Oggi è prevista una Conferenza straordinaria delle regioni e delle province autonome per "prendere un orientamento sul tema degli spostamenti tra regioni". Lo ha spiegato ieri al Tg2 Post il presidente Stefano Bonaccini, a proposito del blocco delle Regioni, che scadrà lunedì 15 febbraio. Tra pochi giorni quindi il decreto non sarà più in vigore, e se non ci sarà un rinnovo da martedì 16 sarà di nuovo possibile oltrepassare i confini Regionali, anche in assenza di motivi di salute, lavoro o necessità. Il disco verde sarebbe naturalmente solo per le Regioni gialle, visto che nelle aree arancioni non è consentito uscire dal proprio Comune.

Il Cts non chiude del tutto alla possibilità che venga dato l'ok alla mobilità tra Regioni: "Vediamo i dati. Quelli di adesso sono incoraggianti, ma basta l'illusione di pochi gruppi di popolazione che sia tutto finito e in poco tempo stiamo da capo", ha detto Alberto Villani, pediatra e membro del Cts, su Sky Tg24, precisando di rispondere a titolo personale. "Con i dati attuali sarebbe pensabile una apertura tra regioni sicure, ma è tutto molto complesso, in primis disciplinare i comportamenti dei singoli. Aperture o non aperture, vaccinazioni o no, ricordiamoci tutti di usare sempre le precauzioni: mascherine, distanze e lavaggio delle mani".

Ma le varianti del Covid, che mordono soprattutto nel centro Italia, non sono compatibili con un allentamento troppo marcato delle restrizioni. Dal 15 febbraio tra l'altro dovrebbero ripartire anche lo sci amatoriale, e togliere il divieto di spostamento tra Regioni significherebbe autorizzare il movimento di una massa di persone tale da determinare un rischio per la curva epidemiologica. È atteso dunque un nuovo decreto, perché, come ha fatto notare i ministri uscenti Boccia e Speranza, non è arrivato ancora il momento di abbassare la guardia. Ma il governo uscente, trattandosi di un esecutivo in carica solo per il disbrigo degli affari correnti, non può varare un provvedimento che impatterebbe sulla libertà degli individui. Dovrebbe occuparsene il nuovo governo Draghi, che però non si è ancora insediato. Ieri sono finite le consultazioni con le parti sociali – quelle con le forze politiche si sono concluse nella giornata di martedì – e il premier incaricato potrebbe sciogliere la riserva domani, venerdì 12 febbraio, salendo al Quirinale e presentando la sua lista di ministri. A stretto giro ci sarebbe il giuramento, mentre la fiducia non sarebbe votato prima della prossima settimana, probabilmente tra lunedì e martedì. Solo a quel punto il governo sarebbe nel pieno delle sue funzioni, e potrebbe quindi emanare un nuovo decreto, per prorogare il blocco degli spostamenti, almeno fino al 5 marzo, data di scadenza di un altro provvedimento, il dpcm del 16 gennaio, che contiene tutte le altre misure anti Covid.

Quali sono gli scenari

Ci sono solo due possibilità: il governo Draghi potrebbe, vista l'assoluta emergenza, emanare un decreto per prorogare il decreto attuale, in attesa di rivedere tutte le altre misure per affrontare la pandemia entro la fine del mese; oppure il governo Conte bis, in extremis, sarebbe costretto a varare il suo ultimo provvedimento, per evitare che possa crearsi una situazione di pericolo, vanificando gli sforzi dell'ultimo periodo e mettendo a rischio anche la scuola, che ha appena riaperto.

Se Draghi e il prossimo ministro della Salute – si abbassano in queste ore le possibilità di un rinnovo per Roberto Speranza – dovessero puntare sulle riaperture serali di bar e ristoranti e sulle riaperture di palestre e piscine, come chiesto espressamente da Matteo Salvini, potrebbe essere opportuno aspettare ancora qualche settimana prima di consentire il libero movimento di tutti i cittadini lungo la Penisola, anche per non compromettere la campagna vaccinale avviata da poco.