“Con nuove regole sulla Sanità anche 100 chilometri per una visita”, Pd contro il provvedimento di Rocca

Negli ultimi giorni del 2025 la giunta della Regione Lazio guidata dal presidente Francesco Rocca ha approvato una delibera che punta a dare un colpo deciso alle lunghe liste d'attesa della sanità pubblica laziale. Per raggiungere l'obiettivo sono stati modificati gli ‘ambiti di garanzia', stabiliti dall'amministrazione di Nicola Zingaretti nel 2019, che definiscono delle ‘aree geografiche di competenza' delle varie Asl. Nonostante i buoni propositi la riforma non ha convinto le opposizioni.
"L'impatto rischia di essere asimmetrico, colpendo maggiormente le fasce di popolazione più fragili dal punto di vista socio-economico, digitale e geografico" commenta a Fanpage.it il consigliere regionale del Partito Democratico Massimiliano Valeriani. "La sanità nel Lazio, purtroppo, negli ultimi tre anni, nonostante l’uscita dal commissariamento e le condizioni favorevoli per potenziare personale e infrastrutture, è rimasta al palo. Il potenziamento del personale non c’è stato. Se il presidente pensa di ricandidarsi su questi risultati, farà i conti con i cittadini".
Può spiegarci perché questi ambiti di garanzia danneggiano i più fragili da un punto di vista geografico?
Prima c’era un ambito regionale, quindi esisteva il rischio per un cittadino di ottenere una prenotazione a una distanza eccessiva rispetto al luogo di residenza. Con questo provvedimento il meccanismo è stato rivisto: il territorio è stato diviso in più distretti, in più bacini. Il tentativo, in astratto, è anche giusto. Tuttavia, con il meccanismo attuale c’è una penalizzazione evidente per tutti i cittadini che risiedono fuori Roma, perché in tutte le situazioni delle province l’ambito di riferimento entra comunque dentro Roma.
I distretti individuati sono cinque: Centro (Roma 1, Roma 2 o Roma 3), Nord Ovest, Nord Est, Sud Est, Sud Ovest. Tutti i distretti, però, hanno come riferimento una delle ASL romane: quelle del distretto Centro e Roma 4, Roma 5 e Roma 6 a seconda che si parli di Lazio Nord, Sud, Est o Ovest. Questo significa che un cittadino di Viterbo può ritrovarsi una prenotazione in una ASL romana, così come un residente a Rieti, Frosinone o Latina.
Se li immaginiamo su una mappa, vediamo che la punta di questi ambiti di garanzia entra sempre dentro Roma. Questo vuol dire che un cittadino che risiede, ad esempio, a Civita Castellana può ritrovarsi una prenotazione in una ASL romana. Il disagio legato alla distanza, e spesso anche all’impossibilità materiale di spostarsi, diventa una barriera insuperabile. Sempre più persone rinunciano a curarsi perché la prestazione è lontana dal luogo di residenza. Oppure, se possono permetterselo, vanno dal privato pur di non fare 80 o 100 chilometri.
Il problema è che questi ambiti non coincidono con le singole ASL, cosa che sarebbe stata preferibile. Ogni ambito comprende più ASL e, per chi vive fuori Roma, una parte consistente dell’ambito è sempre una ASL romana. Così può capitare che chi vive in provincia di Rieti riceva una prenotazione al Pertini di Roma. Questo sistema non risolve il problema delle distanze, soprattutto per anziani, persone con difficoltà motorie o pazienti fragili, per i quali anche 30 o 40 chilometri rappresentano un ostacolo serio.
E sul piano delle disuguaglianze economiche?
Con questo sistema, che affida le risposte alle liste d’attesa alle agende dei privati senza potenziare il pubblico, accade che chi può permetterselo va dal privato, mentre chi non può rinuncia a curarsi.
È una forma di barriera economica: se non metti le persone nelle condizioni di curarsi con una risposta puntuale e geograficamente sostenibile, crei un ostacolo. Chi ha risorse lo supera, chi non le ha resta escluso.
Noi contestiamo questo provvedimento perché, di fatto, rappresenta una sorta di privatizzazione regolata: con la scusa dell’abbattimento delle liste d’attesa si apre al privato in modo eccessivo. Questa operazione avrebbe avuto più forza se fosse stata accompagnata, o preceduta, da un grande potenziamento della sanità pubblica. Ma questo non è avvenuto.
Lo stesso giorno, martedì 30 dicembre, Regione ha annunciato un aumento delle risorse alle Asl di oltre 80 milioni di euro: può bastare?
Può aiutare, certo, ma sono i frutti di un processo di risanamento durato quindici anni. L’uscita dal commissariamento non è merito della giunta Rocca, ma di un percorso lungo, di cui l’amministrazione Zingaretti è stata protagonista.
Detto questo, è assolutamente insufficiente. Rocca aveva annunciato 15mila assunzioni, ma dopo tre anni il saldo tra assunti e pensionamenti è praticamente zero. Il personale è lo stesso di tre anni fa.
Siamo usciti dal commissariamento finanziario, ma non dall’emergenza del personale e dalla difficoltà del sistema pubblico di rispondere ai bisogni dei cittadini. Tanto è vero che continuiamo a fare accordi con i privati e a trasferire loro una massa enorme di utenza.
Il provvedimento prevede anche dei cambiamenti per il sistema sanzionatorio.
Sì, è un aspetto meno centrale ma comunque rilevante. Viene equiparato un cittadino negligente a persone con fragilità, cronicità o impedimenti oggettivi.
Se io, che sono una persona sana, non mi presento a una visita, è giusto che scatti una sanzione. Ma non si può trattare allo stesso modo un novantenne non autosufficiente o una persona con una patologia cronica. Qui manca una distinzione fondamentale.
In conclusione, come finisce l'anno per la sanità laziale?
Dopo tre anni c’è il fallimento ufficiale della ricetta Rocca. In campagna elettorale aveva promesso l’abbattimento delle liste d’attesa in dodici mesi. Ne sono passati trentasei e il problema è più grave di prima.
La soluzione proposta è spostare l’utenza dal pubblico al privato, trasferendo risorse enormi, senza potenziare il personale pubblico. L'ultima prova sono le case di comunità, che si aprono ma sono scatole vuote, senza medici e senza servizi. Questo è lo scenario che l’amministrazione Rocca consegna oggi sulla sanità.