Casolare esploso al parco degli Acquedotti: morti due anarchici, stavano confezionando una bomba

Sono di due militanti anarchici, Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, i cadaveri trovati questa mattina in un casale abbandonato via delle Capannelle, all'interno del Parco degli Acquedotti a Roma. Sono morti in un'esplosione avvenuta nella serata di giovedì 19 marzo 2026 che ha provocato il crollo del Casale del Sellaretto. Per ricostruire l'identità delle vittime gli investigatori della polizia hanno utilizzato tutti gli elementi possibili, fra cui i tatuaggi presenti sui due corpi. L'uomo, inoltre, presenta un braccio reciso, elemento che ha portato gli agenti intervenuti a ipotizzare che stesse maneggiando un ordigno.
L'allarme questa mattina dopo la segnalazione di un passante
L'allarme è scattato solo questa mattina, quando sono giunti sul posto i vigili del fuoco e successivamente gli agenti della Scientifica e della Digos. A supporto anche gli agenti della polizia locale di Roma Capitale con il VII Gruppo Tuscolano.
L'esplosione, però, è avvenuta ieri sera, come segnalato da alcuni residenti della zona che hanno avvertito un forte boato proveniente dalla zona del casale al civico 221 di via delle Capannelle. L'edificio è un'ex casa cantoniera abbandonata da molti anni e spesso usata come riparo da persone senzatetto. Questa mattina poco prima delle ore 9 è arrivata la segnalazione da parte di un passante di un primo cadavere. Nei minuti successivi è stato trovato anche il secondo cadavere.
Due anarchici le vittime: stavano preparando un ordigno
Inizialmente non era chiaro da quando i corpi fossero lì o se si trattasse di due clochard morti nello scoppio di una bombola di gas. I vigili del fuoco con la squadra di Tuscolano II 12/A, il Nucleo Cinofili, il Nucleo Usar ed il Nucleo GOS con il Funzionario di Guardia hanno anche scavato tra le macerie alla ricerca di eventuali altre persone coinvolte nel crollo.
Nuovi elementi hanno dato, però, una svolta alle indagini. Nelle prime ore del pomeriggio è arrivata la notizia dell'arto reciso, indizio che ha fatto propendere gli investigatori verso la pista della preparazione di un ordigno artigianale. L'intervento della Digos ha poi fatto pensare al coinvolgimento di frange politiche estremiste. Fino a che non è stata resa nota l'identità delle due vittime. Si tratta di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, anarchici con a carico vari procedimenti processuali e facenti riferimento alla Federazione Anarchica Informale, galassia di cellule di anarchismo sovversivo attive in tutta Italia.