Macchine che galleggiano per le vie di Roma, strade trasformate in fiumi. È la fotografia del nubifragio che ieri  ha mandato il tilt la città. E se la manutenzione di caditoie e tombini è fondamentale, con i cambiamenti climatici dobbiamo abituarci a pensare che eventi estremi di questo tipo avverranno sempre più spesso, e per evitarne le conseguenze non basta la manutenzione ordinaria. Per capire meglio le origini e le conseguenze di questi fenomeni, Fanpage a intervistato Cecilia Erba, ricercatrice di Giudizio Universale, la campagna che sta portando avanti la prima causa legale contro lo Stato italiano per i cambiamenti climatici.

Il nubifragio di ieri a Roma è un evento straordinario?

È ancora troppo presto per definire con esattezza l’evento di ieri. Ciò che è certo è che sono sempre più in aumento nel nostro Paese i fenomeni estremi, a causa dei cambiamenti climatici. La Coldiretti, sulla base dell’analisi dei dati Isac-Cnr, ha denunciato come sono più di mille gli eventi estremi verificatisi finora in Italia nel solo 2020, già al secondo posto tra gli anni più caldi mai registrati nella penisola.

Qual è la causa di queste “bombe d’acqua” così violente?

In generale, i dati a disposizione mostrano che in Italia sta diminuendo il numero di giorni di pioggia, ma allo stesso tempo aumenta l’intensità delle precipitazioni. La causa di questa tendenza osservata va ricercata nella variazione dell’andamento delle temperature e delle precipitazioni legata ai cambiamenti climatici a livello globale.

Ne accadranno sempre di più in futuro?

Purtroppo dobbiamo aspettarci un aggravarsi di questo trend in futuro: in tutti gli scenari si prevede un aumento dell’intensità delle precipitazioni. Quanto si aggraverà dipende molto dai livelli di concentrazioni atmosferiche di gas serra e quindi di riscaldamento globale che si raggiungeranno, quindi in ultima analisi dalle scelte politiche e dall’adozione di misure di mitigazione e di adattamento realmente efficaci. Su questo siamo ancora molto indietro.

In futuro Roma rischia di rimanere allagata?

Così come già accaduto ieri e molte altre volte in passato, anche in futuro Roma rischia nuovamente di allagarsi con il verificarsi di fenomeni di precipitazioni intense come quello di ieri, anche a causa delle caratteristiche geografiche e geo-idrologiche della città. Come descritto nel rapporto sull’Analisi del Rischio dei cambiamenti climatici in Italia pubblicato dal CMCC proprio la scorsa settimana, le città italiane sono particolarmente esposte ai rischi legati alle piogge intense e alle alluvioni, a causa della presenza di molto suolo impermeabile che non permette il deflusso delle acque e poca vegetazione, e di processi di urbanizzazione poco controllati. Secondo dati ISPRA, il 91% dei comuni italiani già adesso risulta a rischio per frane e alluvioni.

Cosa comporta il cambiamento climatico in una grande città come la Capitale?

Le città sono particolarmente vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici, non solo alle precipitazioni intense ma anche a fenomeni come le ondate di calore, la siccità e la scarsità di risorse idriche, con tutta una serie di conseguenze che vanno dai danni alle infrastrutture fino ai rischi per la salute. Ad essere particolarmente esposte sono poi le fasce di popolazione già di per sé più fragili, come le fasce più giovani e anziane, ma anche le persone e le famiglie più povere e che hanno meno strumenti anche economici per far fronte ai danni dei cambiamenti climatici.

Occorre ripensare le città?

È certamente fondamentale un ripensamento delle città. Anche negli scenari migliori, che prevedono una riduzione delle emissioni a livello globale drastica e immediata e l’adozione di politiche climatiche stringenti fin da subito, dovremo comunque subire le conseguenze dello sviluppo economico sfrenato dello scorso secolo e di un sistema che ha portato a uno sfruttamento eccessivo di tutte le risorse naturali. Di fronte agli scenari previsti per il futuro, vanno messe in campo fin da subito misure di adattamento che tutelino la cittadinanza dagli impatti previsti, e va ripensato in generale un piano per l’evoluzione futura della città che tenga conto di questi rischi e che sia anche basato sull’inclusività e sulla partecipazione cittadina.