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5 Ottobre 2022
11:12

Tutte le questioni su cui non sono d’accordo Matteo Salvini e Giorgia Meloni

Sia Giorgia Meloni che Matteo Salvini hanno più volte ribadito che il centrodestra governerà unito. Ma tra i due leader della coalizione (che alle elezioni hanno ottenuto risultati molto diversi) stanno emergendo le distanze: ecco tutti i punti su cui Meloni e Salvini non sono d’accordo.
A cura di Annalisa Girardi
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Il centrodestra si prepara a governare insieme. Nella coalizione, nonostante le affermazioni di unità e affiatamento, non mancano però le crepe. In particolare tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini stanno emergendo alcune differenze rispetto a diversi temi: dalla gestione dell'emergenza bollette alla politica estera, i due leader non la pensano allo stesso modo. Andiamo quindi a vedere quali sono le questioni su cui Meloni e Salvini non sono d'accordo. E che potrebbero quindi rivelarsi un problema quando si insedierà il governo.

La crisi energetica e lo scostamento di bilancio

Meloni e Salvini non sono della stessa opinione quando si tratta di risolvere l'emergenza energetica. Contro i rincari in bolletta il leader della Lega chiede ormai da settimane un nuovo scostamento di bilancio: 30 miliardi di euro facendo ricordo a nuovo debito per tagliare gli aumenti in bolletta e aiutare così famiglie e imprese. Provvedimenti simili a quelli presi durante la pandemia, insomma, per far fronte alla crisi energetica. Non è d'accordo la presidente di Fratelli d'Italia, che insiste perché la soluzione venga trovata a livello europeo. "Azioni di singoli Stati tese a sfruttare i propri punti di forza rischiano di interferire nella competitività delle aziende e creare distorsioni nel mercato unico europeo", ha scritto ieri sui suoi social Meloni.

Che già nei giorni scorsi aveva criticato la Germania per la fuga in avanti in solitaria, quando Berlino aveva annunciato lo stanziamento di 200 miliardi di euro per attutire il colpo dei rincari. La stessa soluzione a cui di fatto vorrebbe ricorrere anche Salvini, che spinge per un'azione nazionale prima di quella europea.

La politica estera e le sanzioni alla Russia

Un altro tema su cui Meloni e Salvini non sono decisamente allineati è quello della politica estera. La leader di Fratelli d'Italia ha infatti subito messo in chiaro il suo posizionamento atlantista e il pieno sostegno all'Ucraina. Che è stato ribadito anche direttamente a Volodymyr Zelensky in una telefonata in cui, da parte sua, il presidente ucraino ha parlato a Meloni della necessità di imporre nuove sanzioni alla Russia. E proprio su questo punto iniziano le crepe nel centrodestra. Per Salvini, che ha sempre avuto un rapporto stretto con il partito di Putin Russia Unita, infatti le sanzioni a Mosca non stanno funzionando e andrebbero quindi ripensate.

"Al posto delle sanzioni, che dovevano danneggiare i russi, sarebbe meglio proteggere gli italiani e gli europei con uno scudo", ha commentato Salvini chiedendo invece maggiori aiuti a famiglie e imprese in Europa per affrontare la crisi economica. Non è d'accordo Meloni, che parlando della caduta del Pil russo alcune settimane fa ha sottolineato: "I dati che abbiamo noi dicono che le sanzioni stanno avendo un effetto".

Migranti, blocco navale o decreti Sicurezza?

Anche sulle politiche migratorie, poi, i due alleati di centrodestra non sono esattamente allineati. Matteo Salvini, che spinge per tornare al Viminale, vorrebbe ripristinare i decreti Sicurezza, che aveva introdotto da ministro dell'Interno durante l'esperienza di governo gialloverde. Giorgia Meloni invece in campagna elettorale ha lanciato più volte la proposta del blocco navale, inteso come una missione europea in cooperazione con le autorità libiche per impedire ai migranti di partire con i barconi dalla Libia. Quando i giornalisti avevano chiesto al leader della Lega cosa ne pensasse, lui si era limitato a dire: "Non serve, basta reintrodurre i decreti Sicurezza".

Flat tax, a Meloni convince la proposta di Salvini?

Un altro cavallo di battaglia della Lega, che il Carroccio cercherà ora di inserire nel programma di governo, è quello della flat tax. La proposta di Salvini sul fisco è quella di introdurre gradualmente, procedendo per fasce di reddito, una flat tax al 15%. Che alla fine dovrà quindi riguardare tutti. Fratelli d'Italia, invece, nel suo programma elettorale, è decisamente più cauto: si parla generalmente di estendere la flat tax "per le partite Iva fino a 100mila euro di fatturato" e di introdurla "sull’incremento di reddito rispetto alle annualità precedenti, con la prospettiva di un ulteriore ampliamento per famiglie e imprese". Ma non si va oltre.

Lega e Fratelli d'Italia distanti sulle riforme

Una riforma che Meloni è intenzionata a fare in questa legislatura è quella in senso presidenzialista. La leader FdI, in campagna elettorale, aveva aperto alla Bicamerale, mettendo in chiaro che il centrodestra fosse intenzionato a realizzare il presidenzialismo anche da solo, se le altre forze politiche non si fossero rese disponibili. A frenare, però, ci ha pensato Salvini. Che ha messo in chiaro come questa non sia una priorità. "Oggi la politica che chiacchiera di quello che potrebbe succedere tra due anni è irresponsabile", aveva detto il leader leghista parlando della Bicamerale.

Da parte sua invece Salvini è tornato a parlare di Autonomia. Mentre si è aperto il dibattito con la corrente nordista, dopo che Umberto Bossi ha lanciato il Comitato per il Nord, dalla Lega è arrivata una nota in cui si è sottolineata l'importanza del tema dell'Autonomia: "Dopo trent’anni di battaglie, questa sarà la legislatura che finalmente attuerà quell’Autonomia delle Regioni che la Costituzione prevede. È nel programma del Centrodestra, non costerà nulla anzi farà risparmiare milioni, avvicinerà i cittadini alla politica, taglierà sprechi e burocrazia", si legge. E il Carroccio reclama per sé il ministero delle Riforme, che dovrebbe avere il compito di realizzarla.

Meloni non si è dichiarata contraria all'Autonomia differenziata, sebbene Fratelli d'Italia sia un partito dalla chiara identità nazionale e abbia uno storico profondamente diverso da quello leghista, ma ha legato questa riforma alla realizzazione del presidenzialismo, "perché c'è un tema di equilibrio tra i poteri dello Stato" e "abbiamo bisogno anche di un governo più forte ed efficiente per mantenere l'unità nazionale", ha spiegato Meloni.

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