Cinquanta chili d'oro in cambio della falsa promessa di libertà. Un'illusione per gli ebrei romani, ‪un inganno e un'estorsione da parte dei nazisti. Cinquanta chili d'oro da recuperare in 36 ore, questa la richiesta dei tedeschi, pena la deportazione di oltre 200 capi famiglia. A settembre del 1943 il colonnello nazista Herbert Kappler convoca l'allora presidente della comunità israelitica di Roma e il presidente dell'Unione delle Comunità Israelitiche Italiane presso il suo ufficio a Villa Wolkonsky, che si trova tra San Giovanni e Porta Maggiore e che attualmente è la residenza ufficiale dell'ambasciatore britannico in Italia. Intima loro di consegnare l'oro minacciando, altrimenti, di deportare gli ebrei nei campi di concentramento.

L'oro viene raccolto in pochi giorni, come dimostrano le ricevute conservate nel Museo Ebraico di Roma. È inutile: il 16 ottobre del 1943, pochi giorni dopo, 1.024 romani vengono deportati dai nazisti nel campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz. L'oro viene consegnato, quindi, ma le promesse non vengono mantenute e subito dopo c'è il rastrellamento, che coinvolge non solo i capi famiglia, ma tutta la popolazione del Ghetto di Roma, tra cui moltissime donne e bambini. La consegna dell'oro non è servita a niente. Il treno per la Polonia parte il 18 ottobre dalla stazione Tiburtina di Roma. Settimia Spizzichino è l'unica donna del Portico d'Ottavia ad essere tornata a Roma dal campo di concentramento di Auschwitz. La città di Roma le ha dedicato il cavalcavia Ostiense, che ora si chiama, per l'appunto, ponte Settimia Spizzichino.

Il 22 gennaio del 1944 il colonnello Kappler viene nominato capo della Gestapo di Roma dal feldmaresciallo Albert Kesselring. Kappler, processato a fine guerra, è responsabile anche dell'eccidio delle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944. Perdono la vita 335 civili e militari italiani, ebrei, detenuti e prigionieri politici. È la repressione nazista per l'attentato partigiano di via Rasella.