Basta didattica a distanza, gli studenti tornino in classe. Basta lezioni online, si ricominci in presenza. Questo hanno chiesto diversi alunni, insegnanti, genitori e associazioni scesi in piazza ieri in molte città italiane. Da Milano a Roma, hanno protestato contro la Dad, chiedendo che non si rimandi la riapertura al di là delle vacanze pasquali e che le lezioni attraverso pc e tablet non diventino la soluzione a lungo termine con la quale il governo intende affrontare l'emergenza coronavirus a scuola. Il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, ha replicato: "Nei mesi scorsi la scuola ha fatto di tutto per rimanere aperta, anche nelle zone rosse i bambini fino alla prima media erano a scuola. Il 50% dei ragazzi in presenza e gli altri a distanza non vuol dire esser rimasti inchiodati sulla distanza di un anno fa".

Intervenendo alla trasmissione Che Tempo Che Fa, su Rai 3 Bianchi, parlando della diffusione delle varianti del Covid-19 che si trasmettono più facilmente anche tra i giovani, ha sottolineato: "Quando l'indice ha cominciato a crescere anche nel resto del Paese, abbiamo deciso di chiudere per tutelare i giovani". Questa la ragione per cui si è arrivati a una stretta sulla scuola, decidendo di chiudere gli istituti di ogni ordine e grado in tutte le zone con un'incidenza di più di 250 casi ogni 100 mila abitanti. Ma questo non vuol dire che la scuola si sia fermata, ha ribadito il ministro: "Non è vero che la scuola è stata ferma. Non accetto questa idea. Anche la Dad è andata avanti. Gli insegnanti hanno educato i ragazzi al giudizio e alla responsabilità".

Tuttavia, sulla Dad non si placano le polemiche. Soprattutto per il fatto che, specialmente in alcune aree del Paese, questa è sinonimo di difficoltà ed esclusione per molti studenti. Secondo l'associazione dei presidi sono circa un quarto degli studenti in Italia ad avere difficoltà con le lezioni online a causa di una connessione Internet precaria. E, a quanto riporta il Corriere della Sera, ben l'8% degli studenti sarebbe completamente tagliato fuori da qualsiasi forma di didattica a distanza. Una percentuale che poi peggiore se pensiamo agli studenti con disabilità, che magari hanno bisogno dell'insegnante di sostegno: in questo caso si arriva al 23%.