Muore detenuto a Viterbo: era in carcere con diabete e tumore. Il garante Anastasia: “Non doveva stare in cella”

In carcere nonostante la grave patologia che lo affliggeva. Era questa la condizione in cui versava un detenuto della Casa Circondariale di Civitavecchia, morto a 69 anni appena compiuti nel reparto di medicina protetta dell'Ospedale Santa Rosa di Viterbo, nella notte tra l'8 e il 9 aprile.
Un caso già noto agli operatori dello sportello dei diritti dei detenuti dell'istituto penitenziario, che lo avevano incontrato a dicembre 2025 e segnalato più volte agli organi giudiziari. Sulla questione Fanpage.it ha raggiunto il garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà per la Regione Lazio, Stefano Anastasia: "c'è un problema strutturale e casi come questo non mancano, soprattutto a Roma".
Un quadro clinico in costante peggioramento
Condannato in contumacia a due anni e mezzo per truffa, il malato era stato recluso poco più di un anno fa ed era affetto da una grave forma di diabete. Un quadro che era peggiorato con la scoperta di un carcinoma alla prostata, accompagnato da metastasi e crolli vertebrali. A marzo di quest'anno, il suo stato di salute si era aggravato ulteriormente a causa di un ictus, che gli aveva causato afasia e una paralisi di metà del corpo e lo aveva costretto al ricovero nell'ospedale della Tuscia. A nulla sono servite le due relazioni dell'equipe medica del Santa Rosa, inviate all'autorità giudiziaria, per segnalare l'inadeguatezza della misura detentiva in carcere.
Il garante: "Manca personale per accompagnare i detenuti malati"
Le analisi dei medici erano state inviate a marzo, subito dopo che l'internato era stato ricoverato per il colpo apoplettico. In entrambi i documenti si segnalava la necessità di continui accessi a strutture sanitarie esterne, di fatto incompatibili con la detenzione in carceree potevano servire come base per ottenere una sospensione della pena o un differimento. Come la detenzione domiciliare. Ma "la (pena di) morte ha anticipato di un anno la fine di una sadica pena temporanea", ha scritto sui social il garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà per la Regione Lazio, Stefano Anastasia.
Raggiunto da Fanpage.it, ha proseguito: "Gli operatori del nostro sportello di Civitavecchia lo avevano incontrato a dicembre, quando il problema oncologico ancora non era stato diagnosticato, ma presentava comunque evidenti problemi di salute". Al netto del fatto che "i reparti di medicina protetta non sono strutture pensate per una degenza prolungata, ma strettamente funzionali a interventi chirurgici e accertamenti", ha sottolineato ancora il garante, "casi come questo non sono infrequenti". Ad esempio, "i malati psichiatrici hanno bisogna di una continuità assistenziale costante, anche solo per gli accertamenti. Ma, soprattutto a Roma, la capacità del Nucleo Traduzioni e Piantonamenti della polizia penitenziaria di accompagnare i detenuti a visite mediche, esami diagnostici e interventi è compromessa dalla mancanza di personale", ha concluso.
