La famiglia di Satnam Singh è in Italia, la madre: “Giustizia per mio figlio”

"Giustizia per mio figlio". Lo ha chiesto, in lacrime, la famiglia di Satnam Singh, il bracciante indiano morto il 19 giugno 2024 a Roma a causa di un incidente sul lavoro. La madre, il padre e i fratelli del 32enne, sono arrivati in Italia con un viaggio organizzato dalla Cgil, per una serie di incontri commemorativi in ricordo di Satnam Singh. "Vorrei restare in Italia per la durata del processo", ha spiegato il padre di Satnam Singh, ribadendo di avere fiducia nella giustizia. "È una richiesta che è emersa oggi – ha dichiarato il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca -. Ne parleremo con la Cgil che si è fatta carico delle spese di trasporto e alloggio in questi giorni. È un loro diritto , sicuramente non ci tireremo indietro".
"Il fatto che vediate tutte le istituzioni schierate significa che siamo una cosa sola rispetto a questa vicenda, per continuare a impegnarci affinché tragedie come questa non accadano mai più – le parole di Rocca ai genitori di Satnam Singh, durante il loro incontro -. Quella non è l'Italia che amiamo. Amiamo invece quella del padrone di casa che offrì un alloggio a Satnam e di chi se ne è preso cura".
Il primo incontro è stato oggi con il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, mentre domani la famiglia sarà ricevuta al comune di Cisterna di Latina – dove il 32enne viveva insieme alla compagna – e sarà scoperta una targa commemorativa. Il 17 luglio mattina ci sarà un incontro con il segretario della Cgil Maurizio Landini, mentre nel pomeriggio la famiglia sarà ricevuta al Senato dalla Commissione parlamentare di inchiesta condizioni di lavoro in Italia, sfruttamento e sicurezza luoghi di lavoro.
"Un fatto per noi importante nell'azione di aiuto concreto ai familiari di Satnam e Soni, che da più di un anno stiamo portando avanti anche grazie alla generosità di tante persone – ha dichiarato la Cgil in una nota -. Un impegno che prosegue anche in sede legale, sia nel processo per la morte del bracciante in cui siamo riconosciuti parte civile, che nella seconda inchiesta nei confronti del datore di lavoro per caporalato".