“Precaria da più di 20 anni, mi pagano 5 euro all’ora: non posso permettermi neanche visite mediche”
Stai vivendo una condizione di difficoltà con la tua famiglia, forse anche legata alle conseguenze caro vita, tra bollette alle stelle, casa introvabile e uno stipendio che non basta mai? Se hai una storia da raccontare, non esitare a contattarci. Scrivi all'indirizzo segnalazioni@fanpage.it o compila questo form.
Barbara ha 54 anni e vive con suo marito e suo figlio poco più che ventenne sul litorale romano. Lavora come precaria da oltre 20 anni. Anche suo marito ha un lavoro precario, nel settore edile.
"Veniamo pagati poco e soltanto se lavoriamo. Lavoriamo su contratto a progetto quando va bene. Mio figlio, che ha poco più di vent'anni, è stato licenziato dal suo ultimo lavoro qualche mese fa e sta continuando a cercare un nuovo impiego. Nel frattempo, vivere in tre è diventata un'impresa", così esordisce Barbara al telefono, raccontando a Fanpage.it la situazione che si respira in casa, sempre più pesante.
Il racconto di Barbara: "Oggi vivere in tre è un'impresa"
"Per noi questo è un periodo difficilissimo. Lavoro come precaria da più di venti anni con un contratto a progetto che viene rinnovato di mese in mese. E prendo cinque euro l'ora: guadagnerei di più come artista di strada, probabilmente. Per l'Inps esistiamo, ma quando si tratta di ottenere i bonus è sempre più difficile – spiega – Ho provato a cambiare lavoro, ma poi fra casa e impegni familiari ho rinunciato. Ora ho 54 anni. Per il mondo del lavoro sono vecchia: non sono niente, non esisto. Chi potrebbe mai mettermi in regola, a quest'età?"
A cercare un nuovo lavoro, invece, è il figlio adesso, disoccupato dopo la fine dell'ultimo contratto. "Sta cercando nuove opportunità. Ma è difficile. In più, noi che viviamo verso il litorale dobbiamo mettere in conto che per arrivare in città dovremmo utilizzare l'automobile, pagare i parcheggi: affidarsi alla Roma-Lido (oggi Metromare, ndr) non è possibile".
Suo marito, come lei, lavora come precario, nel settore edile. "Anche mio marito vive come me: se lavora viene pagato, altrimenti no. Non ha diritto a ferie, malattie. Niente. Anche io negli ultimi giorni ho lavorato lo stesso. Avevo la febbre, ma è talmente lunga la trafila burocratica, che mi faccio passare anche la voglia di chiederla, la malattia".
"Senza mia sorella non sapremmo come fare"
Ogni gesto e azione che richiede un dispendio economico diventa un'impresa. "Viviamo in un condominio, ma anche pagare la rata per quello è un salasso, ci pesa come un mutuo – spiega – Torneremo presto a casa di mia madre. Restiamo in attesa di trasferirci. Intanto c'è impegno anche nel fare la minima spesa: mangiamo uova, pasta. Non sono cene da re, ma ce la caviamo così. Nel frattempo se non ci fosse mia sorella a darci una mano, non sapremmo proprio come andar avanti: dove non arrivo io, ci aiuta lei".
Il problema delle visite mediche: "Non posso permettermi neanche quelle"
Oltre che nella lista della spesa, la situazione si proietta anche in altri ambiti. "Non posso permettermi neanche le visite mediche – aggiunge – Cerco di concentrarle tutte all'inizio dell'anno, sperando di arrivare a usufruire del bonus Irpef. Mettermi in lista con la Asl è quasi impensabile: l'attesa è allucinante. Allora anno dopo anno valuto quella più urgente e vado a pagamento: aspetto gennaio, prenoto nel privato e pago. Altrimenti faccio in tempo a morire".