Anarchici morti a Roma mentre preparavano una bomba: sequestrati i cellulari, li avevano lasciati a casa

Sono stati sequestrati i telefoni di Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, i due anarchici morti al parco degli Acquedotti a Roma mentre fabbricavano una bomba. I cellulari sono stati trovati nella loro abitazione di via degli Angeli al Quadraro: non li avevano portati con sé giovedì sera, quando si erano rifugiati nel casale del Sellaretto, molto probabilmente per non lasciare tracce del loro passaggio. I telefoni, ora in mano alla polizia, saranno analizzati: gli inquirenti vogliono capire se Mercogliano e Ardizzone, che facevano parte del gruppo di Alfredo Cospito, abbiano agito da soli o collegati con altri soggetti. In questi giorni sono state perquisite abitazioni di persone appartenenti alla galassia anarchica, e due persone sono state ascoltate: al momento però, nessun collegamento è stato trovato con la coppia, che però non è detto abbia deciso di agire da sola di sua iniziativa.
Ipotesi bomba al Tecnopolo della polizia
Una delle ipotesi prese in considerazione dagli agenti, è che Ardizzone e Mercogliano siano arrivati al casale accompagnati da qualcuno. Al momento però, nessun altro fermo è stato eseguito, e le indagini proseguono nel riserbo più assoluto, proprio per evitare di comprometterle. L'obiettivo dei due anarchici era molto probabilmente nelle vicinanze del casale del Sellaretto: la bomba che stavano fabbricando era infatti molto grande e non poteva essere trasportata per un tragitto particolarmente lungo. Per quello chi indaga crede che l'obiettivo fosse il Tecnopolo della polizia, che si trova a circa 400 metri di distanza.
L'esplosione giovedì sera
L'esplosione costata la vita a Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano è avvenuta nella notte di giovedì. I residenti, che hanno sentito il boato, hanno però pensato a qualche petardo lanciato in occasione della partita della Roma, che si stava tenendo proprio in quel momento. I corpi della coppia, infatti, sono stati trovati solo alle 9 di venerdì mattina, quando un runner ha chiamato il 112 lanciando l'allarme. Inizialmente si era pensato a un crollo dovuto all'esplosione di una bombola a gas, e Ardizzone e Mercogliano erano stati scambiati per due persone senza fissa dimora. Quando gli agenti hanno però visto l'ordigno, e soprattutto il braccio mozzato del 53enne, hanno capito che la scena era ben diversa, e che i due erano morti mentre fabbricavano una bomba. Mercogliano aveva varie ustioni sul corpo, mentre Ardizzone è stata uccisa molto probabilmente dal crollo del casale, non riuscendo a uscire in tempo. Il suo corpo, infatti, era sepolto sotto i detriti.