Per la salma si Totò Riina in queste ore è stata eseguita l'autopsia. Il capo di Cosa Nostra è morto ieri notte, dopo giorni di coma, all'ospedale di Parma. Il boss era detenuto con il regime del 41 bis. Dopo l'autopsia, presumibilmente, la Procura darà il nulla osta per il trasporto del corpo in Sicilia e la sepoltura a Corleone. L'esame medico legale si è svolto nell'ambito di un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti, ipotesi tecnica che serve per fugare ogni dubbio sul decesso del boss di Cosa Nostra.

Non ci saranno però le esequie pubbliche, come ha spiegato l'arcivescovo di Monreale, Michele Pennisi: "Non ci sarà nessun funerale, ne ho parlato anche con il questore. La salma sarà portata al cimitero e il cappellano, se la famiglia lo chiederà, potrà dire una preghiera e la benedizione in forma strettamente privata e d'accordo con l'autorità civile. I mafiosi sono scomunicati e il canone 1184 del codice di Diritto canonico, per evitare il pubblico scandalo dei fedeli, stabilisce che i peccatori manifesti e non pentiti devono essere privati delle esequie".

Questa mattina la figlia di Riina, Maria Concetta, la maggiore dei quattro figli, è arrivata alla Medicina Legale dell'ospedale di Parma insieme all'avvocato Luca Cianferoni. Si è rivolta ai cronisti, che hanno provato a intervistarla e li ha minacciati: "Ho dei figli minori, non ho niente da dire. Vi denuncio". La figlia di Riina era stata poco prima in Procura a Parma, dove era stato conferito l'incarico per l'esame medico legale per cui la famiglia ha nominato un proprio consulente tecnico. "Non posso parlare, ho dei figli minori, tre bambini piccoli che vedono la foto della madre sui giornali. Forse voi non avete capito. Ho dei figli da tutelare, per cortesia smettetela", ha detto poi, incalzata dai giornalisti. Quando poi uno dei cronisti le ha fatto notare che il padre non si è mai pentito la donna ha risposto con un secco: "Ma come si permette?". In suo aiuto è accorso il legale, Cianferoni: "Là c'è un cadavere, ve ne dovete andare, questa non è stampa. Questo è scandalismo".

È arrivata al nosocomio anche la moglie di Totò Riina, Ninetta Bagarella, insieme al figlio Salvo. Sono arrivati a bordo di una Panda e Salvo ha aperto la portiera alla madre, prima di entrare da una porta sul retro. "Fatemi camminare, non vi voglio neanche vedere", ha detto Ninetta Bagarella ai cronisti.

Terminata l'autopsia, molti curiosi nei pressi dell'Istituto di medicina legale.

Dall'autopsia sul corpo di Totò Riina eseguita a Parma non sarebbe emerso nessun elemento particolare.  Ora, per completare gli accertamenti e racchiuderli in una relazione, la consulente ha comunque tempo due mesi: le arriveranno gli esiti di esami e prelievi, che concorreranno a delineare la causa della morte di un 87enne, con più patologie sottoposto a due interventi recenti. Le forze dell'ordine che presidiano la Medicina Legale dell'ospedale di Parma durante la mattinata hanno identificato alcuni uomini che stavano nei pressi della struttura, a osservare i tanti giornalisti e teleoperatori. Almeno due di questi uomini erano siciliani e hanno spiegato di essere semplici curiosi. "Sono un siciliano che si trova dentro l'ospedale di Parma, ho saputo che c'è stato questo evento e sono qui per curiosità", ha detto uno di loro, spiegando di essere nato a 50 km da Corleone.

"Da siciliano cosa pensa di Riina?", chiedono i cronisti all'uomo, che replica: "Tutto quello che si dice sulla stagione della mafia, io non l'ho mai sentito. Ci sono state delle stragi, c'è stata quella di Falcone e poco prima ci sono passato per quella strada, potevo incapparci pure io. Qui c'è una persona che è morta, è stata condannata: basta. Per me è morto un papà, che ha quattro figli".