Femminicidio Ilaria Sula, la madre di Samson: “Ho ripulito con la candeggina per togliere l’odore di sangue”

È comparsa nell'aula bunker di Rebibbia questa mattina la mamma di Mark Samson, il giovane reo confesso di aver ucciso l'ex fidanzata Ilaria Sula a Roma. Nors Manlapaz, che ha patteggiato due anni di reclusione per aver aiutato il figlio a nascondere le tracce del delitto, ha ripercorso quanto accaduto fra il 24 marzo 2025, il 25 e fino al 26 mattina, il giorno del femminicidio. "Mi ha chiesto se avevamo una valigia grande. Poi mi ha detto di comprare una busta e il detersivo", ha dichiarato ai giudici. "Ogni giorno per noi è una ferita aperta", è il commento dei genitori di Ilaria Sula a Simona Berterame di Fanpage.it nella pausa in aula durante l'udienza.
Il racconto della mamma di Mark Samson a processo
Il racconto di Nors Manlapaz è iniziato a partire dalla sera del 24, quando, a differenza del solito, il figlio dorme nell'appartamento dei genitori nel quartiere Africano. "Solitamente mio figlio dormiva da Ilaria, ma siccome il giorno dopo doveva accompagnarmi in ospedale ha dormito da me". La mattina del 25, però, la donna lascia Samson a Porta Pia per poi proseguire verso il Policlinico Umberto I. "Mi ha detto che andava all'università", riferisce la madre del reo confesso.
Gli studi del figlio erano un argomento di cui Nors Manlapaz parlava anche con Ilaria Sula quando si vedevano: "Le chiedevo ma Mark studia? E lei mi diceva sisì, studia con me. Anche a lui chiedevo degli esami, se li stava facendo, e lui mi diceva di sì. Mi ha fatto vedere anche alcuni risultati". Non parlano di università nei vari messaggi che madre e figlio si scambiano nel corso della giornata del 25 marzo: "Mi ha chiesto a che ora sarei uscita di casa la mattina dopo", prosegue la donna. I due poi parlano dei panni stesi fuori da una finestra della camera del figlio che Mark si offre di ritirare: "Ci penso io, l'unica cosa che ti chiedo è di non entrare nella stanza così posso concentrarmi", scrive alle 20.35.
Il ricordo della tragica sera: "Non ho neppure sentito la porta di casa"
Proprio quella sera Ilaria Sula sarebbe arrivata nell'appartamento. "Non l'ho sentita entrare in casa e Mark non mi aveva detto che sarebbe venuta – prosegue Nors Manlapaz davanti ai giudici -. Non ho sentito la porta di casa aprirsi e chiudersi ma solo il rumore della porta della doccia intorno alle 22. Anche durante la notte non ho sentito nessun rumore e con Mark non ci siamo visti".
Nel racconto della madre del femminicida la giornata del 26 sembra iniziare come ogni altra: "Mi sono alzata sicuramente prima delle 9 perché dovevo preparare il pranzo e intorno a quell’ora devo prendere una pillola. Mia marito era già uscito, non ricordo a che ora perché dormivo. Facevo colazione e vedo mark entrare in cucina. Mi ha abbracciato e mi ha coccolato come sempre". Qui la donna scoppia in un pianto che porta a interrompere l'udienza per qualche minuto, per riprendere quando Samson rientra in camera per poi uscirne di nuovo per preparare due tazzine di caffè e metterle su un vassoio. "Gli ho chiesto ‘Amore sei con qualcuno?‘ Mi ha guardato e mi ha detto ‘Sì mamma, c’è Ilaria‘".
Il litigio fra Mark Samson e Ilaria Sula: "Mi sono preoccupata, ho bussato"
È dopo il caffè che nasce un violento litigio fra i due ex fidanzati. "Ho sentito la voce di Ilaria, parlavano ad alta voce ma non capivo che cosa dicevano – continua Manlapaz -. Discutevano ad alta voce. Io ero nella mia stanza e ad un certo punto mi sono preoccupata ed ho bussato, non li avevo mai sentiti parlare a voce così alta. Mark mi ha risposto ‘Stiamo solo parlando‘. Successivamente ho sentito una frase di Ilaria ‘Adesso che cosa vuoi fare‘". Le rassicurazioni del figlio non avrebbero convinto la donna, che avrebbe deciso di bussare un'altra volta: "Ho sentito la voce di Mark che diceva ‘Mà aspetta, mà aspetta'".
La donna avrebbe, quindi, continuato a prepararsi per uscire, finché non manda un messaggio al figlio alle 11.08: "Quando hai tempo prendi i panni stesi e portali qui". A quel punto cambia tutto. "Mark ha aperto la porta e l’ho visto che piangeva, era tutto rosso in viso". Il ragazzo, però, non rivela subito alla madre cosa ha fatto: "Mi ha detto ‘Mamma ho fame, non ho mangiato e non ho dormito‘ . Ho avuto paura perché non sembrava lui, tremava. Ho cercato di abbracciarlo e ad un certo punto ho visto una persona sdraiata a terra, ho visto solo i piedi con il viso a terra".
La scoperta del delitto: "Gli ho chiesto: Cosa hai fatto?"
Così Nors Manlapaz sarebbe venuta a conoscenza del delitto commesso da Samson. "Ho chiesto a mio figlio ‘Cosa hai fatto?'. Lui mi ha risposto in filippino ‘Se non lo facevo io mi ammazzano a me‘". Una frase enigmatica che, secondo la donna, significherebbe che "se non moriva lei sarebbe morto lui". A quel punto Manlapaz si sarebbe accasciata sul divano e sarebbe svenuta: "Quando mi sono svegliata c’era Mark vicino a me e piangeva", continua.
Quando l'argomento dell'udienza diventa il suo reato, concorso in occultamento di cadavere aggravato, la testimonianza perde di coerenza. "Ho chiesto di portarla in ospedale", dice davanti ai giudici, ma gli viene fatto notare che in sede d'interrogatorio non lo aveva mai dichiarato. Lei ribatte di averlo detto all’avvocato già nei primi giorni d'indagine.
L'occultamento di cadavere: "Mi ha chiesto se avessimo una valigia grande"
"Mark mi ha portato nella mia camera da letto e mi ha chiesto ‘Mamma, abbiamo una valigia grande?'". Così sarebbe nata l'idea di nascondere il corpo di Ilaria Sula, poi ritrovato qualche giorno dopo in un dirupo fuori Roma. "Mi ha detto di comprare una busta e il detersivo. Nella sua stanza c’era un rotolone di scottex che lui usato per pulire. Mi ha chiesto se avevamo qualcosa da buttare e gli ho dato dei vecchi vestiti".
Manlapaz ci gira intorno, così il pm prova ad arrivare al punto: "Lei ha aiutato mark a ripulire la scena del crimine", chiede alla donna che dovrà scontare due anni di carcere. Anche a questa domanda la risposta è sconnessa, tanto da spingere l'accusa a ricordarle quanto dichiarato in sede d'interrogatorio: "Basta che hai levato quello grosso, al resto ci penso io". La donna conferma, ma continua a dire di non ricordare quella fase in cui Samson avrebbe preparato e messo in una valigia il cadavere dell'ex. Non risponde, indugia, chiede una pausa. "Lei ha visto come Mark ha portato fuori il corpo?", chiede il pm. La donna non parla, ma si alza in piedi e fa il gesto di sollevare tutte e due le braccia per mostrare come il figlio teneva il borsone.
Nors Manlapaz è rimasta per poco meno di due ore da sola in casa, da quando Mark Samson è uscito alle 14 fino alle 16, quando anche lei ha lasciato la casa per andare a prendere una bambina a scuola. "Ho sistemato quello che era in disordine", dice in aula. Ma il pm sottolinea che durante l'interrogatorio ha riferito di aver "ripulito con la candeggina diluita con l'acqua per coprire l'odore di sangue".
Una settimana senza chiedere cosa fosse successo: "Avevo paura si uccidesse"
Il ruolo di Nors Manlapaz nell'occultamento è chiaro e stabilito da una sentenza, anche se frutto di un patteggiamento. Ma nel corso dell'udienza la lente dell'accusa si sposta più avanti nel tempo, ai giorni successivi che passano in silenzio anche all'interno della stessa famiglia Samson. "Avevo paura per il papà di Mark, che si sentisse male – continua la donna -. Se glielo avessi detto prima, lui avrebbe chiamato la polizia". Questo, però, non è avvenuto.
Il comportamento allibisce anche la pm, che sbotta: "Suo figlio uccide la fidanzata dentro casa sua con quella modalità e lei per una settimana non gli chiede nulla?". No, Manlapaz non chiede niente a Mark Samson: "Ho visto mio figlio troppo giù e io non ho avuto il coraggio di chiedere – racconta -. Non abbiamo mai parlato, avevo paura che lui potesse uccidersi".
Sul telefono di lei, però, ci sono tracce di molti messaggi tra i due che sono poi stati cancellati. Chat di ogni genere, da semplici ‘buongiorno' a ‘quando torni a casa?', o richieste di vestiti da passare a prendere prima di andare a dormire da un amico. Messaggi in cui traspare l'ansia della madre, che il 28 marzo scrive al figlio "Fai attenzione, non ti fidare di nessuno, ok?".
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