Sono una quarantina i casi accertati di coronavirus all'interno del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Roma. Circa 150 i pompieri in quarantena. A questi numeri va aggiunta l'assenza dei vigili che, nel corso del servizio, subiscono infortuni e devono assentarsi dal lavoro. Tutto questo, denunciano i lavoratori del sindacato autonomo CONAPO, fa sì che il dispositivo di soccorso ‘sia ormai allo stremo'. "L'organico attuale del Comando provinciale ammonta a 1400 unità divise per quattro turni. Il Covid-19 tocca il 10% del Comando di Roma, sul quale pesa una carenza di mille unità", dichiara a Fanpage.it Angelo Sante Mogavero, caporeparto dei vigili e segretario provinciale del sindacato. Che spiega: "Un organico efficiente e pronto al soccorso dovrebbe essere di 2500 unità". Un numero molto lontano da quello effettivo.

Ma cosa comportano questi numeri in pratica? Cosa succede ora al fondamentale servizio offerto dai Vigili del Fuoco? Lo ha spiegato il segretario regionale CONAPO, Rossano Riglioni: "Nei fatti si arriva a un declassamento delle sedi perché non è più possibile effettuare soccorso ordinario. Partecipiamo su richiesta a sanificazioni dei locali pubblici, degli ospedali, delle scuole: se continua così non saremo più in grado di sopperire nemmeno a questo". E aggiunge: "Il dispositivo di soccorso è ormai allo stremo, non è possibile andare avanti in questo modo. Il Ministero e l'amministrazione centrale devono cambiare la pianta organica di questo comando e portarla immediatamente a 2500 unità".

Secondo quanto dichiarato da Riglioni e Mogavero, nonostante i contagi siano avvenuti fuori dal servizio, i dispositivi di protezione individuale forniti sarebbero insufficienti. "Ci danno due mascherine ogni venti giorni". E anche la situazione del parco mezzi non sarebbe positiva. "È vecchio, finora di siamo sostenuti con mezzi vecchi di 3mila chilometri. La pianta organica delle autoscale è stata ridotta ed è scandaloso".