Morte di Paolo Mendico, il sindacato dei presidi: “Non c’entra il bullismo, lo dice il Ministero”

"Quello che è successo a Paolo Mendico è un dramma assoluto che ci addolora in modo profondo". Così esordiscono dal sindacato Dirigenti Scuola sul suicidio del quattordicenne in provincia di Latina a sole tre ore dall'inizio del nuovo anno scolastico.
"Ma come sindacato dei presidi non possiamo fare finta che quanto accaduto alla preside della scuola, accusata di non aver fatto niente, sia normale prassi. È questo dato tecnico che ci interessa: si è partiti da un presupposto erroneo rafforzato dall'USR del Lazio con una contestazione degli addebiti sulla base delle notizie di stampa. Ma i fatti devono essere provati, invece l'indagine è avvenuta soltanto successivamente". E oggi, sulla base della relazione degli ispettori del Ministero dell'Istruzione, sembra che molte delle iniziali convinzioni sul ruolo della scuola siano state smontate.
"Non vogliamo dire che non si sia trattato di bullismo, sebbene la relazione evidenzi come non siano presenti elementi che facciano pensare a questo fenomeno, ma sicuramente non è legato a quanto accaduto in ambiente scolastico. Che poi vi siano state situazioni simili in piazza o online, non possiamo dirlo. Ma non spetta alla scuola seguire i ragazzi oltre le lezioni".
La relazione degli ispettori del Ministero: "Per noi sono calunnie"
"L'indagine degli ispettori ha smontato tutto ciò che era emerso dalla stampa. Oggi possiamo parlare di vere e proprie calunnie. È un termine forte, ma effettivamente si tratta di falsità che hanno travolto la preside a un giorno appena dalla tragedia, il 12 settembre, senza alcuna prova. Tre giorni dopo, oltre alla gogna mediatica, è scattato il procedimento disciplinare – continuano dal sindacato – Hanno detto che la preside non avrebbe fatto scattare il protocollo contro il bullismo. Oggi, a mesi di distanza, gli ispettori hanno fatto sapere che non è così".
Come riporta la relazione, infatti, "gli episodi accertati non consentono di configurare con certezza una situazione strutturata di bullismo nei termini giuridici e disciplinari propri del fenomeno": nella pratica, non ci sono prove che subisse bullismo a scuola.
I rapporti fra Paolo e i compagni di classe
"Non sono dimostrate la ripetitività degli episodi né il fatto che si siano svolti all'interno del contesto scolastico, non vi è conferma neppure dell'aggressione fisica – aggiungono ancora – Poi è chiaro che spetta all'indagine parallela della Procura accertare cosa sia accaduto: ora sono indagati per stalking".
Sicuramente era una classe particolare in quella classe: "Erano 15 persone, alcune con diverse fragilità, ma erano pochi. E funzionava. La stessa mamma di Paolo ha manifestato stima e apprezzamento per la scuola sui social nell'aprile del 2025″, continuano dal sindacato.
"La situazione di difficoltà di Paolo non è mai arrivata alle orecchie della preside. Come si legge nella relazione, tutti i docenti del consiglio di classe hanno dichiarato unanimemente di non avere mai ricevuto né in colloqui individuali né in occasione degli incontri scuola-famiglia a cui hanno sempre partecipato i genitori di Paolo con segnalazione di problemi relazionali con i compagni", a differenza di quanto, invece, hanno sempre raccontato i familiari di Paolo. "Dall'esame del registro elettronico, un atto pubblico ufficiale, non risultano prenotazioni di colloqui individuali. Che lei non ne sapesse niente non siamo noi a dirlo, ma gli ispettori del ministero".
La relazione: "Inquietante che sia stata negata alla preside"
Una volta appreso del provvedimento la preside ha chiesto di fare l'accesso agli atti, cioè di poter visionare la relazione degli ispettori sulla base della quale si apriva lo stesso provvedimento. Una possibilità che, quasi fino alla fine, le è stata negata. "Una situazione inquietante. La relazione è stata consegnata solamente un mese dopo che le erano stati dati tre giorni di sospensione – dicono ancora dal sindacato Dirigenti Scuola sottolineando l'irritualità dell'accaduto – Ciò che si legge è totalmente differente rispetto a quanto emerso all'inizio". Anche per questo la loro posizione è chiara: probabilmente la preside farà ricorso al giudice del lavoro.
"Non si tratta dei tre giorni di provvedimento, ma è un danno d'immagine non indifferente con ripercussioni già adesso sulle iscrizioni. Eppure il corpo studentesco dell'istituto ha già manifestato, totalmente in autonomia, la sua vicinanza alla preside – ricordano dal sindacato – Noi naturalmente continueremo a muoverci per la verità affinché questa narrazione non venga distorta".
Il ruolo della scuola nella relazione degli ispettori del ministero
Secondo quanto riportato dalla relazione la scuola ha attivato lo sportello psicologico per la classe. "Anche Paolo ha avuto modo di frequentarlo. Poi c'è stata l'estate. Non escludiamo, però, che possa essere successo qualcosa più tardi: in tre mesi può succedere tutto sui social, sul telefono, sui gruppi di WhatsApp, sui videogame, su qualsiasi cosa. Ovviamente saranno gli inquirenti a ricostruire cosa sia davvero accaduto in maniera molta più approfondita di quanto si possa fare come ministero".
Il punto, secondo il sindacato, sta proprio nella necessità di scindere l'ambiente scolastico dalle persone. Non viene messo in dubbio che i compagni di classe possano aver avuto un comportamento inappropriato con Paolo, ma che questo sia successo in classe. "Si legge che la preside avrebbe potuto fare di più. Ma cosa si può fare una volta fuori dai confini scolastici? A nostro avviso la dirigente è stata utilizzata un po' come capro espiatorio per distrarre, forse, l'opinione pubblica – continuano – Purtroppo spesso si pensa a insegnanti e a presidi come alle figure delle fiction, sempre in prima linea nella vita privata degli alunni. Ma fuori dall'ambiente scolastico, spesso, è difficile tenere le fila di ciò che accade. E, comunque, è un compito che non spetta a dirigenti e docenti: tenere traccia di ogni cosa è umanamente impossibile. La scuola non può arrivare ovunque, purtroppo".
Le indagini in corso: "Abbiamo fiducia"
Più del documento ispettivo, però, sono attesi i risultati delle indagini. "Non possiamo entrare negli aspetti della Procura, questi aspetti non ci competono, ma chiaramente abbiamo fiducia, come cittadini – aggiungono ancora – Come dirigenti scolastici, invece, non possiamo che fare a meno di riferirci al procedimento interno, disciplinari, alle sospensioni. Sono sbagliate nel merito: sulla base di quali prove sono scattate? Si tratta di una sanzione precedente alle indagini, alla raccolta di prove. All'inizio pensavamo fosse soltanto un errore di metodo. Ma a fronte di questa relazione è erronea anche nel merito: non solo è stata male impostata, ma non è neppure giustificata da prove valide. E a queste irregolarità si aggiunge anche il ritardo con cui è stata inviata questa relazione. Che, infatti, non evidenza responsabilità da parte della preside. In pratica non le le hanno permesso di difendersi. C'era forse qualcosa da nascondere?".