata l’assenza di acqua per intere giornate. Tutto questo ha pesanti ripercussioni sulla qualità della vita dei cittadini interessati. Un vero e proprio dramma, soprattutto se si pensa che sono coinvolti anziani, disabili, invalidi e famiglie con minori".

La denuncia: "Potenziali rischi igienico sanitari"

L’associazione nella diffida sottolinea anche potenziali rischi igienico sanitari, come evidenziato dalla Asl Roma 2 che, in una nota inviata ad Acea a giugno 2024, intervenendo su un condominio che subiva disservizi idrici, come "in altri immobili disposti nella stessa zona", ha indicato il Regolamento di Igiene del Comune di Roma secondo cui "l’abitabilità e l’agibilità delle civili abitazioni prevede, tra le altre cose, la provvigione di acqua potabile, buona e sufficiente, in ogni appartamento". "Ne consegue – prosegue la Asl – che la mancanza di tale requisito fa sì che decada la possibilità di vivere all’interno dei suddetti immobili".

"Per tali ragioni, agli inizi di giugno Cittadinanzattiva – prosegue la nota – ha presentato nelle sedi competenti formale esposto che va ad aggiungersi alla denuncia penale presentata da un gruppo di cittadini il cui procedimento è tuttora in corso". L’associazione "ha altresì inviato apposita segnalazione all’Agcm, come peraltro risulta abbiano fatto numerosi altri cittadini".

Dove nasce il problema: il cambio di regolamento d’utenza

Cittadinanzattiva nella diffida punta il dito su quello che appare il vero cuore del problema. Una modifica al regolamento di utenza approvata a novembre del 2022. Dopo questa modifica Acea "anziché garantire effettivamente al solaio del piano più elevato di ciascun edificio il minimo di 5 metri di colonna d’acqua previsto" dalla normativa nazionale "utilizza come parametro operativo i valori di ‘piezometrica minima’ fissati per ciascun distretto, facendo ricorso a una deroga alla normativa nazionale che, alla luce della documentazione esaminata, non risulta sorretta da specifiche motivazioni tecniche e da adeguata documentazione che la normativa richiederebbe per poter essere applicata".

"Sostanzialmente – spiega Rosati – si è deciso di introdurre i valori di pressione, di piezometrica minima garantita al contatore, di norma presente al piano terra, mentre la normativa nazionale prevede invece che la pressione minima garantita sia non inferiore a 5 metri dal solaio del palazzo". In questo modo Acea "non garantisce che sia rispettato il livello minimo di pressione nel punto in cui la normativa richiede che venga verificato, ossia al solaio di copertura del piano più elevato. La conseguenza concreta è che, soprattutto nelle ore di maggiore richiesta o di riduzione dei regimi pressori, l’acqua non riesce a raggiungere i piani più elevati delle abitazioni e talvolta neanche quelli più bassi", prosegue la diffida.

L’importanza di tale livello minimo viene sottolineata nella diffida anche riportando una sentenza della Corte di Appello di Roma che, a seguito dell’azione giudiziaria promossa da un condominio, ha accertato “il mancato rispetto dei parametri di pressione previsti dalla normativa nazionale vigente e quindi l’inesatto adempimento contrattuale di Acea Ato 2″.

Questo aspetto, che sembra effettivamente il cuore del problema, è stato sottolineato anche in un’interrogazione presentata ieri da Fabrizio Santori, capogruppo della Lega all’assemblea capitolina che, riportando le questioni segnalate nella diffida di Cittadinanzattiva, evidenzia che "la deroga basata sulla quota piezometrica è consentita solo per casi particolari sorretti da specifiche e documentate ragioni tecniche d'area, e non per convenienze gestionali o economiche generalizzate a tutta la città" e che "misurare la pressione al contatore a livello stradale azzera la spinta idraulica per i piani alti". Un’interrogazione che evidenzia peraltro come la deroga basata sulla quota piezometrica al contatore, prevista dalla normativa nazionale per casi eccezionali, sembrerebbe sostanzialmente essere diventata una regola per Roma. Un aspetto indubbiamente da approfondire e valutare.

Cittadinanzattiva, chiude la diffida chiedendo "ai destinatari della presente, ciascuno nell’ambito di propria competenza e dei poteri attribuiti dal ruolo ricoperto, di attivarsi con urgenza per intraprendere ogni iniziativa e adottare ogni misura necessaria e concretamente possibile affinché venga assicurato il ripristino immediato della piena e continua fruibilità di un bene essenziale quale l’acqua, nel rispetto dei parametri dettati dalla normativa nazionale al fine di garantire a tutti i cittadini di Roma Capitale condizioni di approvvigionamento idrico adeguate e compatibili con le esigenze fondamentali della vita quotidiana".

Un problema serio che si sarebbe già dovuto affrontare in una audizione il 2 ottobre scorso in Commissione capitolina lavori pubblici. All’ordine del giorno c’era proprio la "problematica della pressione idrica nel territorio di Roma Capitale" ed erano state convocate Acea Ato2 e Cittadinanzattiva Lazio proprio per discutere del problema. Due giorni prima però è stata rinviata per "sopravvenuti impegni istituzionali" che, dalla missiva, sembravano riferibili ovviamente al presidente della Commissione ma invece erano di Acea.

La posizione di Acea Ato2

"In merito alle dichiarazioni di Cittadinanzattiva, Acea torna a ribadire che il servizio idrico nella Capitale, che serve oltre tre milioni di abitanti nel territorio della Città Metropolitana di Roma, è gestito nel pieno rispetto del vigente Regolamento di Utenza e delle previsioni contrattuali. Le situazioni richiamate sono in larga parte già note e sono state oggetto di verifiche tecniche, che hanno confermato la regolarità del servizio fino al punto di consegna" commeta Acea Ato 2. È opportuno ricordare che la responsabilità del gestore si estende fino al contatore: le misurazioni effettuate evidenziano valori conformi agli standard di servizio e adeguati all’alimentazione degli immobili. Eventuali difficoltà nella distribuzione ai piani più elevati o all’interno delle singole utenze possono dipendere dalle caratteristiche e dallo stato degli impianti interni, soprattutto negli edifici più datati, che possono richiedere specifici sistemi di accumulo o rilancio. Acea Ato 2 conferma comunque la piena disponibilità a collaborare con i condomìni interessati per individuare e risolvere eventuali criticità".

E rispetto alla carenza d'acqua ai piani più elevati commenta: "La conformità sia dei valori di pressione che della qualità dell’acqua alle singole utenze viene stabilita al punto di consegna posto al limite tra la conduttura di distribuzione e la proprietà privata. Questo perché il gestore non può avere contezze della specificità e dello stato delle reti di distribuzione interne agli stabili che possono influire sulla qualità e sulle perdite di carico e quindi pressione per presenza ad es. di valvole, riduttori di pressione, sviluppi interni articolati ecc…

Detto ciò il parametro "piezometrica minima", pubblicato e disponibile sul sito internet del gestore, è stabilito e previsto dal Regolamento di Utenza, documento approvato da un organo di regolazione e controllo esterno al gestore e per quel che riguarda la definizione e la perimetrazione dei distretti la stessa varia in funzione dell’orografia, delle altezze degli edifici e dei sistemi di distribuzione e alimentazione idrica presenti. Acea Ato2 è costantemente ingaggiata nello studio e nell’efficientamento dei distretti al fine di migliorare la qualità del servizio erogato e ad analizzare con il massimo del supporto le singole casistiche di disservizio".

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