Manuela Petrangeli, condannato all’ergastolo Gianluca Molinaro: uccise l’ex a colpi di fucile fuori dal lavoro

L'aveva raggiunta al lavoro, ha aspettato che finisse il turno e le si era affiancato a bordo di una Smart. Poi ha aperto il fuoco e ha iniziato a spararle con un fucile a canne mozze. Per il femminicidio di Manuela Petrangeli è stato condannato all'ergastolo l'ex compagno e padre del figlio, Gianluca Molinaro. Questa la decisione del Tribunale della Capitale dopo oltre tre ore di Camera di consiglio al termine del processo in primo grado.
Lo scorso 25 novembre il pm aveva chiesto la condanna all'ergastolo e l'isolamento diurno per diciotto mesi nei confronti di Molinaro, finito a processo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, stalking, detenzione abusiva di arma e, in relazione a quest'ultima accusa, anche quella di ricettazione. Secondo la Procura, nei confronti di Molinaro non sarebbe dovuta essere riconosciuta alcuna attenuante, ma anzi si sarebbe potuta accogliere anche l'aggravante dei futili motivi.
Femminicidio Petrangeli, cosa è successo
Era il 4 luglio 2024 quando Molinaro ha raggiunto la ex, Manuela Petrangeli, fuori dalla clinica dove lavorava, nella Casa di Cura Villa Sandra, fra Corviale e Casetta Mattei. L'uomo ha aspettato che Petrangeli, di professione fisioterapista, uscisse dal lavoro al termine del turno, per raggiungerla. Stava camminando verso la sua automobile, per passare a prendere il figlio e tornare a casa, quando è stata affiancata da una Smart.
All guida si trovava Molinaro che ha abbassato il finestrino e ha mirato contro la donna con un fucile a canne mozze. Poi ha iniziato a sparare. I colpi l'hanno raggiunto e non le hanno lasciato scampo. Sul posto sono arrivati immediatamente i colleghi e le colleghe che lavoravano alla clinica, alcuni avevano staccato dal lavoro insieme a lei. Hanno provato a rianimarla come potevano, ma non c'è stato niente da fare: i tentativi di rianimazione si sono rivelati vani e la donna, cinquantenne, è morta poco dopo.
Nel frattempo l'uomo era fuggito in Smart ed è tornato nel suo quartiere, Casalotti, nel quadrante a nord ovest della capitale, dove è andato a costituirsi nella caserma di zona.
Gli audio di Molinaro: "Stai a gioca cor fuoco"
"Stai ancora a gioca cor fuoco, tu ancora non ti rendi conto. Io so na bomba a orologeria, ci metto un attimo. Mi vuoi denuncia? Vammi a denuncia, poi vedi. Non ho paura di te, degli avvocati né delle guardie". Questi sono soltanto alcuni dei messaggi, violenti e volgari, scambiati fra Petrangeli e Molinaro. "Questi audio rendono davvero l'idea della gravità delle condotte di Molinaro, ne abbiamo selezionate circa 600, prima che Manuela bloccasse Molinaro", ha spiegato a Simona Berterame per Fanpage.it l'avvocato che assiste la famiglia Petrangeli, Carlo Testa Piccolini.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Molinaro avrebbe posto delle cimici nell'abitazione della donna per ascoltare le sue telefonate e si era convinto che avesse una relazione con un paziente: le chiedeva il numero di telefono, chi fosse e dove poteva trovarlo.
"Io non la mando giù questa cosa. Né oggi né mai. Mi devi dire chi sta, chi è. Tanto prima o poi me lo dici. Con le buone o con le cattive – le aveva detto in uno di questi messaggi – Vengo al lavoro tuo, faccio un macello".
Articolo in aggiornamento