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Omicidio Marco Vannini
29 Novembre 2020
9:50

“Martina ha visto lo sparo, poi ha aiutato il padre”. Caso Vannini, le motivazioni dell’Appello Bis

I giudici della seconda Corte d’Assise d’Appello di Roma hanno depositato le motivazioni della sentenza sulla morte di Marco Vannini, emessa il 30 settembre 2020. Il 30 settembre l’intera famiglia Ciontoli ha subito una condanna per omicidio volontario: 14 anni al capofamiglia Antonio per omicidio volontario con dolo eventuale , 9 anni e 4 mesi  alla moglie Maria e ai figli Martina e Federico per concorso anomalo in omicidio volontario.
A cura di Simona Berterame
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Omicidio Marco Vannini

"La morte di Marco ha privato la famiglia Vannini e anche la giustizia di conoscere una eventuale versione alternativa a quella fornita dalla famiglia Ciontoli". Sono state depositate le motivazioni della sentenza, emessa dalla seconda Corte d’Assise di Appello di Roma, sul processo bis per la morte di Marco Vannini e tra le 85 pagine i giudici a più riprese parlano "dell'impossibilità di ricostruire tutta la verità". Il 30 settembre l’intera famiglia Ciontoli ha ricevuto una condanna per omicidio volontario: 14 anni al capofamiglia Antonio per omicidio volontario con dolo eventuale , 9 anni e 4 mesi  alla moglie Maria e ai figli Martina e Federico per concorso anomalo in omicidio volontario. La Corte, presieduta dal giudice Gianfranco Garofano, ha messo nero su bianco le ragioni che l'hanno portata a questa decisione. L'incipit del ragionamento è stata la pronuncia della Cassazione che il 7 febbraio 2020 ha annullato la sentenza, stabilendo in parole povere che il processo era tutto da rifare.

I giudici in diversi passaggi si sono scagliati contro la difesa della famiglia Ciontoli, la quale in tutti questi anni ha sempre evidenziato come la morte di Marco avrebbe fatto fallire il "piano" di Antonio per salvaguardare il suo posto di lavoro. Quindi, sostengono gli avvocati dei Ciontoli, Antonio e la sua famiglia non avrebbero mai preso in considerazione l'idea che Marco potesse morire. "L'unico in grado di porre in crisi la costruzione di un omicidio per colpa era Marco Vannini ed ecco perché il suo decesso, in termini di mera convenienza personale, era da preferire alla sua sopravvivenza" scrivono i giudici.

Il ruolo di Martina Ciontoli

"Martina Ciontoli era nel bagno ed ha assistito al colpo d'arma da fuoco esploso dal padre nei confronti di Marco" scrivono in modo chiaro i giudici della 2° Corte d'Assise. Su questo elemento non hanno dubbi, la giovane ha visto l'esplosione e quindi anche le immediate conseguenze come la fuoriuscita di sangue e la reazione del fidanzato. "Invece di intervenire per aiutare Marco – si legge ancora nella sentenza – aiuta il padre a depistare le indagini, contribuendo ad avvalorare la versione da lui fornita". Ad avvalorare questa tesi sarebbe stata anche la testimonianza resa in aula da Viola Giorgini, fidanzata di Federico Ciontoli e ascoltata in questo processo bis come testimone. La ragazza racconta di essere uscita dalla stanza insieme a Federico subito dopo aver sentito un forte rumore e di aver poi sentito la voce di Antonio e Martina provenire dal bagno. Perciò, concludono i giudici, "Martina si trovava nel bagno nell'immediatezza dello sparo". Per la prima volta una sentenza ha stabilito la presenza di Martina Ciontoli sul luogo della tragedia al momento dello sparo, in quel bagno dove Marco ha ricevuto un colpo che poche ore dopo l'avrebbe portato alla morte.

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