Dimesso con una grave cardiopatia, muore poco dopo: il Gemelli condannato a risarcire la famiglia con un milione di euro

Ricoverato, diagnosticato con una patologia cardiaca grave e poi rimandato a casa. Due settimane dopo è morto. Ora il Policlinico Gemelli di Roma dovrà risarcire i familiari con circa 950mila euro, tra danni e spese legali, oltre agli interessi. Lo ha stabilito il Tribunale civile di Roma nella sentenza di primo grado pubblicata nei giorni scorsi.
Dimesso, muore poco dopo per un'insufficienza cardiaca
I fatti risalgono al maggio 2018. L’uomo, 70 anni, accusava da giorni difficoltà respiratorie, affaticamento costante e un progressivo peggioramento delle condizioni fisiche. Ricoverato al Gemelli, è stato sottoposto a una serie di accertamenti che hanno portato a una diagnosi netta: stenosi aortica severa, una condizione che rendeva necessaria la sostituzione urgente della valvola aortica.
Nonostante il quadro clinico, il 24 maggio il paziente è stato dimesso. Come riporta il Corriere della Sera, sul certificato di uscita è stata indicata una terapia farmacologica, con la dicitura che sarebbe stato successivamente ricontattato per programmare l’intervento chirurgico. L’operazione, però, non è mai stata eseguita. Dopo pochi giorni l’uomo si è sentito nuovamente male ed è morto nel mese di giugno per insufficienza cardiaca.
I giudici: "Intervento tempestivo lo avrebbe salvato"
Secondo i giudici del Tribunale civile, quella dimissione non avrebbe mai dovuto avvenire. Il paziente, si legge nella sentenza, doveva essere trattenuto in ospedale e operato d’urgenza, perché l’intervento avrebbe avuto concrete possibilità di salvargli la vita. I magistrati hanno ricostruito l’intera vicenda analizzando la cartella clinica, la documentazione sanitaria, una perizia medico-legale e le testimonianze raccolte nel corso del processo.
Il giudice Guido Marcelli ha accolto integralmente le richieste dell’avvocato dei familiari, Roberto Marino, evidenziando come, in presenza di una stenosi aortica sintomatica, "non è prevista alcuna domiciliarizzazione, essendo prevedibile l’evoluzione infausta con rischio letale nel periodo intermedio". La sentenza sottolinea inoltre che "un tempestivo intervento cardiochirurgico avrebbe consentito la sopravvivenza del paziente".
Il risarcimento di quasi un milione di euro
Nel procedimento è stato ribadito un punto centrale: individuare il momento in cui la stenosi aortica diventa sintomatica è decisivo, perché da quel momento la prognosi dei pazienti non sottoposti a sostituzione valvolare peggiora rapidamente fino al decesso. Per il Tribunale, i sanitari sono stati negligenti "per aver imprudentemente dimesso un paziente che necessitava di trattamento chirurgico non differibile".
Le condizioni cliniche dell’uomo, sempre secondo i giudici, avrebbero consentito l’intervento già durante il primo ricovero, poiché il paziente risultava stabilizzato sotto il profilo emodinamico, nonostante la gravità del quadro cardiaco. "L’avvenuto invio a domicilio di un paziente con cardio-valvulopatia grave e a rischio di morte improvvisa configura una condotta sanitaria erronea ed imprudente, con particolare riferimento alle competenze di carattere cardiologico", si legge ancora nella sentenza.
Da queste valutazioni è scaturita la condanna al risarcimento per i familiari, per un importo complessivo che si avvicina al milione di euro. Una decisione che, secondo il Tribunale, chiarisce come quella morte fosse evitabile.