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Lo stadio della Lazio al Flaminio sarà pronto nel 2032: Lotito punta su ecosostenibilità e grandi eventi

Presentato al pubblico il progetto della Lazio per il nuovo stadio Flaminio: inizio lavori per la prima metà del 2027. Intanto il presidente Lotito: “La società non è in vendita”
A cura di Francesco Esposito
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Il progetto di Marco Casamonti/Archea Associati (Foto da Facebook Giovanni Caudo)
Il progetto di Marco Casamonti/Archea Associati (Foto da Facebook Giovanni Caudo)

La Lazio avrà il suo stadio nel 2032. Questa la previsione fatta dalla società biancoceleste nel corso della conferenza stampa, tenuta a al centro sportivo Formello, di presentazione al pubblico del progetto del nuovo Stadio Flaminio, o, come ha detto l'architetto Marco Casamonti con una battuta, ‘Stadio Claudio Lotito'.

"Oggi non presentiamo un semplice progetto edilizio ma una visione – ha sottolineato il patron biancoceleste – la rifunzionalizzazione dello stadio Flaminio non riguarda solo la Lazio ma tutta Roma, la sua storia urbanistica e la sua capacità di guardare al futuro con responsabilità". Non siamo ancora in una fase esecutiva e prima di arrivare alla conferenza dei servizi preliminari siamo nel campo delle idee, ma intanto dirigenti e progettisti hanno provato a rispondere ad alcune questioni dibattute da tempo: conservazione della struttura storica, parcheggi, finanziamenti.

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La continuità con lo stadio del 1960

"Lo stadio Flaminio non è un manufatto isolato – inizia il senatore Lotito, leggendo un comunicato "per evitare di essere frainteso", dice – è parte di un sistema urbano con una connotazione sportiva e culturale consolidata nel tempo". Proprio il rapporto con il tempo, con la storia dell'impianto costruito per le Olimpiadi del 1960, è stato uno dei fattori che ha a lungo rallentato la concessione della struttura. E su questo la Lazio ci tiene a presentarsi nel migliore dei modi. Subito dopo l'introduzione del presidente la parola passa a Pierluigi Nervi, architetto e nipote omonimo del progettista del vecchio Flaminio, delegato a illustrare le affinità fra le idee del nonno e quelle che muovono il nuovo intervento.

Le tribune aggiuntive poggeranno su 46 cavalletti, "analoghi – dice Nervi – a quelli della struttura esistente, che resta libera e non alterata". Inoltre, gli intervalli fra i vari sostegni renderanno il corpo della vecchia struttura visibile dall'esterno. "Sarà uno stadio in acciaio che vola sullo stadio in cemento armato – spiega l'architetto Casamonti -, come se ci fosse l'anello ‘Pierluigi Nervi' da 20mila posti e sopra l'anello ‘Marco Casamonti' da 30mila. Ma in realtà è lo ‘Stadio Claudio Lotito'", aggiunge con una battuta. Un ruolo importante avrà anche la copertura, che dovrà proteggere dalla pioggia e dal sole gli spettatori ma anche la struttura del '60.

L'architetto Casamonti: "Uno stadio da raggiungere a piedi"

Al professore di Tecnologia dell'architettura dell'università La Sapienza Domenico D'Olimpio un altro compito difficile, dibattere sulla questione parcheggi e viabilità, "problemi di cui il quartiere soffre adesso". L'idea è semplice: uno stadio in città non ha bisogno di molti posti auto – pensati per appena il 25% degli spettatori – ed è collegabile con forme di mobilità dolce come percorsi pedonali e piste ciclabili. Nel progetto è prevista anche una ricostruzione del vecchio ponte Bailey davanti all'attuale sede dell'Enel su viale di Tor di Quinto. Senza contare che il progetto allo stato attuale non tiene conto della futura presenza della fermata Auditorium della linea C della metropolitana.

Sul tema torna l'architetto Casamonti nel momento delle domande: "Bisogna fare un cambio culturale e la questione così come è posta è sbagliata. Più parcheggi fai e più macchine porti, dobbiamo abituarci ad andare agli eventi di piacere a piedi. Fa bene alla salute". Anche qui torna Lotito, che nel momento delle domande torna ad essere il patron a cui ci ha abituato: "Ma voi da piazza del Popolo al Ministero della Marina ci andate con la macchina? La nostra visione è di portare le persone allo stadio, non le auto. E anche di evitare l'inquinamento".

Lo studio sulla mobilità dolce per il nuovo stadio Flaminio (da SS Lazio)
Lo studio sulla mobilità dolce per il nuovo stadio Flaminio (da SS Lazio)

Impatto energetico e finanziario

Sull'efficientamento energetico ha parlato il professor Roberto De Lieto Vollaro, docente del Dipartimento di Ingegneria Industriale, Elettronica e Meccanica dell’Università Roma Tre, che ha descritto il nuovo Flaminio "come infrastruttura energetica urbana" e "come uno strumento che produce, accumula, gestisce i picchi e abilita energia condivisa col quartiere" grazie a impianti fotovoltaici sulla copertura e strumentazioni di accumulo.

Per chi pagherà tutto questo, l'apporto di capitale della società sarà di circa 80 milioni di euro. I restanti 400 verranno da terzi a cui sarà concesso il diritto su alcuni servizi come consumazioni, nome dell'impianto e soprattutto eventi di esterni, in particolare concerti. Per quanto riguarda la biglietteria, i cui proventi resteranno alla Lazio.

Lotito: "Fatto domanda per Euro 2032, la società non è in vendita"

Ora al lavoro quindi, con il progetto che è stato consegnato la scorsa settimana al Campidoglio. L'iter burocratico sarà lo stesso affrontato dalla Roma per l'impianto di Pietralata e quello previsto dalla legge sugli stadi, quindi verrà votata una dichiarazione di pubblica utilità e dopo gli studi preliminari si dovrà arrivare a una conferenza dei servizi. Al momento il cronoprogramma recita: inizio dei lavori nel primo semestre del 2027 e completamento nella prima metà del 2031.

Resta, quindi, aperta una porta per gli Europei maschili del 2032. "Abbiamo formalizzato in Federcalcio l'istanza per inserirlo negli impianti che ospiteranno la manifestazione e anche il Comune di Roma è favorevole. È chiaro che poi dipenderà dalle autorizzazioni per i lavori", commenta il presidente Lotito, che, però, incalzato dalle domande della stampa, da il meglio di sé in chiusura di conferenza: "Lo dico una volta per tutte, la società non è in vendita. Vogliamo andare avanti in maniera autonoma. No ‘Libera la Lazio' (ndr, slogan delle frange di tifo più ostili al patron), la società deve essere libera".

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