video suggerito
video suggerito

TFR statali, il governo Meloni ha un anno per risolvere il problema o dovrà pagare miliardi di euro

Da anni i dipendenti pubblici che vanno in pensione devono aspettare moltissimo tempo prima di ricevere il loro TFR (o TFS, in questo caso) per intero. La Corte costituzionale ha dato un ultimatum a governo e Parlamento: se non trovano una soluzione entro gennaio 2027, rischiano di dover pagare tutto d’un colpo.
A cura di Luca Pons
0 CONDIVISIONI
Immagine

Il conto alla rovescia è iniziato per i dipendenti pubblici. La data cerchiata sul calendario è quella del 14 gennaio 2027: quel giorno la Corte costituzionale discuterà per l'ennesima volta il problema del TFR degli statali, più correttamente detto TFS (Trattamento di fine servizio, invece che di fine rapporto), e potrebbe dichiarare incostituzionale l'attuale tempistica dei pagamenti.

Se il governo Meloni e il Parlamento non avranno trovato una soluzione adatta per allora, i giudici potrebbero stabilire che il rinvio e la rateizzazione del TFR sono illegittimi. Così, lo Stato si troverebbe a dover pagare miliardi di euro in breve tempo. A stabilire questa scadenza è stata proprio la Consulta, con l'ordinanza 25 di quest'anno.

Ritardi fino a sette anni per il TFR, così gli statali perdono potere d'acquisto

La situazione del TFR degli statali è ben nota a chi ci si ritrova coinvolto. A causa di una misura introdotta dal governo Monti, che doveva essere temporanea per salvare i conti pubblici ma poi è diventata permanente, le regole sono molto diverse tra settore pubblico e privato.

I privati tendenzialmente ottengono la liquidazione entro pochi giorni o settimane dal momento in cui lasciano il lavoro. Per i dipendenti statali, invece, ci sono moltissimi paletti. Innanzitutto, il versamento è a rate (con la sola eccezione di lavoratori e lavoratrici invalide o inabili, che ottengono tutto entro tre mesi).

Per la prima rata è necessario aspettare dodici mesi e il suo importo non può superare i 50mila euro. Per la seconda, altri dodici mesi di attesa e lo stesso tetto di 50mila euro. Se si va oltre i 100mila euro complessivi, scatta una terza rata con un altro anno di ‘pausa'.

Questi sono i tempi sulla carta, che spesso però nella pratica sono anche più lunghi. Nel complesso, c'è chi arriva a dover attendere sette anni prima di avere ciò che gli spetta. E tutto questo senza che scatti un adeguamento automatico all'inflazione. Di fatto, si perde potere d'acquisto nell'attesa.

Le alternative ci sono, ma sono sconvenienti. Si può chiedere alle banche un anticipo fino a 45mila euro, ma è comunque un prestito, pur se con tasso agevolato.

Le altre sentenze della Corte costituzionale

I ricorsi contro questo sistema non sono mancati negli anni, e infatti la Consulta si è già pronunciata due volte, nel 2019 e nel 2023. Entrambe le volte ha chiarito che il meccanismo, di fatto, va contro la Costituzione. Nel 2023, la Corte ha detto che il ritardo nel pagamento del TFR "contrasta con il principio costituzionale della giusta retribuzione" contenuto all'articolo 36 del testo costituzionale.

In entrambi i casi, però, i giudici hanno deciso di non dichiarare illegittima la norma perché l'impatto sui conti pubblici sarebbe stato molto forte. Hanno scelto, invece, di invitare il Parlamento a correggere la situazione in fretta. Sono passati anni e una soluzione non è arrivata. La stessa questione si è riproposta, e anche questa volta la Corte ha rinviato. Dando, però, una scadenza chiara: il 14 gennaio 2027.

Quel giorno, infatti, è in programma un'udienza che riguarderà proprio il TFR degli statali. Se per allora non sarà arrivato un intervento chiaro della politica, i giudici potrebbero non avere alternative e dichiarare incostituzionali il rinvio e la rateizzazione dei pagamenti.

Serve una soluzione graduale al caos TFR: l'alternativa è pagare tutto subito

Il governo Meloni, quindi, si trova davanti a una scadenza chiara. Potrebbe essere obbligato a trattare la questione nella prossima legge di bilancio. Nella scorsa manovra l'esecutivo ha inserito un provvedimento sul TFR degli statali, che partirà proprio dal 2027, ma è stato considerato troppo graduale dai giudici.

La novità, infatti, è che dal 1° gennaio 2027 l'attesa per la prima rata del TFR dei dipendenti pubblici non sarà più di dodici mesi, ma ‘solo' di nove. Un taglio di tre mesi che non basta ad aggirare il problema, anche perché la divisione in rate e la successiva tempistica restano identiche.

Servirà un intervento deciso, e i costi potrebbero essere molto alti. L'Inps ha stimato che cancellare del tutto il rinvio iniziale di nove mesi, ad oggi, costerebbe 4,2 miliardi di euro. Cancellare sia il rinvio, sia la divisione a rate (quindi erogare tutto e subito) potrebbe costare 15,6 miliardi.

Naturalmente non ci si aspetta che il governo cancelli immediatamente entrambe le misure, passando di colpo da un sistema all'altro. I giudici chiedono però che entro l'inizio del prossimo anno ci sia in campo una riforma che prevede un passaggio graduale tra i due sistemi, per portare – con scadenze certe – i dipendenti pubblici nella stessa condizione dei privati.

L'alternativa potrebbe essere molto peggiore. Se la Consulta dichiarasse incostituzionale l'attuale norma sul TFR degli statali, chi ha diritto alla liquidazione potrebbe esigere che sia pagata tutta immediatamente. Quindi lo Stato sarebbe obbligato a pagare tutto e subito, senza essersi premunito per farlo, con un esborso improvviso da miliardi di euro. Insomma, conviene anche al governo risolvere in un altro modo la situazione.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views