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Caro affitti per studenti fuorisede: troppo pochi gli alloggi pubblici. E i privati vengono finanziati

I 2323 alloggi pubblici che la Regione Lazio mette a disposizione nella capitale non bastano a garantire un posto letto a tutti gli studenti fuorisede, che troppo spesso sono costretti a rivolgersi ai privati, presto arricchiti anche dal contributo del PNRR.
A cura di Beatrice Tominic
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Dalla protesta di questi giorni alla Sapienza, studenti accampati ai piedi della Minerva.
Dalla protesta di questi giorni alla Sapienza, studenti accampati ai piedi della Minerva.

Possibile che la prima città italiana per numero di studenti fuorisede (insieme a Milano) non riesca a garantire loro una sistemazione dignitosa, sostenibile e pubblica? Ebbene sì. Mentre nella capitale il numero di studenti provenienti da altre città e regioni aumenta, il numero di alloggi messi a disposizione dalla regione Lazio tramite bando a Roma si ferma a 2323 posti letto.

Per tutti gli altri, che rappresentano diverse decine di migliaia di studenti degli atenei romani, la ricerca di un alloggio in cui trascorrere la propria vita universitaria si sposta nel settore privato, fatto di convenzioni con gli atenei (non sempre così incoraggianti), studentati di lusso e appartamenti (o stanze) da privati. Ma questo è un territorio totalmente fuori controllo: soltanto una stanza in un appartamento condiviso costa, come minimo, 400 euro a cui occorre aggiungere soldi per pagare le bollette, la spesa e, non ultimo, i testi universitari.

Probabilmente non è quello che cercano, ma una volta chiuso il bando regionale e assegnati gli alloggi, la comunità studentesca fuorisede deve spostare la sua ricerca altrove. Dove, però, i prezzi sono sempre più alti e i metriquadrati concessi per vivere sempre meno. L'ultima spiaggia per chi vuole provare ad ammortizzare la spesa, spesso senza riuscirci, è fare affidamento sulle convenzioni strette fra gli atenei (pubblici) con le società che rappresentano studentati privati o portali online di ricerca affitti (private).

Lo student housing: le nuove case (da ricchi) per studenti fuorisede

E mentre gli studenti scendono davanti alle loro università con le tende in segno di protesta, l'auspicio resta quello di riuscire a far fruttare al meglio i fondi del PNRR per creare nuovi immobili in grado di alloggiare gli studenti di domani.

"Le nuove residenze universitarie che si realizzeranno con i fondi PNRR e che dovrebbero portare i posti letto da 40.000 a 105.000 sul territorio nazionale", ha ricordato proprio ieri la rettrice Polimeni dopo aver appreso della manifestazione degli studenti, accampati sotto alla statua della Minerva.

È vero, alcuni dei fondi del PNRR, circa 960 milioni, saranno utilizzati per la creazione di circa 60mila nuovi alloggi entro il 2026. Come si legge nella Gazzetta Ufficiale, però, la maggior parte di questi, circa 660 milioni, non serviranno per dare nuova vita ad aree pubbliche dimenticate, ma ad offrire un contributo ai privati che ospiteranno studenti a pagamento. Non solo: le stanze (o gli appartamenti) potranno essere destinati ad altri utenti, spesso turisti, purché ciò accada soltanto nel caso in cui gli alloggi restassero inutilizzati o nei periodi non interessati dallo svolgimento delle lezioni.

Il diritto all'abitare, che in questo caso va di pari passo con il diritto allo studio, viene affidato a società e aziende private che hanno come scopo ultimo il loro arricchimento. Il bene pubblico, di tutte quelle e tutti quegli studenti che si stanno ancora formando all'interno degli atenei italiani e romani, sembra che possa aspettare.

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