Venezuela, l’avvocato di Burlò: “Per mesi temuto il peggio, poi la chiamata alle 4 di mattina: ‘È libero'”

Mario Burlò, 52 anni, imprenditore torinese, è tornato in libertà dopo quattordici mesi trascorsi nel carcere di El Rodeo, in Venezuela. La liberazione, avvenuta insieme ad Alberto Trentini, è stata annunciata oggi dal governo italiano. Sono stati mesi di "angoscia" per la famiglia: lo ha raccontato Massimo Basile, avvocato di Burlò, a Fanpage.it. Fino all'ultimo, quando sembrava che per l'ennesima volta le trattative dovessero arenarsi. E invece, nella notte, la chiamata a sorpresa del console italiano a Caracas per annunciare che il 52enne era sano e salvo, fuori dalla prigione e presto su un aereo per l'Italia.
Burlò "è stato detenuto per quattordici mesi", ha ricordato Basile. In questo periodo "ha avuto modo di parlare con la figlia soltanto una volta, con una telefonata a metà ottobre". Pochi minuti passati in fretta, il tempo di scambiarsi preoccupazioni e rassicurazioni. La seconda volta che l'imprenditore ha potuto parlare con sua figlia è stato questa notte: "Si trovava già all'interno del consolato italiano a Caracas. Ha detto di stare bene, era più preoccupato delle condizioni dei familiari. Dal punto di vista fisico e psichico mi pare di poter dire che stia bene".
Il viaggio in Venezuela, poi il silenzio: "Per tre mesi non sapevamo cosa fosse successo"
Ora il ritorno è imminente: l'aereo con a bordo i due italiani scarcerati dovrebbe arrivare "questa notte o domani mattina", ha fatto sapere il ministro degli Esteri Antonio Tajani. È un traguardo che fino all'ultimo era sembrato lontano, difficilissimo da raggiungere.
La famiglia di Burlò aveva smesso di sentirlo pochi giorni dopo il suo arrivo in Venezuela. Ma non sapevano dell'arresto, né che cosa ne fosse stato di lui. "Non si avevano più notizie, la figlia non riusciva più a mettersi in contatto telefonico". "Settimane di angoscia" che si sono poi trasformate in mesi. "Si temeva anche il peggio".
La prima svolta è arrivata a febbraio dell'anno scorso, tre mesi dopo la sparizione: "Attraverso dei contatti in Venezuela si era appurato che era detenuto in un carcere". Qui è partita la mobilitazione: "Abbiamo interpellato l'ambasciatore, e poi – per accentuare l'attenzione su questo caso – abbiamo anche presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Roma". Così, qualcosa si è smosso: "Abbiamo avuto un riscontro da parte del console italiano a Caracas verso fine marzo. Da allora siamo stati in costante contatto con lui, ci ha tenuto informati dei (pochi) sviluppo. L'interlocuzione è stata molto buona e proficua, devo davvero ringraziare il console per l'impegno profuso in questa vicenda".
Il timore di un altro rinvio e l'annuncio della liberazione nella notte
Da quel momento sono passati dieci mesi. Un periodo di attesa e preoccupazione, con pochi appigli a cui aggrapparsi per tenere alta la speranza. Come detto, c'è stata una sola telefonata tra Burlò e la figlia, molto breve, a ottobre. Per il resto le informazioni passavano dal consolato italiano: "Quando si parla con i diplomatici bisogna cogliere le sfumature", ha detto Basile, e negli ultimi giorni "la nostra sensazione era che il quadro fosse in movimento".
Anche sui giornali si parlava di una possibile, imminente liberazione, ma "non c'erano conferme ufficiali". Sembra che "a breve avremmo avuto qualche notizia positiva, ma il ‘breve' non sapevamo quanto potesse durare".
Fino alle ultime ventiquattro ore. Quando è parso che, ancora una volta, le cose si stessero bloccando n: "Sembrava che tutto fosse in stallo, non se ne parlava più. Temevo che fosse stata aperta una nuova, estenuante trattativa". E invece "probabilmente la calma preannunciava la soluzione positiva".
La notizia è arrivata all'improvviso, inattesa, "prima di quanto mi aspettassi". Nella notte: "Ho ricevuto una telefonata alle 4:34 del mattino dal console a Caracas: mi comunicava che Burlò era stato liberato e che si trovava già nella sede consolare". Il 52enne tornerà in Italia nelle prossime ore e potrà riabbracciare la figlia dopo oltre un anno.