Una scoperta di cui parlerà il mondo. Così l'ha annunciata il ministro della Cultura, Dario Franceschini. In un'antica grotta sul mare del promontorio del Circeo sono stati trovati resti di nove ominidi appartenenti alla specie Homo neanderthalensis, cioè uomini di Neanderthal. La scoperta non solo arricchisce le ricerche su questa specie così simile alla nostra, ma con essa il promontorio laziale che si affaccia sulla spiaggia di Sabaudia si conferma uno  dei luoghi più significativi della Terra per la storia dei Neanderthal. Non sono i nostri antenati diretti, ma una forma umana estinta, molto simile a noi, ma anche diversa, per alcuni aspetti fisici e cognitivi. Ci ha preceduto nel tempo, abbiamo convissuto con loro, ma ora non ci sono più. L'evoluzione non è una sequenza lineare, non c'è alcuna scala che culmina con la nostra specie, homo sapiens. Quella del genere homo è invece una storia fatta di cespugli e piccoli rami estinti, tranne uno, il nostro. I Neanderthal, spiegano gli esperti, rappresentavano certamente un altro modo di essere umani. Erano simili a noi, ma diversi per alcuni aspetti.

Il luogo del ritrovamento: la Grotta Guattari al Circeo

La storia dell'esplorazione scientifica delle grotte del Circeo comincia nel 1939: il 24 febbraio un gruppo di operai scopre per caso una grotta, il cui ingresso è rimasto nascosto per millenni a causa di una frana. Il giorno seguente arriva il paleontologo Alberto Carlo Blanc per investigare. All'interno della grotta viene fatta una scoperta sensazionale: c'è un cranio ben conservato di Neanderthal. A oltre ottant'anni dalla scoperta della Grotta Guattari, in seguito ad alcuni lavori di messa in sicurezza, sono stati trovati i resti fossili di altri nove ominidi appartenenti alla specie Homo neanderthalensis, oltre a resti di iene, di un elefante, di un rinoceronte, di un orso delle caverne e dell'uro, un grande bovino estinto. Probabilmente questi ritrovamenti sono dovuti all'azione delle iene, che trascinano le loro prede nella tana usando la grotta come riparo e deposito di cibo. Molte delle ossa, infatti, presentano segni di rosicchiamento. I resti di otto ominidi sono databili tra i 50mila e i 68mila anni fa. Uno, il più antico, è databile tra i 100mila e i 90 mila anni fa. Si tratta di individui adulti, tranne uno, che forse ha un'età giovanile.

Nuovi strumenti per conoscere nostro ‘fratello' Neanderthal

Queste scoperte, ha spiegato il direttore del servizio di antropologia della SABAP per le province di Froninone e Latina, Mario Rubini, permetterà "di gettare una luce importante sulla storia del popolamento dell’Italia". Lo studio della grotta, tra l'altro, consentirà di "capire i cambiamenti climatici intervenuti tra 120 mila e 60 mila anni fa, attraverso lo studio delle specie animali e dei pollini, permettendoci di ricostruire la storia del Circeo e della pianura pontina”, ha spiegato Mario Rolfo, docente di archeologia preistorica dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata.

Le indagini sulla grotta Guattari sono ancora in corso e coinvolgono enti di ricerca importanti come Ingv, Cnr, Università di Pisa, Università di Roma La Sapienza. L'obiettivo è ricostruire il quadro paleontologico della pianura pontina in un periodo compreso tra 125mila e 50mila anni fa. In quel periodo i Neanderthal frequentavano abitualmente questa porzione del territorio laziale.