Slitta ancora il Cdm che dovrebbe varare il decreto sul reddito di cittadinanza e quota 100. La riunione del governo per dare il via libera alle misure, a quanto risulta, dovrebbe essere rinviata alla prossima settimana, a data da destinarsi. Il premier Conte aveva annunciato che il provvedimento del governo che avrebbe reso operative le misure principali del programma dell'esecutivo giallo-verde sarebbe arrivato oggi: "Giovedì porteremo il reddito di cittadinanza e quota 100 in approvazione al Consiglio dei ministri. Vareremo poi il codice per la crisi d'impresa. Sono queste le riforme di cui il Paese ha bisogno. Al momento stiamo lavorando ad un unico decreto che contenga le misure su pensioni e reddito di cittadinanza". Ma la scadenza non è stata rispettata, perché sembra che la ragioneria abbia chiesto più tempo.

Come abbiamo spiegato in un precedente articolo, i ritardi sul decreto potrebbero causare non pochi problemi. In primo luogo c'è il problema dell'aumento di 5 mesi dei requisiti richiesti per accedere alla pensione anticipata, agganciati all'aumento dell'aspettativa di vita, aumento che è già scattato con il nuovo anno. Se infatti fino al 31 dicembre 2018 per la pensione anticipata bastavano 42 anni e 10 mesi di contributi – un anno in meno per le donne – indipendentemente dall’età, con il nuovo anno per la pensione di vecchiaia servono ora 67 anni d'età e 20 di contributi, e non più 66 anni e 7 mesi; mentre per la pensione anticipata sono necessari 43 anni e 3 mesi (un anno in meno per le donne). E poi c'è il problema dei tempi per l'avvio di ‘Quota 100'. Dopo il decreto serviranno infatti le circolari dell'Inps, in cui saranno chiarite le modalità di presentazione della domanda di pensione, e questo dilazionerà ancora nel tempo la partenza, con un conseguente sovraffollamento delle domande. Inoltre il decreto dovrebbe contenere anche la proroga per ‘Opzione donna', il regime di pensionamento anticipato per le lavoratrici con almeno 35 anni di contributi e 58 anni d’età, ma con l’assegno ricalcolato con il metodo contributivo, e la proroga per l'Ape sociale, l'assegno fino a 1.500 euro a carico dello Stato, previsto per alcune categorie a partire dai 63 anni d'età. Le due misure sono scadute il 31 dicembre, e a questo punto non sarà possibile farle ripartire prima di giugno.

Su reddito di cittadinanza resta ancora il nodo da sciogliere sulle risorse previste per i disabili. Oggi Salvini ha detto che la Lega voterà il reddito di cittadinanza, "Se ci sarà un aumento di centinaia di migliaia di pensioni di invalidità". La Lega aveva protestato nei giorni scorsi contro gli alleati di governo: "Nella bozza di decreto su reddito e pensioni di cittadinanza non sono previsti interventi diretti per l'innalzamento delle pensioni di inabilità, né adeguati aiuti alle famiglie con disabili e numerose", ha detto il ministro per la Famiglia e la disabilità Lorenzo Fontana (Lega).

Ma il vicepremier Luigi di Maio oggi ha promesso aumenti alle pensioni di invalidità: "C'è un tesoretto di 400 milioni, perché avendo alzato la soglia e ridotto la platea ci avanzano dei soldi e li useremo per le pensioni minime, per gli invalidi e per la formazione di coloro che lavoreranno nei centri per l'impiego". Poi ha aggiunto: "Ci saranno 260.000 invalidi italiani che ora hanno un trattamento economico che avranno accesso al programma del reddito di cittadinanza". La Lega però vuole anche rimodulare l'importo del reddito in relazione all'ampiezza della famiglia. Tra l'altro la dotazione complessiva del reddito nell'ultima bozza si è leggermente ridotta, passando da 6,1 miliardi a 5 miliardi e 974 milioni per il 2019.