"Se l'Italia vuole questo, io non sono nessuno, purtroppo, per fare capire che oggi la giustizia non ha vinto come sembrerebbe. Ora voglio spendere questi pochi momenti che mi rimangono con Viola (la fidanzata ndr.) e non con chi ha contribuito alla mia condanna". Queste le parole di Federico Ciontoli a Fanpage.it dopo la lettura della sentenza con cui la Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta a lui, a suo padre Antonio, a sua madre Maria e a sua sorella Martina dai giudici della corte d'Assise d'appello bis. Federico Ciontoli dovrà scontare una condanna a 9 anni e 4 mesi per concorso semplice nell'omicidio volontario di Marco Vannini. La sentenza è definitiva e questa sera Ciontoli si recherà insieme ai suoi familiari in carcere. La stessa pena dovrà essere scontata dalla mamma e dalla sorella, mentre il papà è stato condannato a 14 anni per omicidio volontario.

Il suo avvocato: "Credo che Federico sia una vittima"

"Federico accompagnato dalla fidanzata Viola si costituirà in carcere a Rebibbia. E' un ragazzo serio e le sentenze le rispetta", ha confermato all'agenzia Nova l'avvocato Domenico Ciruzzi, legale del ragazzo. Ha dichiarato ancora: "Credo che Federico sia un'altra vittima di questa vicenda. Dico questo portando solamente l'esempio di Viola. Quella di Viola è stata la stessa condotta di Federico con la differenza che Federico si è opposto al padre, ha raccontato lui del colpo di pistola, eppure Viola giustamente assolta e il ragazzo condannato a 9 anni e sei mesi. Credo che questo processo come altri rappresenti la spia di un sistema che non funziona più".

Ciontoli aveva detto: "Non voglio sfuggire alle mie responsabilità"

"Non voglio sfuggire alle mie responsabilità, se la Cassazione sceglierà che io debba andare in carcere, ci andrò perché è giusto che sia così", aveva dichiarato Federico ai microfoni di Fanpage.it qualche settimana prima della pronuncia dei giudici.  "Lui è giusto che paghi, è giusto che paghi perché la vita di una persona, Marco non c’è più e gli è stata strappata per una cazzata, per uno scherzo del cazzo. Io non sarei mai stato complice di mio padre nel far soffrire una persona, figuriamoci nel farla morire", aveva detto in merito alla posizione del papà, Antonio Ciontoli. "Io non so se loro riusciranno mai a perdonarmi per il fatto di non essere riuscito a salvare il loro figlio. Sono stato stupido, ingenuo, ho creduto alle bugie ma questo è quello che sono riuscito a fare quella sera", era stato l'appello rivolto ai genitori di Marco Vannini.

(Ha collaborato Simona Berterame)