Sulla dolorosa vicenda dei feti aborti sepolti con il nome della madre in un campo del cimitero Flaminio Prima Porta la Procura di Roma con il pubblico ministero Claudia Alberti ha chiesto l'archiviazione del caso al giudice delle indagini preliminari. Nel procedimento, presentato alcuni mesi fa da Differenza Donna ong, i reati ipotizzati sono quelli di violazione della leggi sull’aborto e diffusione dei dati personali. Per il pm non ci sarebbero i presupposti per l'azione penale in quanto le indagini, non avrebbero riscontrato "condotte dolose e volte a danneggiare la riservatezza delle donne" ma i fatti, seppur spiacevoli, sarebbero da imputare "all’errata interpretazione dei regolamenti comunali".

Differenza Donna: "Andremo avanti"

Sulla richiesta di archiviazione della vicenda da parte della Procura è intervenuta Differenza Donna: "Come associazione che tutela le donne e le supporta dal punto di vista legale noi andreamo avanti – spiega la presidente Elisa Ercoli, contattatta da Fanpage.it – riteniamo che non sia possibile interrompere l'indagine, perchè una violazione della privacy c'è stata e ciò lo conferma anche il Garante". Differenza donna ha già fatto il punto della situazione in un incontro con le donne interessate a portare avanti una "battaglia di civiltà, del rispetto dell'anonimato, della trasparenza e dell'interruzione di gravidanza". La richiesta è che venga preso sotto esame uno ad uno ed esaminato ogni caso delle donne coinvolte. "Ad essere in ballo è anche l'accessibilità della legge 194 del 1978, ad oggi esistono ancora difficoltà sulla scelta delle donne" conclude Ercoli.

La vicenda dei feti abortiti sepolti con il nome delle madri

La vicenda dei feti abortiti e sepolti con con una croce di legno e una targhetta riportante il nome della donna che ha scelto di sottoporsi all'interruzione volontaria di gravidanza è emersa lo scorso settembre, quando Marta ha raccontato la sua dolorosa storia in un post pubblicato sui social network. La donna ha scoperto che, non solo il feto era stato sepolto senza il suo consenso, ma anche che la tomba riportava il suo nome e cognome. "Mi sono sentita violata nella privacy, è come se con la sepoltura del feto che ho abortito e il mio nome scritto su quella croce avessero voluto dirmi ‘l'hai abbandonato e ci pensiamo noi, come per farmi sentire colpevole". Alla sua denuncia si sono aggiunte decine di donne, vittime dello stesso sistema.