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Muore sullo slittino a 14 anni, maxi risarcimento per la famiglia: era figlio del killer di Fidene

Il tribunale di Bolzano riconosce 630mila euro ai familiari del figlio di Claudio Campiti, morto a 14 anni nel 2012. Il padre non è tra i risarciti.
A cura di Francesco Esposito
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Saranno risarciti con 630mila euro i familiari del ragazzo romano di 14 anni morto nel marzo 2012 a Sesto Pusteria in una tragica discesa in slittino sulla pista della Croda Rossa. Il 14enne era il figlio di Claudio Campiti, autore della strage di Fidene del 2022 in cui morirono quattro donne durante una riunione di condominio.

L’indennizzo stabilito dal tribunale di Bolzano è così ripartita: 250mila euro alla madre, 362mila alle due sorelle e 58mila ai nonni. La Corte d'Appello aveva già condannato in via definitiva i tre responsabili individuati. Un anno e tre mesi di reclusione sono stati inflitti al maestro di sci, al direttore del centro sciistico di Sesto-Croda e all'addetto alla sicurezza degli impianti.

Claudio Campiti non è fra i destinatari di risarcimento

Come ricorda il quotidiano L'Alto Adige, Claudio Campiti non è fra i destinatari di risarcimento in quanto l'uomo aveva scelto una strada processuale diversa da quella dell'ex moglie Rossella Ardito. Anni prima di commettere la strage per cui è stato condannato all'ergastolo, aveva ottenuto un indennizzo di 270mila euro, ma il dolore per la perdita del figlio, promettente studente del liceo francese Chateaubriand, non si è mai affievolito.

Campiti aveva dedicato al ragazzo un blog in cui riportava delle sue battaglie per evitare altre tragedie sulle piste da sci. "Sono morto sulla pista di slittino, se una strada di montagna si può chiamare pista, finendo contro un albero", scriveva a nome del figlio. "Per questo devo ringraziare il gestore che nulla ha fatto per mettere in sicurezza il tratto dove io sono morto. Io sapevo sciare ma non ero mai stato su uno slittino. Mio papà vuole che vi racconti la mia storia e quello che lui sta facendo per evitare che altri papà debbano soffrire quanto tocca a lui ora e fino alla fine dei suoi giorni toccherà soffrire".

La sofferenza riempiva anche la scritta sulla lapide del 14enne: "All’adorato Romano senza più quel futuro di studente brillante negato da una corrotta gestione del Patrimonio dell’Umanità".

Claudio Campiti, autore della strage di Fidene condannato all'ergastolo

L11 dicembre del 2022 Claudio Campiti ha ucciso quattro donne e ferito altre persone aprendo il fuoco durante la riunione di un consorzio condominiale a Fidene, quartiere nella zona nord di Roma. "Non ha agito d'impulso né in uno stato emotivo improvviso", questo si legge nelle motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 16 aprile, la Prima Corte d'Assise di Roma presieduta dalla giudice Paola Roja ha condannato l'uomo all'ergastolo per l'omicidio di Nicoletta Golisano, Elisabetta Silenzi, Sabina Sperandio e Fabiana De Angelis.

La corte ha, infatti, stabilito che Campiti era lucido e aveva programmato la sua azione da tempo, ad esempio mettendo da parte proiettili. Oltre ai cento noleggiati lo stesso giorno della strage, ne sono stati trovati altri ottanta nell'abitazione dell'uomo. Ma "aveva iniziato ad acquistare cento munizioni in luogo delle abituali cinquanta" addirittura da settembre 2022.

La strage dell'11 dicembre 2022 a Fidene

Dopodiché, l'11 dicembre 2022 Campiti ha preso una pistola al poligono di Tor di Quinto ed è uscito senza essere fermato o notato dagli addetti del centro sportivo. Si è quindi diretto al bar ‘Il posto giusto' a via Monte Giberto, nella cui area esterna era in corso una riunione del consorzio Valleverde, un comprensorio di case sul lago del Turano. Qui ha fatto fuoco, uccidendo le quattro donne. Nel corso delle udienze processuali non ha mai mostrato pentimento e ha sempre detto di aver sparato per un torto subito e per legittima difesa.

L'uomo era da anni in guerra col consorzio, dove aveva acquistato all'asta lo scheletro di una casa che non era mai stata terminata. Qui viveva in condizioni terribili, senza acqua né luce. All'esterno della sua abitazione aveva anche appeso uno striscione con scritto "Consorzio raus" (Via il consorzio) e, come scoperto in seguito, gestiva un blog dove scriveva minacce e deliri di ogni genere contro il Valleverde.

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