Era il 7 aprile del 1944 quando dieci donne furono fucilate per un tozzo di pane e un po' di farina e i loro corpi lasciati un giorno intero sul luogo del massacro, come monito per la popolazione.  Tutti la ricordano come la strage del forno Tesei (o eccidio del Ponte dell'industria), una delle testimonianze più drammatiche del fascismo in Italia. L'episodio fu raccontato per la prima volta dal giornalista Cesare De Simone in un saggio pubblicato nel 1994.

Tesei era un mulino nella zona Portuense della Capitale che produceva pane e farina per i militari tedeschi. Il 7 aprile del 1944 decine di persone presero d'assalto il forno per rubare qualche pagnotta. In quel periodo Roma era occupata dai nazisti, la popolazione era in miseria e i pochi grammi di cibo concessi dalla razione giornaliera non bastavano per sfamare tutti. Non era quindi insolito che la gente, disperata a causa della fame, prendesse d'assalto i forni e i trasporti di pane e farina.

Quel 7 aprile si sparse la voce che il mulino Tesei, oltre a produrre pane bianco, fungeva da deposito di farina. A decine, in gran parte donne, si accalcarono intorno all'edificio per reclamare il pane. Riuscirono a sfondare i cancelli della struttura per fare razzia dei beni alimentari. Probabilmente il direttore del forno, impietosito dalla disperazione della gente, non oppose resistenza.  Ma l'impresa non andò a buon fine perché la polizia nazi-fascista, avvertita del trambusto, si recò immediatamente sul posto per ripristinare l'ordine.

Dieci donne furono bloccate e con la forza condotte sul Ponte di ferro (Ponte dell'Industria): Clorinda Falsetti, Italia Ferracci, Esperia Pellegrini, Elvira Ferrante, Eulalia Fiorentino, Elettra Maria Giardini, Concetta Piazza, Assunta Maria Izzi, Arialda Pistolesi, Silvia Loggreolo. Furono disposte in fila contro la ringhiera e freddate a colpi di fucile. Uno scempio che non finì lì. Ai familiari delle vittime fu impedito di recuperare i corpi che rimasero su quel ponte fino al mattino successivo. Le salme furono poi caricate su un camion e nessuno seppe dove vennero portate e sepolte.

Il 7 aprile di ogni anno, giorno della ricorrenza, vengono posti dei fiori sulla lapide commemorativa realizzata sul ponte nel 1997.

La figura di "Pina" in Roma città aperta

Dopo l'eccidio al Ponte dell'Industria, episodi dello stesso genere si intensificarono. E le donne ne furono senza dubbio protagoniste. Il 3 maggio del 1944 fu attaccato un altro forno nel Tiburtino. E ancora una volta cadde sotto i colpi di fucile una donna, Caterina Martinelli, colpevole di aver rubato una pagnotta per sfamare i suoi sette figli. La figura della donna impavida che lotta con tutte le forze contro le ingiustizie dei nazi-fascisti è rappresentata nel capolavoro del 1945 di Roberto Rossellini, Roma città aperta. Emblematica la scena di Pina (interpretata dalla formidabile Anna Magnani) che corre dietro la camionetta dei militari nel vano tentativo di salvare suo marito. Muore, colpita da una raffica di mitra. La corsa di Pina per la libertà è la stessa di tutte quelle donne che si ribellarono all'occupazione nazista e al regime fascista, diventando il simbolo della Resistenza italiana.