Sono sei le tonnellate di plastica raccolte finora dalle barriere installate dalla Regione Lazio sui fiumi Tevere e Aniene. Un numero impressionante di rifiuti, che se non sarebbero stati bloccati sarebbero finiti in mare. Danneggiando irrimediabilmente l'ambiente e gli animali che abitano le acque di questo pianeta, troppo spesso vittime sacrificali delle azioni dell'uomo. Dietro queste barriere c'è un'idea: non solo limitare l'inquinamento, ma far si che i fiumi diventano aree rispettate, tutelate e valorizzate. "L'idea delle barriere nasce dal fatto che l'80% dei rifiuti che finiscono nel mare vengono dai fiumi, quindi dall'entroterra – spiega a Fanpage.it Cristiana Avenali di Contratti di Fiume della Regione Lazio – L'obiettivo è evitare da una parte che si formino dighe di spazzatura nei mari, e dall'altra che i rifiuti si trasformino in microplastica, dannosa per la fauna acquatica e per noi stessi. Tutto quello che si può viene riciclato, come la panchina realizzata in plastica nel parco dell'Aniene, dove è presente l'altra barriera".

"Il fiume è un ambiente vivo che va rispettato"

Tra i rifiuti bloccati dalle barriere, anche tanti ingombranti e speciali. Immondizia che se finita in mare avrebbe creato grossi danni e che fortunatamente è stata fermata prima. E così il Tevere e l'Aniene tornano a respirare: i fiumi, infatti, non sono fogne, ma aree da valorizzare. "Sono anni che pesco sul Tevere – racconta il biologo Roberto Nistri – In questi anni ho visto la situazione peggiorare e migliorare a seconda del periodo. Il Tevere è un fiume pieno di pesci, uccelli, animali e ogni giorno corre dei rischi, molti dei quali collegati anche ai cambiamenti climatici. Ci sono periodi di siccità e periodi in cui ci sono le bombe d'acqua, che portano nel fiume i rifiuti che stanno in strada. L'intervento della Regione Lazio con le barriere è ottimo, forse ce ne vorrebbero di più data la massa di rifiuti enorme. Il fiume va considerato un ambiente naturale e non una strada, è un ambiente vivo che va rispettato".