Cavalletti, dopo la multa ex dipendenti pronti alla causa: “Stipendi mai pagati e società fantasma”

Su Cavalletti, storico marchio di bar e pasticcerie di Roma sanzionato qualche giorno fa dai carabinieri del Nas e del Nucleo Ispettorato del Lavoro, potrebbe abbattersi a breve una valanga. Oltre all'allaccio abusivo alla rete elettrica – con danno da 360 mila euro – e alla presenza di cibi scaduti, molti ex dipendenti della catena e delle associate salumerie Ricci rivendicano stipendi non pagati fino a 10mila euro, infortuni sul lavoro nascosti, contributi non versati, turni infiniti. Adesso minacciano un'azione legale collettiva, dopo che vari singoli ricorsi sono caduti nel vuoto. "Questo perché cambiano continuamente società, ne fallisce una e ne aprono un'altra. Così non sai a chi chiedere i soldi", racconta il legale di un ex lavoratore a Fanpage.it.
I ricorsi finiti nel nulla: "Più società aperte e chiuse nel tempo"
Farsi pagare è difficile, ma anche provare a ottenere ciò spetta. "Avevamo avviato un ricorso, ma è stato respinto per mancanza di prova documentale. Non avevamo le buste paga e quindi il ricorso è stato ritenuto inammissibile", continua l'avvocato, evidenziando un altro problema in cui sarebbero incorsi i salumieri, banconisti e camerieri di Cavalletti-Ricci. "Ovviamente le abbiamo richieste, ma si sono sempre rifiutati di mandarle. E questo ha reso tutto più complicato. Avremmo dovuto avviare un ricorso giudiziale più strutturato, ma poi ho fatto alcune verifiche e ho visto che si trattava di società difficili da aggredire. Anche con nomi molto simili, risultano più società aperte e chiuse nel tempo. Questo rende complicato individuare il soggetto contro cui agire e, soprattutto, recuperare effettivamente le somme".
In molti si sarebbero scontrati contro un nemico ben visibile fra i tavoli dei locali spesso affollati da vip, in particolare nella sede di viale Parioli oggetto dei controlli dei Nas, ma elusivo nelle carte e nelle aule di tribunale. Il racconto degli ex dipendenti è lo stesso: bonifici che non arrivano, buste paga mancanti, poi il ricorso al Caf per ottenere giustizia. "Abbiamo fatto tutti i conteggi e poi è stata inviata una lettera bonaria, ma non hanno risposto. Adesso siamo passati all’avvocato. Sto preparando tutta la documentazione, però mi è stato già detto che probabilmente finirà in una bolla d’aria", racconta una ragazza che lavorava al Ricci di largo Vigna Stelluti.
Mesi di stipendi arretrati nelle pasticcerie Cavalletti e nelle salumerie Ricci
"C’erano due modalità: chi veniva pagato a giornata e chi a fine mese. Ma anche chi veniva pagato giornalmente aveva problemi: la sera andavano a chiedere i soldi e si sentivano dire ‘oggi non c’è niente, prova domani'. E così ogni giorno", spiega un altro ex dipendente. Una situazione che si ripeteva tutte le sere per qualcuno, ogni mese per altri e anche dopo l'interruzione del rapporto. "Scrivevo al responsabile del personale ma non mi rispondeva. Poi ho iniziato a scrivere alla sorella che si occupava dei bonifici degli stipendi. Quando scrivevo a lei mentre lavoravo lì, a volte dopo qualche giorno qualcosa arrivava. Dopo che mi sono licenziato, invece, niente: ‘Ti facciamo sapere‘, ma poi non mi hanno più – un ex barista di una delle sedi Ricci – Considerando tutto: gran parte di ottobre, tutto novembre, qualche giorno di dicembre, più liquidazione, ferie non godute, permessi e straordinari non pagati… si arriva a circa 10mila euro". Soldi che servivano a pagare affitti, spese, bollette e che forse questi lavoratori non vedranno più.
Fornitori non pagati, scarsi controlli e turni infiniti
I soldi non sarebbero stati dati neanche a vari fornitori, che, secondo la testimonianza di un ex dipendente, "arrivavano, portavano la merce e non venivano pagati, quindi si riprendevano tutto e se ne andavano. Allora mi dicevo: se non hanno i soldi per pagare i fornitori, come fanno a pagare noi?".
Anche dall'interno, poi, qualcuno conferma la situazione trovata dai Nas dei carabinieri. "Lavoravo in gastronomia e ho visto cose che non mi tornavano – C’erano salumi e carne lasciati fuori dal frigorifero, già tagliati, messi sugli espositori. Si rovinavano: li toccavi ed erano molli, unti, perché prendevano calore. Io cercavo di sistemare il banco, ma non c’era attenzione da parte della gestione". Mancanze nella gestione dei prodotti, ma anche del personale. "Una volta sono arrivati dei controlli in borghese, credo dell'ispettorato. Hanno chiesto i documenti a tutti e hanno trovato persone senza permesso di soggiorno, quindi le hanno mandate via".
Le testimonianze parlano anche dei turni, per cui molti si trovavano a lavorare anche 12 ore al giorno "per mancanza di personale o perché c'erano eventi particolari. Si iniziava a un orario e non si sapeva quando si finiva". Situazione ripetuta nel corso della settimana arrivando anche a sette giorni di lavoro su sette. E poi ancora sotterfugi per provare a nascondere infortuni, come nel caso di un dipendente a cui sarebbe stato chiesto di togliere la felpa con il logo del brand prima di recarsi al pronto soccorso e di non dire di essersi fatto male mentre era in turno. Da capire se tutto questo si potrà risolvere in un'aula di tribunale.