Non ci sono i magistrati e il presidente del Tribunale di Cassino ha dovuto rinviare di due mesi il processo per l'omicidio di Serena Mollicone. Un avvenimento, che lascia i familiari con l'amaro in bocca (per l'ennesima volta). A quasi vent'anni dalla morte della giovane, dopo l'incarcerazione di un innocente, silenzi e punti troppo poco chiari, ancora non si riesce a iniziare quel tanto agognato processo che Guglielmo Morricone avrebbe tanto voluto vedere. E poter così finalmente capire cos'è accaduto quel primo giugno 2021, quando Serena scomparve da Arce per poi essere ritrovata cadavere dopo due giorni in un bosco ad Anitrella, con mani e piedi legati e in testa un sacchetto di plastica. Il processo si sarebbe dovuto tenere l'11 gennaio ed è stato invece spostato al 19 marzo.

L'omicidio di Serena Mollicone

Imputati nel processo per la morte di Serena Mollicone sono l'ex comandante della stazione dei carabinieri di Arce, il maresciallo Franco Mottola, la moglie Anna Maria e il figlio Marco, il maresciallo Vincenzo Quatrale e l'appuntato Francesco Suprano. I Mottola e Quatrale sono accusati di concorso in omicidio, Quatrale anche di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi. Suprano è accusato di favoreggiamento. Secondo l'accusa Serena Mollicone, che aveva 18 anni, era andata nella caserma dei carabinieri, dove ha avuto una discussione con Marco Mottola (sembra perché volesse denunciarlo per spaccio di droga) e lì sarebbe stata aggredita. La ragazza avrebbe sbattuto con violenza la testa contro una porta, cadendo in terra svenuta. I Mottola, credendola morta, l'avrebbero poi portata in un boschetto e soffocata con un sacchetto di plastica. Per la sua morte venne arrestato un carrozziere, poi rilasciato dopo cinque anni di carcere perché non era stato lui a commettere l'omicidio. Adesso, a distanza di vent'anni e dopo una lunga battaglia del padre di Serena per non far archiviare il caso, l'ennesimo rinvio.