Covid 19
25 Novembre 2021
13:43

Covid Lazio, Gimbe: dati su ricoveri e terapie intensive vicini alla soglia limite

L’incidenza nel Lazio è di 275 casi positivi per 100mila abitanti. La città con il più alto numero di contagi è Roma, ultima Frosinone. I dati su ricoveri e terapie intensive sono vicini alla soglia limite.
A cura di Alessia Rabbai
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I nuovi casi di Covid-19 nel Lazio sono aumentati del 30% rispetto all'ultima settimana. La Fondazione Gimbe ha pubblicato l'ultimo report con i dati aggiornati del monitoraggiosull'andamento delle emergenza sanitaria in Italia e nelle varie regioni. Le cifre menzionate si riferiscono alla settimana che va dal 17 al 23 novembre. Secondo quanto emerge dalla rilevazione negli ultimi quattordici giorni, l'incidenza che emerge è di 275 casi positivi per 100mila abitanti. La città che registra il più alto numero di contagi è Roma con 145 positivi, seconda si piazza Latina con 130, terza arriva Viterbo a 127, a seguire infine ci sono Rieti a 114 e Frosinone con 100 contagi.

Ricoveri e terapie intensive del Lazio vicini ai limiti

Per quanto riguarda i dati sui ricoveri e sulle terapie intensive Covid-19 del Lazio, si posizionano al di sotto della soglia di saturazione, ma sono ai limiti di quelli stabiliti dal Ministero della Salute, con l'11% dei posti letto occupati in ospedale dedicati al Covid-19 e il 9% di terapie intensiva.

Il 77,6% della popolazione del Lazio è vaccinata

Dati rincuoranti arrivano dall'andamento della campagna vaccinale, che nel Lazio ha raggiunto il 77,6% della popolazione che ha completato l'intero ciclo di somministrazione, avendo ricevuto entrambe le dosi. Un risultato che colloca la regione al di sopra della media nazionale, che al momento si attesta sul 76,7%. Il Lazio, si evidenzia dai dati, è capofia anche per quanto riguarda la somministrazione delle terze dosi, ripetto alle quli attualmente la copertura è del 49,8%, ripetto al 29,1%, se si consideta complessivamente il dato italiano. Ad averle ricevute finora sono nella maggior parte dei casi operatori sanitari ed over 80, ma una buona fetta comprende anche gli immunodepressi e in minor parte over 60 e ed ospiti delle strutture sanitarie territoriali.

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